Ben-Gvir propone di uccidere tra i 30 e i 40 palestinesi ogni notte a Gaza

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Ben-Gvir propone di uccidere tra i 30 e i 40 palestinesi ogni notte a Gaza

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L'ultima uscita pubblica di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza interna di Israele, ha scosso gli animi ben oltre i confini dello Stato ebraico. In un podcast intitolato «8 ottobre», pubblicato nella giornata di domenica, il ministro di estrema destra ha dichiarato senza mezzi termini che, a suo avviso, le forze israeliane dovrebbero condurre uccisioni mirate a Gaza con un ritmo quotidiano di «tra i 30 e i 40» palestinesi, aggiungendo che tale prassi non dovrebbe limitarsi a coloro che rappresentano una minaccia immediata.

«Lì ci sono persone che non meritano di vivere. Né dovrebbero vivere. È che non sono nemmeno persone», ha affermato Ben-Gvir, ribadendo la sua convinzione che l'intero territorio palestinese appartenga a Israele e auspicando una rapida espansione degli insediamenti e la «migrazione» della popolazione di Gaza, da lui definita «terrorista».

Le dichiarazioni, che hanno fatto il giro del mondo attraverso i social media e le agenzie di stampa, hanno scatenato un coro di reazioni indignate. Tra le voci più autorevoli, quella del senatore americano Bernie Sanders, che non ha esitato a definire Ben-Gvir un «criminale» e ha dichiarato che Israele, in virtù di tali posizioni, «non merita il sostegno degli Stati Uniti». Anche Teheran si è unita alle condanne, con il viceministro degli Esteri Kazem Qaribabadi che ha parlato di «confessioni da registrare e conservare per il giorno del giudizio» dei responsabili di quelli che definisce crimini di guerra.

Le parole di Ben-Gvir si inseriscono in un contesto di violenza che non accenna a placarsi. Secondo le autorità sanitarie palestinesi, la guerra in corso a Gaza – iniziata il 7 ottobre 2023 – ha già causato oltre 73.000 vittime e circa 174.000 feriti, in maggioranza donne e bambini. A questi si aggiungono circa 9.500 dispersi, molti dei quali presumibilmente sepolti sotto le macerie degli edifici distrutti, in quella che le organizzazioni umanitarie definiscono una catastrofe senza precedenti. Si stima che il 90% delle infrastrutture della Striscia sia stato danneggiato o raso al suolo.

Le parole di Ben-Gvir, al di là dello choc che hanno prodotto, pongono interrogativi inquietanti sul confine tra discorso politico e istigazione alla violenza, e sulla capacità della comunità internazionale di intervenire di fronte a dichiarazioni che molti non esitano a definire come una chiara violazione del diritto internazionale.

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