"Accordo o suicidio nazionale": la strategia USA che sta spingendo il Libano alla resa con Israele

1877
"Accordo o suicidio nazionale": la strategia USA che sta spingendo il Libano alla resa con Israele

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

Dal 2023 il Libano vive sotto la costante aggressione israeliana, tra occupazione, violazioni territoriali e assassinii mirati. Nonostante la continua pressione militare di Tel Aviv, l'attuale governo di Beirut – salito al potere grazie a finanziamenti esterni – ha scelto i colloqui diretti come unica via d'uscita.

Dopo due round di trattative a Washington, presentati dai media come svolte diplomatiche, il bilancio sul campo è inesistente:

  • Nessun ritiro israeliano dai territori occupati.

  • Violazioni quotidiane e attacchi mai interrotti.

  • Una tregua rimasta solo uno slogan pubblicitario.

Da quando il presidente Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam si sono insediati, lo Stato si è allineato al progetto israelo-americano per la regione. Quella che era nata come diplomazia di contenimento è diventata una linea politica definita a Washington per riorganizzare il Libano dall'interno, stringere l'assedio attorno a Hezbollah e liquidare il ruolo militare della resistenza.

Trattative sotto dettatura: la "resa" di Beirut

Gli obiettivi sul tavolo sono chiari: disarmare la resistenza, consegnare le armi allo Stato e ridefinire l'esercito libanese come unica autorità armata, sebbene il Paese sia ancora sotto occupazione.

Le autorità libanesi sembrano negoziare da una posizione di resa, senza alcuna forza contrattuale. Israele non ha offerto concessioni; al contrario, usa la potenza di fuoco come messaggio negoziale, considerando il governo di Beirut la parte debole, disposta a tutto pur di firmare un accordo.

Mentre le risorse reali del potere restano in mano a chi sostiene lo scontro sul campo (la resistenza), nelle mani dello Stato rimane una carta pericolosa: lo scontro interno con Hezbollah.

L'ombra di Washington e il canale segreto al Pentagono

Un ruolo chiave è giocato dall'ambasciata statunitense ad Awkar. Con i suoi 43 acri, è il secondo complesso diplomatico USA più grande al mondo dopo quello di Baghdad, simbolo plastico del peso di Washington sulla sovranità libanese.

[Influenza USA in Libano]
       ?
       ?
??????????????????????????????????????????????????????????
?  • Controllo diretto dei dossier politici e di sicurezza?
?  • Agenda dettata dalle condizioni di Washington      ?
?  • Creazione di un canale bilaterale al Pentagono       ?
??????????????????????????????????????????????????????????

Il pericolo attuale supera la gestione del semplice cessate il fuoco. Si sta preparando un percorso di cooperazione bilaterale sulla sicurezza tra Libano e Israele sotto l'egida americana, che prevede lo scambio di informazioni di intelligence e un canale di comunicazione ufficiale al Pentagono, dove delegazioni militari libanesi e israeliane si riuniscono sotto la formula del "coordinamento".

La trappola del disarmo interno

Fonti politiche e di sicurezza riferiscono a The Cradle che Washington sta studiando i meccanismi con cui l'esercito libanese dovrebbe assumere il controllo delle strutture di Hezbollah. Questa formula sposterebbe il peso dello scontro con la resistenza dalla macchina bellica israeliana alle istituzioni statali libanesi, spingendo il Paese verso la guerra civile. Un nuovo ciclo di colloqui a Washington è previsto per la fine di questo mese.

La linea rossa di Hezbollah e lo spettro del 1983

Fonti vicine a Hezbollah affermano che il partito considera i negoziati diretti sulla sicurezza inaccettabili fin dall'inizio. Un accordo del genere verrebbe interpretato come una dichiarazione di scontro interno e un tentativo di inserire il Libano nell'architettura di sicurezza israelo-americana.

Questo scenario rischierebbe di innescare una vasta escalation interna, un esito che finora gli Stati Uniti hanno cercato di evitare per non compromettere l'influenza faticosamente costruita nel Paese.

Parlando dalla valle della Bekaa, il deputato Hussein Hajj Hassan ha messo in guardia contro i piani del Pentagono, richiamando alla memoria lo storico accordo del 17 maggio 1983, fallito pochi mesi dopo:

"Chiunque pensi di poter dare all'americano ciò che vuole, e subito dopo all'israeliano, è un illuso, non ha letto bene la storia e non conosce bene il presente."

Nonostante ciò, fonti informate denunciano un alto livello di conformità alle direttive USA all'interno di settori dell'apparato di sicurezza libanese, le cui priorità sono state deviate verso dossier funzionali all'agenda anti-resistenza.

Le armi economiche e il falso mito delle "garanzie americane"

Per piegare le resistenze interne, Washington usa il collasso economico, l'assedio finanziario e il blocco della ricostruzione come armi politiche. I futuri pacchetti di aiuti finanziari sono direttamente vincolati a modifiche strutturali negli equilibri di potere interni.

Nel frattempo, una campagna mediatica asseconda i piani americani, riducendo il dibattito a un bivio forzato: accettare i colloqui diretti o andare incontro al suicidio nazionale. Chi si oppone viene etichettato come favorevole alla guerra.

Il mito ufficiale La realtà geopolitica
Il governo si affida alle "garanzie americane" per la stabilità. Gli USA sono partner militari e di intelligence di Israele, non mediatori neutrali.
La diplomazia sta tenendo Beirut al sicuro dai bombardamenti. La capitale è protetta solo da equilibri regionali che superano il governo libanese.

La relativa calma a Beirut è dovuta al fatto che Teheran ha collegato il dossier libanese a più ampi canali negoziali a Islamabad. È questo equilibrio diplomatico regionale a evitare l'esplosione, non la capacità di deterrenza dello Stato libanese.

La strategia di Israele: ridefinire i confini e guadagnare tempo

La crisi libanese si inserisce nel progetto geopolitico statunitense di ridefinizione politica e della sicurezza dell'Asia occidentale. Per Tel Aviv, non si tratta di una disputa di confine circoscritta, ma di un'opportunità per ridisegnare i rapporti di forza.

L'obiettivo israeliano va oltre la creazione di una fascia di sicurezza temporanea: mira a trasformare la prima linea dei villaggi del sud del Libano in una cintura di insediamenti avanzati per proteggere la Galilea, imponendo nuovi fattori demografici e militari.

  • Questo approccio riprende una pratica sionista più antica applicata in Galilea, basata sull'uso di avamposti colonizzatori per alterare la demografia e la geografia.

  • Lo svuotamento sistematico dei villaggi libanesi e la distruzione del loro tessuto sociale e ambientale indicano la volontà di un'alterazione strategica permanente.

I negoziati diretti non hanno fermato l'aggressione, ma hanno permesso a Israele di guadagnare tempo per consolidare le posizioni sul campo. Separando il canale negoziale libanese da quello di Islamabad, Beirut ha offerto una via d'uscita a Benjamin Netanyahu, allentando la pressione internazionale su Tel Aviv e trascinando lo Stato libanese verso una pericolosa resa dei conti interna.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'esito catastrofico del vertice di Pechino di Giuseppe Masala L'esito catastrofico del vertice di Pechino

L'esito catastrofico del vertice di Pechino

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza di Michelangelo Severgnini Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE di Paolo Desogus Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE

Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO di Marinella Mondaini La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La violenza sistemica di Israele di Giuseppe Giannini La violenza sistemica di Israele

La violenza sistemica di Israele

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti