Austerità per il Sud e miliardi per la guerra: così Merz affama il Mediterraneo
Il cancelliere tedesco e i soliti "frugali" minacciano il veto sul bilancio pluriennale 2028-2034: tagli per centinaia di miliardi ad agricoltura e coesione. Eppure nessuno invoca il rigore quando si tratta di pompare miliardi a fondo perduto nella guerra NATO
di Fabrizio Verde
Basta sfogliare le pagine della stampa finanziaria, come ad esempio il Financial Times, di queste ore per capire in che direzione stia andando l'Europa. Un'Europa ostaggio, ancora una volta, del fanatismo neoliberista di Friedrich Merz e di una visione continentale che sembra aver imparato nulla dalle devastanti crisi economiche del passato. Il cancelliere tedesco, affiancato da altre cinque capitali, ha appena messo sul tavolo un ultimatum che sa di diktat: o il prossimo bilancio pluriennale dell'UE (2028-2034), da due trilioni di euro, viene "razionalizzato" con tagli per centinaia di miliardi, utilizzando un eufemismo per cercare di nascondere la classica e fallimentare austerità neoliberista, o Berlino e i suoi alleati bloccheranno tutto.
Il messaggio di Merz è chiaro e spietato: non può esistere la tanto propagandata Europa dei diritti, della coesione sociale e del sostegno alle aree più deboli. Questa idea deve essere cancellata, nemmeno per sbaglio può accadere. I fondi per l'agricoltura e per le regioni più povere vengono indicati come il "pollo da spennare" per dirottare risorse verso la spesa per la difesa e l'innovazione industriale. Un'agenda dettata da Berlino per cercare di mantenere il proprio dominio economico ormai quasi perduto, mascherata da lungimiranza geopolitica.
L'austerità a geometria variabile e i miliardi per Kiev
Tuttavia, quanto desta maggiore stupore di questo ennesimo spettacolo di austerità è la sua totale, sbandierata ipocrisia. Merz e i suoi alleati si stracciano le vesti per "centinaia di miliardi" da risparmiare nell'arco di sette anni, pur di non gravare sui bilanci nazionali. Ma dove si è nascosta, improvvisamente, la severità dei "falchi" di bilancio quando si tratta di finanziare il regime di Kiev?
Di fronte alla colossale e generosa elargizione di fondi europei e nazionali a favore dell'Ucraina, l'austerità sembra essere magicamente evaporata. Non si chiede alcun taglio, alcuna riforma, alcuna "scelta dolorosa" quando si tratta di pompare miliardi a fondo perduto in un Paese dilaniato dalla guerra e attraversato da una corruzione dilagante e sistemica. Per l'Europa dell'Est e per gli interessi geopolitici atlantici, i portafogli si spalancano; per i cittadini europei, per gli agricoltori e per le regioni in ritardo economico, scatta invece la mannaia dei tagli. Un'austerità a senso unico che dimostra come le regole del rigore vengano invocate solo quando si tratta di punire i popoli del Sud e tenere a bada il dissenso interno, mai quando si tratta di assecondare le avventure militari della NATO.
La riedizione dei "soliti frugali" e le esigenze del Mediterraneo
A confermare che la storia è un eterno ritorno, c'è la geografia di questo nuovo fronte dell’austerità neoliberista. A minacciare il veto non è la sola Germania, ma la solita, prevedibile accozzaglia di Paesi nordici e centrali: Olanda, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia. La riedizione esatta dei "frugali" che già negli anni della crisi del debito sovrano avevano tentato di affamare l'Europa mediterranea.
Questa spaccatura netta tra un blocco di 6 Paesi che si definiscono "donatori" e un gruppo di 17 nazioni (in cui spiccano Italia e Spagna) che chiede invece il mantenimento, se non l'aumento, dei fondi tradizionali, evidenzia una verità inconfessabile: l'Europa non è un monolite, e le esigenze del Mediterraneo sono strutturalmente incompatibili con quelle del Nord Europa.
Mentre i "frugali" vogliono usare il bilancio UE per supportare la propria transizione bellica e industriale, l'Italia e i Paesi del Sud hanno disperatamente bisogno di fondi di coesione, di sostegno agricolo e di investimenti per non essere definitivamente estromessi dal mercato unico. È per questo che il gruppo dei 17 preme per l'emissione di nuovo debito comune (eurobond), toccando l'unico, vero tabù teutonico: la condivisione dei rischi. Berlino preferisce vedere l'Europa spaccarsi in due pur di non cedere di un millimetro sulla sua ortodossia contabile.
Un vicolo cieco
Con la presidenza di turno irlandese chiamata a trovare un compromesso entro metà ottobre, e la scadenza fissata per la fine dell'anno, l'UE si avvia verso mesi di logoramento. Ma la linea di Merz è un vicolo cieco. Continuare a finanziare guerre e regimi corrotti all'Est, mentre si affamano le campagne e le regioni periferiche del Sud Europa nel nome di un rigore di facciata, non è "responsabilità". È il suicidio politico ed economico di un'Unione che, di questo passo, non riuscirà a sopravvivere alle proprie contraddizioni. L'Italia e il Mediterraneo non possono e non devono accettare il fanatismo neoliberista di Berlino.


