Alla presidenza non mancano mai candidati 'perbene', ma alla Costituzione chi ci pensa?

Se dovessimo dar credito ai discorsi – diceva Giovanni Falcone – saremmo tutti bravi e irreprensibili

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Alla presidenza non mancano mai candidati 'perbene', ma alla Costituzione chi ci pensa?

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di Mariangela Cirrincione

Bisogna che sia determinata qual è la retta ratio e qual è la misura che la definisce. (Aristotele)

Bisogna che sia determinata qual è la retta ratio e qual è la misura che la definisce. Aristotele. Nella galassia delle citazioni ‘a muzzo’, tirate dal cilindro quando il mare è così mosso da rendere ostica la risposta all’interrogativo relativo a quale scoglio sia meglio aggrapparsi, sono le parole dello Stagirita che, a nostro avviso, tagliano a metà il dibattito sulla Presidenza della Repubblica. Occorre che sia determinata qual è la retta ratio e qual è la misura che la definisce.
Se ne sentono di tutti i colori, ma di tutti i colori non vogliamo parlare, limitandoci ad apprezzare semplicemente qualche volo, qualche affezione di ritorno, poco importandoci di canzonare favoriti, trombati, sperati, improvvisati, proponibili, improponibili, iettatori, omini, ominicchi, mezzi omini e quaquaraquà.

Ci divertiremo col lancio dei coltelli avendo a bersaglio la regina di tutte le definizioni, il top di tutte le opinioni, la massima summa di deviato e deviante.
 
Accade che soggetti solitamente inclini a circumnavigazioni dialettiche dagli indefiniti approdi improvvisamente, passando al vaglio qualche papabile futuro Presidente, sintetizzino: "è una persona perbene". Ahi. Ahi. È una persona perbene, tutto unito, una persona perbene di quest’Italia, giammai rifuggente le categorie, dunque divisa (e non ce ne eravamo accorti!) – parafrasando Battisti – in gente per bene e gente per male. Qualifiche queste che non possono non ritenersi di levatura modesta, quando non siano riconducibili a bassa spocchia intellettualoide spremuta in politichese. Patenti senza alcuna utilità.
 
Se dovessimo dar credito ai discorsi – diceva G. Falcone – saremmo tutti bravi e irreprensibili. Invero oggi l’universo della dialettica politica non soltanto si forma su un codice autoritativamente politically correct, costruito sull’”equivoco dell’uguaglianza”, espressione magistrale della bioeticista e giurista L. Palazzani, che bene potremmo prendere in prestito per estenderla alla socialità nella sua complessità, e alla politica così come ‘si parla’, alla politica come ‘si comunica’, ma, la mania del buon dire, di tanto intanto, è persino scossa da sussulti inaspettati quanto imbarazzanti. Imbarazzanti per costituzione.
 
Così, tutte le persone sono formalmente perbene, ma alcune sono più perbene delle altre, e – di riflesso – tutte le parole sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.
 
«Questa dura prova si poteva risparmiare al Capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica Italiana», borbotta il presidente della Corte d’appello di Milano G. Canzio relegando alla categoria delle scelte ‘per male’ la necessità, ravvisata dai magistrati di Palermo, della deposizione dell’ormai ex presidente della Repubblica G. Napolitano al processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Non è noto invece se sia sempre in forza di un fatto di onorabilità magistratuale che al pm siciliano minacciato di morte a causa dell’attività che ‘perbene’ svolge, qualche mese fa, si propone, come misura di massima sicurezza, di spostarsi ‘Palermo Palermo’ in un Lince blindato. Un carro armato, praticamente. Carro armato che, virtualmente, N. Di Matteo rimanda al mittente. Qui è sì un fatto di onorabilità, anche per noi che, di onorabilità, non ne capiamo un tubo.
 
Verrebbe insomma da suonar Battisti, buttarla sul sarcasmo e chiuderla lì, ma noi invece vogliamo suonare la Costituzione.
 
Si, proprio lei. La Costituzione santissima, la Costituzione a gettoni, la Costituzione candelabro a monete – a luci flebili! – comunque poste negli angoli migliori della chiesetta decadente che è l’Italia, e il gioco delle ombre la trasforma in tempio, e la pariglia del potere la vuole comunque viva e vibrante, a rate. Se la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge – almeno la legge terrena – si potrebbe fare a meno di innalzare agli altari dell’Intoccabile la Carta fondamentale dello Stato, quand’è talora testo sacro, ma, talora, diviene libello della domenica, cosicché sia stracciabile a fine messa.
 
Tono di voce alto e fare baldanzoso. Costituzione della Repubblica italiana, Titolo II:

Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Art. 88. Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura
Art. 89. Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.
Art. 90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Art. 91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
 
La Costituzione italiana è anche un po’ vaga, è vero. Delle due, però, una. Scartavetrate patine etiche improbabili, e ancor più in clima di relativismo cosmico, la domanda la cui risposta potrebbe placare i pruriti di quelli che andreottianamente pensano ‘per male’, è che ne sia del presidente ‘costituzionale’, se il successore di re Giorgio erediti o meno l’unico vero regalo di re Giorgio alla Nazione, c'est-à-dire l’amalgama, forse senza possibilità di ritorno, tra le figure chiave del sistema repubblicano italiano: il massimo esponente del potere esecutivo, e il massimo organo di garanzia costituzionale. «Il ruolo di Napolitano nel determinare la storia recente dell’Italia ha fatto discutere animatamente sulle posizioni e gli atti assunti dall’inquilino del Quirinale, che secondo l’interpretazione di alcuni analisti e costituzionalisti – come correttamente spiega nella sua analisi il ricercatore Cesare Sacchetti avrebbe traghettato l’Italia in nuovo sistema costituzionale, con le figure  del Capo dello Stato e Capo del Governo che si sono fuse indistintamente, senza che questa nuova figura introdotta da Napolitano godesse di un’investitura popolare».
 
I fedeli “del testo” costituzionale infedeli “al testo”, benigniani, partigiani per davvero, partigiani dell’ultima ora e partigiani di ritorno, decidano che farne della magna Carta. “La più bella del mondo”. Grassa grossa inaccettabile bugia, che piace tuttavia agli affetti da cecità istituzionale e geopolitica cronica. Fermo restando che, a nostro avviso, il re – dicendola con Bagehot che così commentava quel processo che aveva relegato il monarca dell’Inghilterra ottocentesca ad una posizione esterna al circuito di indirizzo politico (BIN-PITRUZZELLA) – abbia comunque solo e soltanto tre diritti, «quello di essere consultato, quello di incoraggiare, e quello di mettere in guardia».
 
Stabilita quindi, a stretto giro di posta, l’aristotelica retta ratio e qual è la misura che la definisce, a noi che forse non ne capiamo un tubo di ‘onorabilità’, infine, potrebbe andar bene anche un presidente ‘per male’.
 

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