Araqchi ad Al Mayadeen avverte USA e Israele: "Siamo pronti a una guerra lunghissima"
Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che la fine del conflitto in Iran e quella in Libano sono strettamente interconnesse, avvertendo che Teheran è pronta a reagire qualora Israele dia seguito alle sue minacce contro Beirut.
In un'intervista esclusiva rilasciata mercoledì all'emittente libanese Al-Mayadeen, il capo della diplomazia iraniana, Seyed Abbas Araqchi, ha analizzato gli ultimi sviluppi regionali, definendo il conflitto come una "guerra di aggressione israelo-americana contro l'Iran". Araqchi ha inoltre fatto il punto sui contatti con gli Stati Uniti per porre fine alle ostilità e sulle operazioni militari israeliane in Libano.
«Siamo preparati per una guerra molto lunga»
Riguardo alla situazione interna, il ministro ha chiarito che l'Iran non cerca lo scontro, ma è pienamente pronto a continuare a difendersi se necessario, evidenziando il rafforzamento delle Forze Armate della Repubblica Islamica.
«Non abbiamo mai cercato la guerra. Vogliamo la pace, ma una pace onorevole», ha affermato Araqchi, aggiungendo tuttavia che le Forze Armate iraniane sono pronte a «continuare la guerra, sia in termini di capacità militari, sia di coesione nazionale, sia di determinazione a contrastare l'aggressione».
"La nostra posizione militare è persino più forte di prima della guerra, poiché siamo stati in grado di mantenere la produzione militare durante l'aggressione, e loro non sono stati in grado di fermarla", ha aggiunto, riferendosi all'ultimo episodio di attacchi da parte di Stati Uniti e Israele contro il Paese, culminato con il cessate il fuoco entrato in vigore l'8 aprile.
"Pertanto, abbiamo la capacità di continuare la guerra per tutto il tempo necessario", ha sottolineato. Tuttavia, il Ministro degli Esteri ha precisato che "se prevarrà la ragione, la guerra non riprenderà".
La percezione degli Stati Uniti sulla forza dell'Iran
Araqchi ha sostenuto che gli eventi recenti hanno modificato la percezione di Washington riguardo alla potenza di Teheran.
"Nella recente guerra, gli americani hanno compreso concretamente la vera potenza dell'Iran", ha evidenziato.
Secondo il ministro, Washington non ha raggiunto i suoi obiettivi, a partire dalla richiesta iniziale di una "resa incondizionata".
"Questo non è mai successo", ha aggiunto, facendo riferimento alle circa 100 ondate di contrattacchi decisi e di rappresaglia condotti dalle forze armate iraniane in risposta all'offensiva, dinamica che ha poi spinto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale.
Stato dei negoziati con Washington
Al momento, ha precisato il ministro, non è in corso alcun processo negoziale formale tra l'Iran e gli Stati Uniti. Tuttavia, le due parti mantengono aperti i canali di comunicazione, anche se Araqchi ha precisato che tali contatti non hanno prodotto "alcun progresso significativo" negli ultimi giorni.
"Entrambe le parti stanno attualmente rivedendo i quadri di riferimento esistenti e, se le condizioni saranno favorevoli, i negoziati riprenderanno sulla base degli interessi nazionali dell'Iran, dei diritti del popolo iraniano e dell'obiettivo di porre fine alla guerra sia in Iran che in Libano", ha spiegato.
Il legame con il fronte libanese
Araqchi ha ribadito con fermezza che la fine delle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese, resta una condizione imprescindibile per la Repubblica Islamica nell'ambito di qualsiasi potenziale accordo con gli Stati Uniti.
"Non consideriamo l'esito della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele indipendente dall'esito della guerra in Libano", ha rimarcato. «O la guerra finisce in entrambi i luoghi, oppure continua in entrambi i luoghi», ha avvertito.
Il ministro ha poi respinto l'idea che sia stato un intervento di Trump a bloccare i piani israeliani di attaccare la capitale libanese, Beirut, nelle ultime ore.
"Ciò che ha fermato questa situazione di guerra negli ultimi due giorni è stata la forza della resistenza; la forza delle Forze Armate in Iran e della Resistenza in Libano", ha dichiarato l'alto diplomatico.
L'avviso su Beirut: «Pronti a reagire»
Il capo della diplomazia iraniana ha ribadito che le sorti del conflitto dipendono dalle capacità della resistenza, confermando che Teheran è pronta a colpire Israele qualora venissero attaccati Beirut e la sua periferia meridionale. Il ministro ha rivelato di aver già avvertito Washington: un attacco alla capitale libanese farebbe decadere la tregua.
"Abbiamo informato la parte statunitense che, se Beirut fosse stata attaccata, non lo avremmo tollerato in aun modo. Dal nostro punto di vista, il cessate il fuoco sarebbe completamente fallito e le nostre Forze Armate avrebbero reagito", ha chiarito.
Il ruolo di Hezbollah e il futuro del Libano
Il ministro ha poi parlato del movimento guidato da Hezbollah, definendolo una componente strutturale e inamovibile della società, della difesa e della politica libanese.
"Il mondo deve accettarlo", ha detto Araqchi, aggiungendo che "nessuno può ignorare (Hezbollah) o eliminarlo".
Il ministro si è detto non sorpreso della tenuta del movimento nonostante le uccisioni dei suoi leader storici: “La resistenza è un ideale. La resistenza non depende dal singolo individuo”, ha affermato.
Infine, parlando della conclusione del conflitto, Araqchi ha chiarito che la fine delle ostilità dovrà coincidere con il ritiro delle forze israeliane dai territori libanesi occupati e con il pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del Libano, ponendo le basi per la ricostruzione.
"È stato Israele a legarci al Libano durante la guerra che ci hanno imposto... Hanno iniziato la guerra contro Hezbollah e hanno anche intensificato i loro crimini contro il Libano".
Pur sottolineando che Teheran non interferisce negli affari interni di Beirut, il ministro ha spiegato che la fine simultanea dei conflitti è legata all'azione militare imposta da Israele a entrambi i paesi. Ha concluso criticando l'inerzia delle organizzazioni internazionali nel condannare l'operato israeliano e confermando che diversi paesi si sono detti pronti a finanziare la ricostruzione, processo a cui anche l'Iran darà il proprio attivo contributo.


