Aldo Giannulli: "Sono di sinistra. Per questo non voterò la lista Tsipras"

"E voi pensate di prendere voti così?"

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"E’ un aggregato che non ha nessuna vitalità o prospettiva. E’ la sommatoria deprimente di quel che resta di alcuni apparati di sinistra, ma senza alcun reale progetto politico". Il professore universitario, politologo e per anni militante in Rifondazione Comunista, Aldo Giannuli non ha dubbi sulle chance elettorali della lista Tsipras. Non essendoci una linea politica e, di conseguenza, un'azione politica, Giannulli è categorico: "E voi pensate di prendere voti così? Posso fare le mie condoglianze, ma non ho molta voglia di restare a vegliare la salma. Se altri ritengono di doverlo fare, per carità, facciano pure, ma, ci rivediamo dopo le esequie".


 
Ci sono molti modi di essere “di sinistra”, charisce Giannuli. "Ad esempio, io sono convinto della inconciliabilità fra capitalismo e giustizia sociale, perché il capitalismo è costitutivamente portatore di ingiustizie sociali. Ed è il motivo per cui mi definisco comunista. Poi altri la pensano diversamente, ad esempio la lista Tsipras si muove nell’ottica di una socialdemocrazia moderata, cercando di realizzare 'spazi di giustizia sociale' all’interno del sistema dato, che non rimette in discussione. Dunque, se uno si considera di sinistra' – cioè convinto del "nesso inscindibile fra giustizia sociale e libertà individuali e politiche, all’interno di una comunità di persone che aspirano a 'un ordinamento sociale giusto e libero' – come può credere nella ''Lista Tsipras', che di fatto non propone di radere al suolo l’attuale ordinamento dell’Unione Europea, sostanziale dittatura dell’élite finanziaria imposta attraverso strumenti come l’austerity, il Fiscal Compact e la camicia di forza dell’Eurozona? Come dire: è illusorio pensare di riformare e correggere l’Ue, bisogna proprio abbatterla".


 
Ma il vero problema è che, in Italia, il “popolo di sinistra” ha ben poche chanche: se la “Lista Tsipras” è così deludente, quello che ha attorno è ancora peggio. Per Giannuli, il Pd è ormai un partito «organicamente di destra», ligio ai diktat dell’élite finanziaria europea, anche se tiene ancora in ostaggio una residua porzione di “popolo di sinistra”, per lo più composta da pensionati, segnati più che altro «da una nobile ma sterile nostalgia». Si salva solo Civati, ma il suo «è un gruppo minuscolo e neanche tanto coeso». Dov’è finito, allora, il popolo della sinistra? Soprattutto nell’astensionismo e nel Movimento 5 Stelle, conclude il politologo italiano. 

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