Accordo USA-Iran verso la scadenza di agosto: petrolio e sanzioni, cosa sta succedendo
Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha riaffermato con fermezza la linea di Teheran sull'attuazione del memorandum d'intesa con gli Stati Uniti. Ghalibaf ha confermato che i colloqui in Svizzera hanno accelerato lo sblocco dei beni finanziari iraniani congelati, ma ha ribadito che il Paese limiterà rigorosamente l'accesso dell'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) ai propri siti nucleari.
Le dichiarazioni, diffuse da Press TV, arrivano nel pieno della terza settimana di negoziati previsti dal protocollo d'intesa, a 45 giorni dalla scadenza decisiva del 18 agosto per il raggiungimento di un accordo definitivo.
Sblocco dei beni e riapertura dei mercati petroliferi
Il capo negoziatore ha evidenziato i progressi diplomatici ottenuti, specificando che l'alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni di greggio ha subito un'accelerazione durante i tavoli di Doha.
Questi passi avanti rappresentano una svolta cruciale per l'applicazione del memorandum in 14 punti siglato a giugno, un'intesa che ha già sancito la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca delle restrizioni sulle vendite di petrolio iraniano.
Linea dura sull'AIEA: «Nessun accesso extra»
Nonostante l'avvio della diplomazia, Ghalibaf ha mantenuto un tono di sfida nei confronti delle controparti occidentali:
"Il nemico dell'Iran comprende solo il linguaggio della forza ed è con la forza che dobbiamo affrontarlo".
In netta controtendenza rispetto alle aspettative della comunità internazionale, il presidente del parlamento ha smentito categoricamente le voci secondo cui Teheran avrebbe concesso agli ispettori dell'AIEA l'accesso ai siti danneggiati dai bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele avvenuti a febbraio.
"Non concederemo all'AIEA alcun accesso al di là di quanto espressamente autorizzato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale", ha chiarito Ghalibaf, ponendo come massima priorità assoluta la coesione e l'unità interna del Paese.
Il contesto: dal conflitto di giugno alla tregua
La decisione di limitare l'operato dell'AIEA risale agli attacchi statunitensi contro le infrastrutture nucleari iraniane del giugno 2025. Da quel momento, Teheran ha accentrato tutte le decisioni sui monitoraggi internazionali sotto la diretta giurisdizione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
La situazione era precipitata ulteriormente a ridosso del 13 giugno, quando Israele aveva avviato un'operazione militare su vasta scala contro l'Iran — motivata dal presunto sviluppo di un programma atomico segreto — colpendo basi aeree, reattori, comandanti ed eminenti fisici nucleari.
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La risposta di Teheran: L'Iran, respingendo ogni accusa, ha risposto militarmente dando inizio a 12 giorni di scontri diretti.
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Il ruolo degli Stati Uniti: Washington è intervenuta nel conflitto il 22 giugno con un singolo raid contro i siti nucleari iraniani. La notte successiva, il 23 giugno, Teheran ha replicato colpendo con una pioggia di missili la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar, precisando tuttavia di non volere un'ulteriore escalation.
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La distensione: Il presidente statunitense Donald Trump ha successivamente auspicato che la reazione iraniana in Qatar avesse "allentato la tensione", aprendo la strada a un percorso di stabilizzazione in Medio Oriente. Il conflitto si è poi ufficialmente concluso grazie a un cessate il fuoco concordato tra Israele e Iran.


