Biden ha cercato di assassinare Putin? La reazione di Mosca alle dichiarazioni di Tucker Carlson
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Nonostante che, ufficialmente, nessun commento sia ancora venuto dal Cremlino, tra le reazioni registrate in Russia alle clamorose dichiarazioni di Tucker Carlson a proposito di piani della passata amministrazione Biden per assassinare Vladimir Putin, c'è in prima battuta quella del presidente della Duma, Vjaceslav Volodin, secondo cui la Camera bassa russa invierà al Congresso USA e all'ONU una richiesta di indagini sulle dichiarazioni del giornalista americano.
«La situazione è gravida di un conflitto globale. La discussione sull'assassinio del presidente di qualsiasi Paese, in questo caso il presidente russo, è in ogni caso un crimine. Che Biden finisca, insieme a Blinken, sulla sedia elettrica. Allora il mondo intero vedrà: questa è democrazia. E se tacciono, se stanno zitti, beh, allora non aprite più la bocca e non insegnate più nulla a nessuno», ha detto Volodin.
Secondo quanto riporta PolitNavigator, i deputati di tutte le frazioni parlamentari avrebbero sostenuto la posizione di Volodin.
Il leader del LDPR, Leonid Slutskij ha affermato che «la passata leadership statunitense non ha mai rinunciato agli strumenti più incredibili dal punto di vista del buon senso». Il presidente del KPRF, Gennadij Zjuganov ritiene che «nelle condizioni della guerra scatenata contro il mondo russo, la progettazione di un attentato dovrebbe essere considerata non solo come una provocazione contro il nostro paese, ma come una provocazione contro il mondo intero».
«Già da due anni scrivo su questo tema», dice il politologo Sergej Markov; «Tutto, tutto quello che dico si conferma poi necessariamente. Gli Stati Uniti lo stanno progettando insieme ai servizi segreti di Gran Bretagna, Ucraina e paesi NATO».
«È molto probabile che tutto sia vero» afferma il giornalista Sergej Mardan; «Blinken è sempre stato una persona particolarmente ostinata, in linea di principio pronto a continuare la guerra non solo fino all'ultimo ucraino, ma anche fino al penultimo americano. Nel prossimo futuro, aspettiamoci ancora molte altre rivelazioni raccapriccianti sulle attività della passata amministrazione USA e sui meccanismi decisionali della Casa Bianca con Biden».
L'esperto militare Vladislav Šurygin propone poi una variante di risposta al terrorismo di stato americano: «Naturalmente, possiamo anche continuare semplicemente a blaterare. Minacciare quei pederasti di far loro manicure o appellarci al diritto internazionale. Ma sotto IVS [IVS: questa abbreviazione è probabilmente voluta: si può intendere o Iosif Vissarionovic Stalin, oppure Izoljator Vremennogo Soderžanija – Camera di detenzione preventiva; ndt] quel figlio di buona donna sarebbe scivolato nella vasca da bagno o sarebbe annegato mentre era in vacanza».
Secondo la direttrice dell'Istituto di strategie politiche ed economiche internazionali, Elena Panina, non è il caso di «rilassarci e non dobbiamo escludere che tali piani rimangano in vigore sotto la nuova amministrazione USA. Altri tentativi potrebbero essere fatti per costringere la Russia a negoziare alle condizioni di Washington».
Il politologo Marat Baširov ritiene che nei piani criminali dell'amministrazione USA non possa non essere coinvolta anche la junta di Kiev: «C'è un'intera organizzazione, ingaggiata e finanziata dal governo statunitense e che non è stata sciolta: cioè la minaccia non è scomparsa. In tale organizzazione criminale erano implicati al cento per cento elementi dei servizi del regime di Zelenskij; gli atti terroristici da loro commessi in Russia fanno parte delle attività dell'organizzazione criminale di Blinken».
Il blogger Vadim Manukjan ritiene invece che siano state proprio le dichiarazioni di Carlson a impedire l'attuazione del crimine: «nel corso dell'attuale conflitto tra NATO e Russia, è molto importante avere sotto mano dichiarazioni simili. Sono come una pergamena di protezione: perché se dopo questa dichiarazione ci saranno tentativi occidentali di attentato al capo di stato, non sarà più possibile incolpare la sola Ucraina. La responsabilità di tali azioni ricadrà direttamente su USA, Gran Bretagna, Francia e Germania. E questo è esattamente ciò che l'Occidente vuole evitare, dato che non ha bisogno di un Casus Belli, allorché una guerra nucleare su larga scala diverrebbe inevitabile».
Alle osservazioni degli esponenti e pubblicisti russi, possiamo solo aggiungere che la pratica dell'assassinio esercitata da sempre dalle diverse amministrazioni yankee, ha appena ricevuto una conferma dai primi documenti della CIA ora declassificati, a partire dall'annunciata pubblicazione, da parte di Trump, delle carte riguardanti l'assassinio Kennedy, o quelle sul “Northwoods”, il piano di assassini da usare come pretesto per l'invasione di Cuba nel 1962; da notare, scrive Kirill Strel'nikov su RIA Novosti, che l'allora presidente Kennedy rifiutò il piano e venne ben presto lui stesso assassinato.
Gli yankee hanno una ricca storia di omicidi e provocazioni; ma si deve a George W. Bush la prima “legalizzazione”, nel 2001, di assassini extraterritoriali di personaggi ritenuti “pericolosi” per gli USA, quando l'ex presidente firmò il cosiddetto “Patriot Act”, che dava ai servizi segreti il via libera ufficiale per eliminare qualsiasi persona indesiderata; una pratica notevolmente ampliata da Barack Obama. E anche il “pacificatore” Donald Trump ha proseguito su quella strada: è stato lui, nel 2020, a dare disco verde all'assassinio dl generale iraniano Qassem Suleimani. Dunque: mai abbassare la guardia.


