"Agiscono da pirati": Lula sul pizzo Usa per lo Stretto di Hormuz

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Hormuz, tensione alle stelle. L'Iran ha respinto con fermezza le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato l'intenzione degli Stati Uniti di assumere il ruolo di "guardiani" del passaggio marittimo, chiedendo addirittura un rimborso pari al 20% del valore dei carichi trasportati per finanziare le operazioni di sicurezza. La risposta di Teheran è stata immediata. Il portavoce del Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaqari, ha dichiarato che la Repubblica Islamica "non permetterà in alcuna circostanza agli Stati Uniti di interferire nella gestione dello Stretto di Hormuz".

Secondo il comandante iraniano, le ripetute iniziative statunitensi nella regione mettono seriamente a rischio la sicurezza regionale, il commercio internazionale e la libera navigazione delle petroliere e delle navi commerciali. Zolfaqari ha inoltre avvertito che qualsiasi Paese della regione che fornisca sostegno logistico alle forze armate statunitensi sarà considerato corresponsabile di un'aggressione contro la sovranità iraniana. "Se la guerra dovesse espandersi, le fiamme coinvolgeranno tutti i Paesi della regione", ha dichiarato, attribuendo agli Stati Uniti e ai loro alleati ogni responsabilità per un eventuale allargamento del conflitto. Anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato con ironia alle affermazioni di Trump. "Ha ragione: chi garantisce la sicurezza delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz dovrebbe essere compensato", ha affermato. "L'Iran è sempre stato il custode dello Stretto e lo sarà per sempre. Il 20% è naturalmente troppo, ma noi saremo giusti", ha aggiunto, ribadendo che la gestione del passaggio resta una prerogativa di Teheran.

Parallelamente, Araghchi ha confermato che proseguiranno i colloqui politici e tecnici con l'Oman per coordinare la gestione dello Stretto e il traffico marittimo, segnalando la volontà iraniana di affrontare la questione anche attraverso il dialogo con i Paesi rivieraschi. Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato critiche anche al di fuori del Medio Oriente.

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito la mossa statunitense "un atto di pirateria", accusando Washington di voler trasformare un corridoio strategico internazionale in una fonte di profitto. "Gli Stati Uniti hanno combattuto la pirateria per decenni e ora si comportano da pirati", ha affermato. Lula ha inoltre contestato le motivazioni che hanno giustificato l'offensiva militare contro l'Iran, paragonandole alle accuse sulle inesistenti armi di distruzione di massa utilizzate per l'invasione dell'Iraq nel 2003. Secondo il presidente brasiliano, la guerra sta già producendo effetti economici rilevanti, facendo aumentare il prezzo del petrolio e, di conseguenza, il costo dei carburanti e dei beni alimentari di prima necessità in Brasile.

Lo scontro diplomatico conferma come lo Stretto di Hormuz sia tornato al centro della competizione geopolitica globale. Il controllo di una rotta attraverso cui transita una quota significativa del commercio mondiale di petrolio rappresenta oggi uno dei principali fronti di confronto tra Washington e Teheran, con il rischio che ogni ulteriore escalation possa avere ripercussioni ben oltre il Golfo Persico.


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