Alberto Negri: "Agli occidentali la guerra in Libia fa comodo: devono occultare la sconfitta in Siria dove hanno vinto Assad e Putin"
Il giornalista de il Sole 24 Ore sulla farsa del governo in ostaggio a Tripoli
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"Sulle coste della Libia c’è un gran traffico, partono i migranti a centinaia ma approdano anche i governi: e che governi. Questo non è ancora stato riconosciuto né da Tobruk né da Tripoli, eppure i sui componenti guidati dal premier designato Fayez al Serraj sono stati salutati dall’Onu come i salvatori della patria: in realtà si tratta quasi di ostaggi che per non restare del tutto imprigionati dalle inafferrabili e sanguinose logiche libiche di cabile e milizie sono blindati dentro alla base navale di Abu Settah", inizia così Alberto Negri su il Sole 24 ore l'analisi sulla farsa in corso in Libia per giustificare un intervento armato.
Farsa in corso in cui il nuovo governo non si fida ancora a insediarsi e quando decider di farlo sarà ostaggio delle fazioni locali. Subito dopo l'eventuale giuramento chiederebbe l'immediato intervento internazionale per la “stabilizzazione” della Libia, "ovvero per dare il via a una nuova guerra sulle sponde del Mediterraneo dove si è insediato il Califfato".
Ma le premesse perché la transizione sia pacifica e ordinata sembrano non esserci. Il 27 marzo le principali milizie libiche avevano respinto l’insediamento, esortando la popolazione a opporsi a «un governo designato dalle Nazioni Unite». In un comunicato i capi militari avevano definito questo esecutivo «illegale» avvertendo che il suo eventuale insediamento a Tripoli potrebbe trascinare la città «in un conflitto armato permanente».
E per l'occidente?
Agli occidentali questa guerra fa comodo: devono occultare la sconfitta in Siria dove hanno vinto Assad e Putin. E gli islamisti si potrebbero riciclare emarginando quelli di Tobruk. L’affare si può fare: la trappola libica è pronta a scattare un’altra volta.


