"Adesso arriva il difficile", il premier greco Samaras dopo il voto d'approvazione delle misure d'austerità
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Nella guerriglia urbana tra i centomila manifestanti e le forze dell’ordine a piazza Syntagma, poco prima della mezzanotte di ieri il Parlamento greco ha approvato le misure volute dalla troika che comporteranno tagli da 18,5 miliardi di euro entro il 2016, per ottenere l’ennesimo prestito ponte da 31 miliardi. Con una maggioranza ristrettissima: 153 voti a favore (conservatori e socialisti), contrari 128 (le opposizioni di Syriza, comunisti del Kke, Indipendenti di destra, Alba dorata e Verdi), e 18 astenuti. I deputati del partito di sinistra Dimar di Fotis Kouvellis, nella coalizione di governo con Samaras e Venizelos, non hanno votato in aula, mentre hanno votato “no” alcuni deputati della maggioranza, tra Nea Dimokratia e Pasok subito espulsi dai due partiti.
Il pacchetto approvato ieri prevede una riduzione delle pensioni del 25%, al pari degli stipendi speciali (meno 27%) per polizia, magistratura, militari, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici; licenziamento di 45mila statali in tre anni (i primi duemila già entro gennaio); eliminazione della previdenza sociale, sostituita da una sorta di indennità calcolata in base al reddito; innalzata fino a 67 (di due anni) l’età pensionabile, abolite le pensioni di parlamentari e autorità comunali ma solo quelli eletti d’ora in poi, facendo salvi coloro che fino a oggi hanno governato e che continuerà ad usufruire del cumulo di più pensioni; infine, un piano di privatizzazioni.


