Amal Khalil, la “corrispondente del Sud”: uccisa in un attacco israeliano mentre documentava la guerra

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Amal Khalil, la “corrispondente del Sud”: uccisa in un attacco israeliano mentre documentava la guerra

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Nel sud del Libano, migliaia di persone hanno dato l’ultimo saluto alla giornalista Amal Khalil, uccisa in un attacco israeliano mentre documentava il conflitto. Il corteo funebre, partito dal villaggio di Baisariyeh, ha attraversato strade gremite di cittadini, colleghi e rappresentanti istituzionali, trasformandosi in una manifestazione di lutto e denuncia. Conosciuta come la “corrispondente del Sud”, Khalil era una figura di riferimento nel racconto delle aree di confine, dove per anni aveva documentato bombardamenti, distruzioni e la resistenza delle comunità locali.

La sua uccisione, avvenuta durante un cessate il fuoco di dieci giorni, ha suscitato forte indignazione. Secondo la ricostruzione degli eventi, la giornalista è stata colpita il 22 aprile nella località di al-Tiri, dopo una sequenza di attacchi con droni e raid aerei condotti da Israele. Insieme alla collega Zeinab Faraj, aveva cercato riparo mentre chiedeva assistenza ai soccorsi, senza però ricevere un intervento tempestivo. Il racconto delle ultime ore evidenzia un’escalation drammatica: dal primo bombardamento contro un veicolo civile, fino al raid finale che ha colpito l’abitazione in cui Khalil si era rifugiata. I soccorsi sono stati ritardati e ostacolati, aggravando ulteriormente la situazione sul campo.

Le autorità libanesi, tra cui il presidente Joseph Aoun e il presidente del Parlamento Nabih Berri, hanno espresso cordoglio e condanna, mentre diverse organizzazioni hanno denunciato l’accaduto. La morte di Amal Khalil riaccende con forza il tema della protezione dei giornalisti nei teatri di guerra. L’uccisione della reporter durante operazioni militari di Israele, in un contesto di cessate il fuoco e con soccorsi ostacolati, rappresenta un fatto gravissimo che richiede responsabilità chiare.

Colpire chi documenta il conflitto significa colpire il diritto all’informazione e la possibilità stessa di raccontare la realtà. Per questo, cresce la richiesta di un’indagine indipendente e trasparente, ma anche di una presa di posizione netta da parte della comunità internazionale nei confronti delle atrocità commesse dai sionisti israeliani contro giornalisti e civili.


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