Amnesty International: "A Gaza il genocidio non è finito, il cessate il fuoco è un'illusione pericolosa"
Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre, Israele sta continuando a commettere atti di genocidio nella Striscia di Gaza. È la conclusione di un nuovo rapporto di Amnesty International, i cui contenuti sono stati rilanciati giovedì, lo stesso giorno in cui si sono registrati nuovi raid aerei israeliani sui quartieri di al-Tuffah, al-Shuja'iyya e Rafah.
Secondo fonti mediche locali, il bilancio complessivo dell'offensiva lanciata da Israele dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 ha superato i 69.799 palestinesi uccisi e 170.972 feriti, con ricercatori indipendenti che avvertono come il conteggio effettivo sia probabilmente molto più alto. Dall'inizio della tregua, le operazioni israeliane hanno causato almeno 352 vittime e 896 feriti.
“Il cessate il fuoco rischia di creare la pericolosa illusione che la vita a Gaza stia tornando alla normalità”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria Generale di Amnesty International. “Ma il genocidio di Israele non è finito. Finora, non vi è alcuna indicazione che Israele stia adottando misure serie per invertire l'impatto mortale dei suoi crimini”.
Callamard ha accusato le autorità israeliane di “continuare le loro politiche spietate”, limitando l'accesso agli aiuti umanitari e “imponendo deliberatamente condizioni calcolate per distruggere fisicamente i palestinesi a Gaza”. Il briefing dell'organizzazione sottolinea come Israele “limiti severamente” l'ingresso di cibo, medicine, elettricità e materiali per le riparazioni, oltre a vietare le attrezzature necessarie per rimuovere macerie e ordigni inesplosi, con gravi rischi per la salute pubblica.
Il quadro giuridico e le responsabilità internazionali
Il rapporto richiama l'attenzione sulle ordinanze legalmente vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), regolarmente disattese da Israele. Amnesty denuncia inoltre la quasi totale assenza di indagini pubbliche sui presunti atti di genocidio da parte delle autorità israeliane, notando anzi un “sostegno politico di alto livello” per crimini come violenze sessuali e torture.
Un'ulteriore critica è rivolta al nuovo disegno di legge israeliano sulla pena di morte, che, nella sua formulazione attuale, colpirebbe in modo sproporzionato i palestinesi. Il documento condanna anche il continuo diniego di accesso a Gaza per investigatori internazionali, media e organizzazioni per i diritti umani, che di fatto impedisce la raccolta di prove cruciali.
Amnesty International ha esortato i leader mondiali a “dimostrare il loro impegno nel prevenire il genocidio” interrompendo immediatamente tutti i trasferimenti di armi a Israele. Callamard ha anche sollecitato le aziende a sospendere qualsiasi operazione collegata alle azioni israeliane a Gaza, avvertendo che “il mancato dimostrare che [i funzionari israeliani] saranno ritenuti responsabili dà loro di fatto carta bianca per continuare”.
La situazione in Cisgiordania
Le violenze proseguono anche in Cisgiordania, dove per il secondo giorno consecutivo le forze israeliane conducono un'“ampia operazione antiterrorismo” a Tubas. L'Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) ha riferito che circa 32.000 residenti sono stati sfollati con la forza dai campi di Jenin, Tulkarm e Nur Shams, definiti ormai “città fantasma”. La distruzione sistematica in corso, ha affermato un direttore UNRWA, “va contro i principi fondamentali del diritto internazionale”.


