Antico Caffè Greco, vittoria al Tar: riconosciuto il valore storico-unitario del locale
di Luca Busca
L’Antico Caffè Greco, una delle più celebri istituzioni culturali e cittadine di Roma, è oggi chiuso. Dopo 265 anni di storia ininterrotta, il locale di via dei Condotti, simbolo della vita artistica e intellettuale della capitale, è stato costretto ad abbassare le serrande in seguito all’esecuzione dello sfratto. Una vicenda che continua a suscitare interrogativi e polemiche, mentre si susseguono i contenziosi giudiziari legati alla tutela del bene storico e alla proprietà dell’immobile.
In questo contesto arriva una nuova e significativa pronuncia del Tar del Lazio. Con la sentenza n. 10536, depositata l’8 giugno 2026, i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso presentato dall’Ospedale Israelitico, proprietario delle mura dell’immobile e attualmente impegnato nella procedura di concordato preventivo, contro i provvedimenti ministeriali che hanno rafforzato la tutela del Caffè Greco.
Al centro della controversia vi era il decreto emanato dal Ministero della Cultura che ha riconosciuto il valore culturale degli arredi storici del locale. Resta da decidere il ricorso del proprietario delle mura sulla dimensione identitaria e immateriale. Impostazione, quest’ultima, che trova fondamento nella Convenzione di Faro e che considera il Caffè Greco come un bene culturale unitario, composto non solo dall’immobile e dagli oggetti che contiene, ma anche dalla storia, dalle relazioni e dalle attività che vi si sono sviluppate nel corso dei secoli.
Secondo il Tar, questa interpretazione è perfettamente coerente con i precedenti vincoli imposti già negli anni Cinquanta e con una precedente sentenza del 2011, che aveva riconosciuto il particolare valore assunto dal locale come luogo di incontro di artisti, letterati e intellettuali italiani e stranieri. Il Caffè Greco, sottolineano i giudici, non può essere ridotto alla sola dimensione materiale dell’edificio o degli arredi, poiché il suo significato storico deriva proprio dalla continuità della funzione svolta nel tempo e dal ruolo culturale che ha esercitato ben oltre i confini nazionali.
La sentenza affronta anche la questione della futura commercializzazione dell’immobile insieme ai beni mobili presenti all’interno. Per il Tar si tratta di una contestazione non più proponibile in questa sede, poiché sarebbe dovuto essere avanzata contro i decreti ministeriali del 1953 e del 1954, oggi divenuti definitivi e non più impugnabili.
Nonostante alcune indiscrezioni giornalistiche abbiano ipotizzato una prossima riapertura del locale, la situazione appare tutt’altro che definita. Restano infatti aperte numerose questioni legali riguardanti la titolarità dell’attività storica, della licenza di esercizio, dei segni distintivi e degli arredi. Proseguono inoltre le iniziative giudiziarie finalizzate a chiarire l’esatta estensione della porzione dell’immobile sottoposta a vincolo e a garantire la tutela di un patrimonio considerato parte integrante dell’identità culturale della città.
Sul futuro del Caffè Greco pesa anche il timore che possano prevalere logiche speculative incompatibili con la natura del bene. Per questo viene ribadita la necessità che le istituzioni competenti assicurino la piena applicazione delle norme poste a tutela delle botteghe storiche e dei luoghi che rappresentano un patrimonio collettivo costruito nel corso delle generazioni.
Resta infine aperto il tema della trasparenza nelle operazioni che hanno interessato la proprietà dell’immobile nel corso degli anni. Su questo punto si concentra una parte crescente dell’attenzione pubblica e giudiziaria. Sorge una domanda spontanea: questa scarsa trasparenza sarà per caso dovuta al fatto che l'attuale proprietà delle mura fa capo all'Ospedale Israelitico attualmente impegnato nella procedura di concordato preventivo?


