Alexandre del Valle: "E' in atto la jihad 2.0 senza frontiere. Bloccare chi predica odio sul web come i pedofili"
Lo scrittore ed esperto di geopolitica francese: “L’Europa ritrovi la sua identità, altrimenti si autodistrugge”
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di Francesca Morandi
Oltre al controverso scrittore Michel Houellebecq, autore del recente romanzo “Sottomissione” che illustra una Francia governata nel 2022 da un presidente islamico che introduce i dettami del Corano nel Paese della Rivoluzione dell’uguaglianza e della libertà, c’è un altro intellettuale francese, non un romanziere bensì uno studioso di geopolitica e storia, che da 15 anni mette in guardia sui pericoli del radicalismo islamico.
E’ Alexandre Del Valle, saggista e docente presso l’Università de La Rochelle, secondo il quale “i capi di Stato europei e i media mainstream non dicono la verità quando affermano che l’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi è stato un attacco militare alla Francia. In realtà, la strage è stata compiuta in nome delle religione”. “Non si è trattato di un attentato volto a condizionare le scelte di Politica Estera della Francia in Medio Oriente o in Africa e neppure di un atto legato al Califfato islamico, ma piuttosto di un attacco per vendicare la blasfemia contro l’Islam”, spiega Del Valle che paragona l’attentato “all’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh, autore del film “Sottomissione” sui diritti violati delle donne musulmane, assassinato nel novembre del 2004 nel centro di Amsterdam, perché “anche in quel caso l’obiettivo era far tar tacere chi compie blasfemia contro il Corano”.
E’ Alexandre Del Valle, saggista e docente presso l’Università de La Rochelle, secondo il quale “i capi di Stato europei e i media mainstream non dicono la verità quando affermano che l’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi è stato un attacco militare alla Francia. In realtà, la strage è stata compiuta in nome delle religione”. “Non si è trattato di un attentato volto a condizionare le scelte di Politica Estera della Francia in Medio Oriente o in Africa e neppure di un atto legato al Califfato islamico, ma piuttosto di un attacco per vendicare la blasfemia contro l’Islam”, spiega Del Valle che paragona l’attentato “all’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh, autore del film “Sottomissione” sui diritti violati delle donne musulmane, assassinato nel novembre del 2004 nel centro di Amsterdam, perché “anche in quel caso l’obiettivo era far tar tacere chi compie blasfemia contro il Corano”.
- Quali altre analogie vede tra i vignettisti di “Charlie Hebdo” e Theo Van Gogh?
“Si tratta di individui che sono i più odiati dai fondamentalisti musulmani, ovvero intellettuali progressisti, atei, iper-libertari, anti-religiosi, appartenenti a quella sinistra radicale di derivazione Sessantottina che si differenzia da quella pro-musulmana e pro-palestinese. I vignettisti di Charlie sono sempre stati provocatori di professione, il loro obiettivo era criticare tutte le religioni per principio, in nome di una “resistenza ideologica” e della satira, intesa come libertà senza limiti che può demolire anche il sacro e l’Onnipotente. Principi che si scontrano con quelli dei fondamentalisti islamici che ritengono che la pena di morte sia lecita per chi commette blasfemia”.
- Alcuni analisti ipotizzano una nuova “strategia della tensione” in Francia come quella messa in atto dai terroristi algerini del Gruppo islamico armato (Gia) nei primi anni Novanta, quando mettevano bombe nel metrò di Parigi e nei treni di linea. Qual è la sua opinione?
<Oggi la situazione è ancor peggiore perché l’obiettivo non è politico. Lo scopo primario di questi fanatici non è sostenere la causa palestinese oppure, come in passato, piegare la Francia agli interessi della politica khomeinista dell’Iran o di organizzazioni combattenti algerine, lo scopo è la jihad universale. L’obiettivo è fare la guerra contro chi è infedele, chi non si assoggetta a un progetto di totalitarismo legato a un’interpretazione fondamentalista del Corano e che colpisce gli stessi musulmani che non vi aderiscono. Assistiamo al diffondersi di un terrorismo che si autoalimenta e si diffonde come una metastasi: giovanissimi, anche europei, si autofanatizzano attraverso la Rete, usata per fare propaganda a una versione radicale e bellicosa dell’Islam, e raggiungono persino i campi di battaglia della Siria o dell’Iraq per combattere la “guerra santa”. Dopo l’attacco al settimanale Charlie Hebdo ho letto su Twitter tantissimi commenti di internauti francesi che gioivano per la strage e inneggiavano alla jihad. Ora si teme che agiscano altri fanatici perché è stato innescato una sorta di effetto “emulazione” molto pericoloso”.
- Nel suo libro “Caos Siriano” parla di una jihad 2.0. Cosa intende?
“E’ in atto una sorta di versione moderna della “guerra santa” islamica che usa i mezzi di comunicazione, come la Rete e i Social network, per proliferare e sedurre con il terrore. I seguaci dello Stato islamico usano Internet, purtroppo molto efficacemente, per terrorizzare i nemici, uccidendoli davanti allo schermo con una freddezza tale che produce una “sorta di fascino del terrore” che ha presa sui giovani, sugli psicolabili. Usano poi gli ostaggi occidentali, ai quali fanno pronunciare davanti alle telecamere “copioni di propaganda”, per colpevolizzare l’Occidente e umiliarlo. Se in passato il terrorismo era uno strumento usato da Stati o gruppi precisi, oggi gli jihadisti fanno leva sulla follia collettiva, utilizzano psicopatici e fanatici che arruolano tramite il Web. Questo nuovo di terrorismo sta facendo cadere le frontiere e si diffonde su scala transnazionale. E’ pericolosissimo perché incontrollabile”.
- Come difenderci?
“E’ necessario tagliare i mezzi di comunicazione ai terroristi. Google, Twitter e Facebook dovrebbero lavorare congiuntamente con i servizi di intelligence dei diversi Stati per bloccare la diffusione della propaganda terrorista. Anche chi fa apologia di terrorismo in Rete deve essere fermato e severamente punito, magari con quelle leggi già esistenti contro chi diffonde materiale pedo-pornografico. In questi casi, la Polizia che indaga sul Web risale velocemente ai pedofili, li identifica attraverso l’indirizzo “IT” e li arresta. Dovrebbe essere lo stesso per chi predica di odio”.
- Dopo l’attentato al Charlie Hebdo, è scattato un tam tam mediatico che ha lanciato la frase “Je suis Charlie”. Non ritiene, tuttavia, che sia necessario anche riflettere sui limiti di una satira così feroce contro le religioni all’interno di un’Europa sempre più in crisi di identità?
“La crisi dell’Europa e dell’Occidente non è solo economica, ma spazia dalla geopolitica alla psicologia collettiva, con il risultato che gli europei, e più in generale gli occidentali, soffrono di un senso di colpa che li porta a un odio diffuso verso tutto quello che gli è proprio, che è “occidentale”. Nel mio libro “Il Complesso dell’Occidente” analizzo le ragioni che portano gli europei ad autoaccusarsi eternamente per il loro passato coloniale, per le crociate, la shoah, in una manovra autodistruttiva della cultura occidentale e della religione cristiana. L’Europa, caduta in un stato di odio nichilista, sembra preferire a sè tutto ciò che è ai suoi antipodi, aprendo le porte, più o meno consciamente, a totalitarismi come l’islamismo estremista”.
- Viene ora da pensare al controverso romanzo di Michel Houellebecq “Sottomissione”, che presenta una Francia islamizzata…
“Basta guardare alla Gran Bretagna, che è il Paese europeo oggi più islamizzato, dove i musulmani radicali pubblicizzano la “sharia” (la legge islamica) per le strade e ci sono predicatori d’odio, dentro e fuori le moschee che, in virtù di quelle stesse leggi sulla libertà di espressione, non vengono fermati".


