Accordo a Washington ma bombe sul Libano: e in Israele scoppia la rivolta che blocca il Paese
Nonostante l'annuncio di un nuovo accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti a Washington, DC, e concordato da funzionari libanesi e israeliani, Israele ha continuato a condurre attacchi letali in tutto il Libano. Le violenze hanno provocato un ulteriore aumento del bilancio delle vittime: il Ministero della Salute Pubblica libanese ha riferito che, a partire dal 2 marzo, almeno 3.526 persone sono state uccise e 10.733 sono rimaste ferite a causa dei bombardamenti israeliani.
Nel frattempo, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha definito il cessate il fuoco una "farsa", avvertendo che il nord di Israele rimarrà nel mirino del gruppo finché le forze israeliane continueranno a colpire il Libano. Le sue dichiarazioni sollevano profondi dubbi sulle reali prospettive di una tregua duratura.
Il punto della situazione
Iran
- Preoccupazioni a Teheran per la bozza di accordo: Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha affermato che la bozza del memorandum d'intesa in fase di negoziazione per porre fine alle ostilità contiene ancora "ambiguità" che richiedono chiarimenti. Parlando alla televisione di Stato iraniana, Rezaei ha accusato il presidente statunitense Donald Trump di esercitare pressioni su Teheran affinché accetti le condizioni di Washington, mantenendo deliberatamente i propri termini in uno stato di "vaghezza".
Diplomazia di guerra
- Dubbi sulla strategia di Washington: Da Washington, DC, la corrispondente di Al Jazeera Kimberly Halkett ha riferito che la Casa Bianca deve fare i conti con crescenti interrogativi sull'effettiva necessità di un accordo negoziato con l'Iran. Il presidente Donald Trump ha infatti ripetutamente dichiarato che l'azione militare statunitense ha ormai "annientato" il programma nucleare iraniano. I critici si domandano: "Se questi obiettivi militari sono stati raggiunti, perché continuare i colloqui?". Halkett ha aggiunto che il prolungarsi della guerra e lo stallo nei negoziati rendono sempre più difficile per l'amministrazione Trump conciliare i proclamati successi militari con la continua spinta diplomatica.
- Hezbollah respinge le condizioni: Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto la tregua limitata concordata dai rappresentanti libanesi e israeliani negli Stati Uniti, esigendo un cessate il fuoco completo e il totale ritiro delle forze israeliane dal Paese. Qassem ha inoltre preannunciato nuovi attacchi contro il nord di Israele, evidenziando la complessità del percorso verso la pace, mentre entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver violato il precedente accordo di aprile.
Stati Uniti
- Le dichiarazioni di Trump sull'uranio: Il presidente americano ha affermato che Washington potrebbe accedere all'uranio arricchito dell'Iran anche senza siglare un accordo formale con Teheran, sostenendo che il materiale sia di fatto "sepolto". Trump ha poi dichiarato di non avere in programma un incontro con la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, pur non escludendolo in futuro qualora si raggiungesse un'intesa: "Se accadesse... sarei rispettoso".
Israele
- Proteste ultraortodosse bloccano i trasporti: Centinaia di israeliani ultraortodossi hanno paralizzato l'Autostrada 1 per protestare contro l'estensione della leva militare obbligatoria agli studenti religiosi, secondo quanto riportato dall'emittente israeliana Canale 10. Le tensioni sono esplose dopo che la polizia ha fermato due studenti ultraortodossi, consegnandone uno alle autorità militari. Un massiccio dispiegamento di agenti di polizia e guardie di frontiera è intervenuto per sgomberare l'arteria stradale e disperdere i dimostranti.


