Avendo minato le proprie fondamenta, l'Europa sta prevedibilmente cadendo a pezzi. Breth Stephens
In un articolo sul “Wall Street Journal”, Breth Stephens sostiene che l'Europa e il suo progetto unitario stanno volgendo al termine non a causa della sua economia sclerotica, della stagnazione demografica, delle disfunzioni del suo superstato o per il massiccio influsso di immigrati africani o mediorientali. La crisi dell'Europa è soprattutto di natura culturale e identitaria. Una crisi che, secondo Stephens, è ben rappresentata dalla recente visita del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in Turchia.
I turchi, prosegue Stephens, sono 75 milioni. Il loro leader è un leader autoritario che nega il genocidio degli Armeni, incarcera i giornalisti e orchestra processi in stile sovietico contro i suoi oppositori politici. La Turchia confina con Siria, Iraq e Iran, paesi che diventerebbero i confini esterni dell'Europa, se la Turchia ne divenisse membro. Le tradizioni politiche liberali, il retaggio religioso e culturale dell'Europa non sopravviverebbero al massiccio afflusso di migranti dal mondo islamico, sostiene Stephens.
L'Europa sta morendo perché è divenuta moralmente inetta, si è appiattita alla difesa di concetti superficiali: diritti umani, tolleranza, pace, progresso e ambiente. Ciò in cui l'Europa non crede più è ciò da cui le sue convinzioni hanno avuto origine: il Cristianesimo e il Giudaismo; il liberalismo e l'Illuminismo; l'orgoglio marziale e l'ingegno; il capitalismo e la ricchezza. Ancor meno, soprattutto, crede nello sforzo e nel sacrificio, specie se consacrati a principi, né all'idea di pagare o difendere questi ultimi”. Avendo ignorato e attivamente minato le proprie fondamenta, la casa dell'Europa sta prevedibilmente cadendo a pezzi”. Il Vecchio Continente, scrive l'opinionista, ha scelto di rinunciare a darsi una identità e dunque una forma positiva: “Non è la Grecia e non è la Persia,. Non è Cristianità né califfato. E queste sono differenze fondamentali: sostenere che l'Europa è una civiltà a sé stante non significa affermare che sia migliore o peggiore di altre, né che debba essere chiusa”.

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