Anche qui da noi la libertà di esprimere il proprio giudizio su un giornale è sempre in bilico. Natalino Balasso

"Il caso limite" del quotidiano turco Zaman e la libertà di stampa in Italia

2003
Anche qui da noi la libertà di esprimere il proprio giudizio su un giornale è sempre in bilico. Natalino Balasso


In un post Facebook, Natalino Balasso commenta il "caso limite" del quotidiano turco Zaman, un giornale di opposizione commissariato e al quale è stata di fatto imposta una linea filo-governativa, ricordando però come " la libertà di esprimere il proprio giudizio su un giornale è sempre in bilico e qui da noi le minacce sono spesso più velate e meno cruente".

L'ultimo numero del giornale turco Zaman parlava di giorni bui per la libertà di stampa. Il giornale è stato brutalmente chiuso dal governo per attività terroristica in quanto sospetto di appoggiare l'antico alleato di Erdogan, oggi, si dice, estremista armato.
Dopo due giorni il giornale riapre senza il suo direttore e il suo giornalista di punta, arrestati per attività terroristica. Il giornale è però un altro giornale, parla bene del governo turco, incensa Erdogan e giustifica la sanguinosa guerra anti-curdi che da tempo sta decimando un popolo già giustiziato in più stati.
Quello che viene da chiedersi è: gli altri giornalisti, quelli che prima scrivevano e firmavano articoli contro Erdogan, come sono stati messi di fronte a questa scelta? Sono stati obbligati? Avrebbero perso semplicemente il lavoro o hanno rischiato carcere e torture?
Questo è un caso limite. 
Ma la libertà di esprimere il proprio giudizio su un giornale è sempre in bilico e qui da noi le minacce sono spesso più velate e meno cruente. Ma ottengono lo stesso risultato: influire sulla linea dei giornali. C'è la minaccia dello sponsor che potrebbe ritirare il malloppo che passa mensilmente al giornale e allora conviene essere più morbidi sulle sue attività commerciali. C'è l'arrogante minaccia legale dei politici potenti, che rischia di far pagare cifre importanti ed è un deterrente forte per i direttori i quali terranno a freno i loro giornalisti. C'è la minaccia meno dichiarata del calo di vendite, che spinge il giornale a inseguire la pancia dei lettori. Raccontava Michele Serra che la rivista satirica Cuore ha ottenuto i migliori risultati di vendita nel periodo anti-Craxi, perché veniva acquistato da orde di leghisti, i quali abbandonarono la rivista quando capirono che non colpiva solo Craxi.
Oggi Repubblica e Il Corriere si sposano e Scalfari scrive un articolo sugli anni della loro spensierata concorrenza. Sembra quasi che in Italia ci sia stata la libertà di stampa in tutti questi anni, eppure ogni volta che si legge un giornale bisogna sempre fare la tara sulla proprietà, sulle aderenze politiche, sugli sponsor grossi e sui tiramenti delle firme di grido.
Zaman fa una brutta fine e i suoi lettori scendono in piazza e rischiano le botte perché vogliono un giornale libero. Qui da noi, la marmellata commercial-politicante che ricopre ogni espressione comunicativa ci impedisce di vedere che abbiamo tanti Zaman e pochi lettori. Si, forse è proprio ai lettori che non gliene frega niente. Io mi sono stufato, nei dibattiti sul teatro, quando si dice che non ci sono gli artisti che fanno proposte originali, che non ci sono scrittori interessanti, che non ci sono spettacoli per un pubblico diverso dai vecchi abbonati, di sentire il solito piagnisteo sulla scarsità di proposte. Eh no, cazzo, le proposte ci sono e sono tante; qui, inutile negarlo, c'è proprio un pubblico di merda. E così vanno avanti solo gli artisti come me, che fanno roba di facile consumo. E io, sentitamente, ringrazio i miei teatri sempre pieni. 

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