Agenti della CIA con visti da turisti, il monito del Messico: "Mai più"

Claudia Sheinbaum consegna una nota diplomatica all'ambasciatore Johnson e chiede che episodi come questo non si ripetano: "La collaborazione bilaterale ha dato risultati, non c'è ragione di violare le regole"

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Agenti della CIA con visti da turisti, il monito del Messico: "Mai più"

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Non ci sono state notifiche, non c’era alcuna autorizzazione ufficiale, eppure agenti della Central Intelligence Agency (CIA) hanno preso parte a un’operazione antidroga nello stato di Chihuahua in Messico. A scoprire la loro presenza, paradossalmente, non è stato un accordo bilaterale trasparente, ma la morte violenta di tre persone, avvenuta il 19 aprile scorso. Da allora il governo messicano, guidato da Claudia Sheinbaum, cerca di fare chiarezza senza alzare troppo il tono, ma senza abbassare la guardia su un tema centrale come quello della sovranità.

La vicenda è tanto delicata quanto intricata. Secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, durante un’operazione antidroga sono rimaste uccise tre persone: due cittadini statunitensi e un funzionario messicano, Pedro Román Oseguera Cervantes, direttore dell’Agenzia Statale di Investigazione di Chihuahua. Solo dopo la loro morte si è scoperto che i due statunitensi avevano visti turistici e passaporti diplomatici, e lavoravano per la CIA. Un dettaglio non da poco, perché la legge messicana proibisce esplicitamente la partecipazione di agenti stranieri a operazioni sul territorio nazionale.

La presidente Sheinbaum ha rotto il silenzio più volte negli ultimi giorni, cercando di tenere insieme due esigenze opposte: da un lato difendere la sovranità nazionale, dall’altro non compromettere una relazione, già tesa, con gli Stati Uniti. “La relazione con gli Stati Uniti è tra pari, mai a testa bassa”, ha scandito la leader messicana. “Loro fanno il loro lavoro, noi facciamo il nostro qui. Con molta coordinazione, collaborazione e scambio di informazioni. Questo ci aiuta”.

Al centro della questione c’è un nodo giuridico e politico molto chiaro: il governo federale messicano non sapeva nulla della presenza della CIA a Chihuahua. Lo ha ripetuto più volte Sheinbaum, sottolineando che né la presidenza né il Gabinetto di Sicurezza erano stati informati di quell’operazione. La scoperta è arrivata per caso, e solo dopo che i corpi erano già a terra. Per questo il ministro degli Esteri Roberto Velasco ha consegnato una nota diplomatica all’ambasciatore statunitense Ronald Johnson, per esprimere il malcontento e chiedere spiegazioni formali.

“Speriamo che sia un caso eccezionale”, ha dichiarato la presidente, “e che da ora in poi, come si era sempre fatto, vengano rispettate la Costituzione e la legge di sicurezza nazionale. Anche loro sono d’accordo sul fatto che le leggi messicane vadano rispettate”.

La governatrice di Chihuahua, María Eugenia Campos (del partito di opposizione PAN), ha annunciato la creazione di una commissione speciale per indagare sull’accaduto. Ma Sheinbaum non ha nascosto un certo scetticismo: “Non servirebbero tutte queste unità investigative. O è la procura dello Stato o è il governo. Non ci sono molte altre opzioni per collaborare con stranieri senza seguire la legge”. Secondo la presidente, se c’è un reato da indagare, tocca alla Procura Generale della Repubblica, punto e basta.

Dietro le polemiche, c’è anche un certo nervosismo politico. Sheinbaum ha criticato apertamente il Partito Azione Nazionale (PAN) per aver accusato il governo federale di strumentalizzare la vicenda. “Quello che c’è dietro è una violazione costituzionale”, ha ribadito. E ha raccontato che durante un incontro con la governatrice, il segretario alla Sicurezza Omar García Harfuch ha chiarito che il governo federale non era stato mai messo al corrente di alcun accordo con gli Stati Uniti.

Ma la presidente non vuole escalation. Anzi, ha ripetuto più volte che non c’è nessun desiderio di conflitto con Washington. Solo la ferma volontà di stabilire regole chiare. “Noi non abbiamo prove che l’ambasciatore Johnson si stia comportando male anzi, con lui c’è una relazione cordiale e ha collaborato su temi importanti”, ha precisato. E ha ricordato che proprio di recente sono stati sequestrati alla frontiera carichi di armi diretti verso le organizzazioni criminali messicane: un risultato che dimostra quanto la collaborazione ben fatta possa funzionare.

Nel frattempo, il governo messicano ha avviato indagini congiunte con gli Stati Uniti per capire chi abbia autorizzato l’operazione e perché sia stato violato il protocollo. Al funzionario della AEI ucciso, Pedro Román Oseguera Cervantes, è stato dedicato un omaggio postumo il 20 aprile. Ma la ferita politica rimane aperta. Soprattutto perché la vicenda riporta alla memoria il caso dell’ex generale Salvador Cienfuegos, arrestato negli Stati Uniti con accuse poi rivelatesi infondate e rimpatriato in Messico.

Sheinbaum ha lanciato anche un’accusa implicita: il Messico ha chiesto l’arresto di due imprenditori con doppia nazionalità per reati fiscali, ma le richieste non sono state ancora accolte da Washington. Doppio standard, insomma. “Qualsiasi indagine deve essere accompagnata da prove”, ha concluso. Il tono è misurato, ma il messaggio è chiaro: la sovranità non è negoziabile.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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