Attacco di USA e Israele all'Iran. Dalle armi di distruzione di massa di Saddam alla bufala della bomba nucleare iraniana

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Attacco di USA e Israele all'Iran. Dalle armi di distruzione di massa di Saddam alla bufala  della bomba nucleare iraniana

 

L’attacco di Israele all’Iran è una decisione presa da molto tempo ed una manovra chiaramente preparata da anni, che segue l’attacco già programmato e attuato contro il movimento Hezbollah del Libano, principale alleato di Teheran nella regione.

L’attacco ha poi forzato la mano anche al grande protettore di Israele, gli USA, il cui Presidente Trump non si è fatto pregare troppo, intervenendo con le super-bombe in dotazione all’esercito USA contro i siti nucleari iraniani. In questo Trump, la cui elezione aveva creato qualche speranza di mutamenti nella tradizionale politica bellicista degli USA, si è dimostrato solo un bullo narcisista incapace di valutare i drammatici scenari per le sorti del mondo che la sua decisione apre.

Gli attacchi sono stati preceduti dall’assassinio accuratamente programmato di vari dirigenti di esponenti militari e politici, sia in Libano che Iran, nel più perfetto stile mafioso che caratterizza non solo Israele ma anche gli USA. Questi ultimi nel 2020, durante la precedente presidenza Trump, assassinarono il generale iraniano Suleimani, coordinatore dell’Asse della Resistenza nel Medio Oriente.

La giustificazione degli attacchi è stata la bugia che l’Iran era a pochi giorni dal produrre la bomba nucleare, che ricorda le analoghe bugie sulle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam, usate per distruggere l’Iraq. Nel marzo scorso, la coordinatrice di tutti i servizi di sicurezza USA, Tulsi Gabbard, aveva categoricamente smentito che l’Iran stesse preparando la bomba ed avesse intenzione di farlo, ma ciò le è costato l’essere smentita e messa sotto accusa dal capo della CIA Ratcliffe (teoricamente un suo dipendente!) e poi dallo stesso Trump (“she’s wrong” !).

Vergognoso è stato anche il comportamento del capo della IAEA, l’argentino Raphael Grossi, cioé il capo dell’agenzia addetta al controllo delle attività dei paesi che hanno aderito al Trattato di non Proliferazione Nucleare, tra cui l’Iran (mentre notoriamente Israele, che possiede centinaia di bombe atomiche non ha aderito, evitando ogni controllo). Grossi (già distintosi per la sua doppiezza e le sue bugie quando gli Ucraini bombardavano la centrale atomica di Zaporizha presidiata dai Russi) aveva fatto uscire alcuni ambigui rapporti sulle ispezioni in Iran, che sono serviti a giustificare l’attacco, salvo poi rimangiarsi tutto dopo che l’attacco era già avvenuto.

Quello che risulta è che tutto l’Occidente (non solo USA e Israele) ha perso la testa e reagisce istericamente al pericolo di perdere la propria superiorità sul resto del mondo conquistata con secoli di imperialismo e duro colonialismo e sfruttamento. Basti ricordare le incredibili parole del cancelliere tedesco Merz, secondo cui, con riferimento al genocidio in Palestina e l’attacco all’Iran, “bisogna ringraziare Israele perché sta facendo il lavoro sporco per noi”.

Che succede ora? Gli attuali dirigenti iraniani (che – ricordiamo – fanno parte dell’ala più moderata dopo il probabile assassinio, mascherato da incidente, ad opera del Mossad o della CIA, dell’ex Presidente, il radicale Raisi) hanno detto per bocca del ministro degli esteri Araghchi che ogni opzione è aperta e che l’Iran saprà come rispondere. Ha detto anche che l’attacco “ha ucciso la diplomazia” e che per tornare eventualmente ad un tavolo di negoziati devono cessare innanzitutto tutte le azioni aggressive. Oltre tutto le superbombe USA hanno colpito solo siti civili (senza causare danni irreparabili, visto che gli Iraniani avevano trasferito già tutto il loro uranio arricchito in altre sedi), e questo non ha minimamente intaccato la capacità militari di risposta dell’Iran, che ha subito duramente colpito Israele con missili più potenti

Lo stesso Araghchi è in procinto di recarsi a Mosca, mentre il presidente iraniano Pezeshkian si è già sentito personalmente con Putin. La Russia, che ha mantenuto finora un atteggiamento responsabile pur condannando chiaramente l’aggressione e rivendicando il pieno diritto dell’Iran di sviluppare il proprio programma nucleare civile, potrebbe essere indotta a fornire all’Iran il potente sistema antiaereo S-400, capace di provocare danni enormi all’aviazione israeliana e USA. Anche la Cina, che ha importantissimi accordi commerciali con l’Iran che è il suo principale fornitore di petrolio, potrebbe intervenire più attivamente fornendo intelligence e sistemi elettronici di tracciamento aereo e interferenza sui velivoli e missili attaccanti. Del resto due navi cinesi adatte a questi scopi sono già presenti nel Golfo Persico.

La Cina potrebbe essere danneggiata da una possibile chiusura degli stretti di Hormuz attraverso i quali passa buona parte delle forniture di petrolio a livello mondiale. Ma la Cina si è tutelata con enormi riserve di petrolio ed ha la capacità di agire su altri mercati, mentre la principale vittima di una restrizione delle forniture petrolifere e un conseguente grande aumento dei prezzi sarebbe l’Europa che entrerebbe in recessione. La Russia invece avrebbe grandi vantaggi dall’aumento dei prezzi essendo un grande fornitore a livello mondiale.

In definitiva le mosse di USA e Israele, e dei loro sodali europei, che si ripromettono di distruggere interi paesi, assassinandone i dirigenti, per imporre le proprie follie egemoniche, aprono scenari inquietanti per la pace mondiale e l’avvenire del mondo, ma potrebbero ritorcersi principalmente contro questi pazzi psicopatici suprematisti e guerrafondai che ci governano.

 

Roma, 22 giugno 2025

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi: ex ricercatore scientifico all’ENEA nel settore energetico, ora in pensione, negli anni ’50 e ’60 aveva militato nella FIGC e nel PCI. Dopo l’uscita dal PCI ha partecipato alle lotte del ’68 essendo uno dei leader della contestazione ed occupazione dell’ENEA. Ha militato poi in Lotta Continua e più recentemente nel PRC da cui si è allontanato per gravi divergenze con la linea di Bertinotti. E’stato tra i fondatori del Comitato No NATO insieme a Giulietto Chiesa e Manlio Dinucci. Attualmente è presidente del gruppo G.A.MA.DI (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), membro del gruppo NO WAR e del Comitato con la Palestina nel Cuore. Partecipa al Coordinamento Palestina ed al Coordinamento No NATO

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