Blackwater al di sopra della legge: indagini in Iraq bloccate dopo minacce di morte agli investigatori
Incredibilmente (o forse non troppo), l'ambasciata degli Stati Uniti prese le parti della societá di sicurezza
2036
Poche settimane prima che le guardie della Blackwater uccidessero 17 civili a Piazza Nisour a Baghdad nel 2007, il New York Times riporta documenti del Dipartimento di Stato dove si evince come l'amministrazione americana aveva avviato un'indagine sulle operazioni della societá di sicurezza in Iraq. Tuttavia, come ricostruiva il giornalista James Risen, un alto funzionario della società avrebbe minacciato di morte un investigatore governativo riuscendo cosí a bloccare le indagini.
Incredibilmente (o forse non troppo), l'ambasciata degli Stati Uniti prese le parti della societá e l'investigatore fu costretto ad interrompere la sua visita a Baghdad. Come riporta Il Nyt, gli investigatori avevano riscontrato numerose violazioni, inclusa la modifica dei dati di sicurezza senza l'approvazione del Dipartimento di Stato, la riduzione del numero degli addetti alla sorveglianza, la presenza di di armi automatiche e munizioni nelle camere private dei dipendenti della Blackwater. C'erano anche problemi di condotta con i contractors soliti a frequentare feste, ubriacarsi e che, in almeno un'occasione, avrebbero requisito una macchina blindata da 180 mila dollari in dotazione della Blackwater e si sarebbero schiantati contro una barriera di cemento.
Dopo il ritorno a Washington, prosegue Risen, l'investigatore capo ha scritto una dura relazione indirizzata ai funzionari del Dipartimento di Stato nella quale documentava la cattiva condotta da parte dei dipendenti della Blackwater e avvertiva che la supervisione lassista della società, che aveva un contratto del valore di più di 1 miliardo di dollari per proteggere i diplomatici americani, aveva creato "un ambiente pieno di responsabilità e negligenza ". "Le strutture predisposte alla gestione e al monitoraggio dei nostri contraenti in Iraq sono diventate asservite ai contraenti stessi," scriveva Jean C. Richter il 31 agosto 2007 in una nota ai funzionari del Dipartimento di Stato. "I dipendenti della Blackwater si considerano al di sopra della legge", concludeva, aggiungendo che si era venuta a determinare una situazione nella quale "i contraenti, invece dei funzionari del Dipartimento, sono al comando e al controllo".
Ma la trama si infittisce, scrive ZeroHedge. Come nota Mike Krieger di Liberty Blitzkrieg, James Risen è un uomo d'onore e un ottimo giornalista investigativo. Anche lui ora rischia il carcere per aver rifiutato di rivelare le sue fonti. Un estratto di un recente articolo del New York Times fa il punto sulla storia.
Ma la trama si infittisce, scrive ZeroHedge. Come nota Mike Krieger di Liberty Blitzkrieg, James Risen è un uomo d'onore e un ottimo giornalista investigativo. Anche lui ora rischia il carcere per aver rifiutato di rivelare le sue fonti. Un estratto di un recente articolo del New York Times fa il punto sulla storia.
"Il 31 Dicembre 2005, in qualità di consigliere generale della CIA, John A. Rizzo, ha ricevuto una chiamata urgente dalla Casa Bianca che aveva come oggetto un capitolo del libro di James Risen, "State of War", che descrive il pasticcio delle operazioni della CIA in Iran. L'amministrazione americana ordinó a Rizzo di contattare Sumner Redstone - il presidente di Viacom, proprietario della casa editrice del libro, Simon & Schuster - per bloccare la vendita del libro. Rizzo non ha mai fatto la chiamata. Era troppo tardi. Le Copie di "State of War" avevano già raggiunto librerie. Il fatto che il governo americano chieda ad un consigliere generale della CIA di cercare di evitare che un libro venga pubblicato è straordinariamente inquietante di per sé. Dopo più di sei anni di battaglie legali, il caso - il più grave scontro tra il governo e la stampa nella storia recente - avrá il suo epilogo nelle prossime settimane"
Risen ha sempre rifiutato di testimoniare. Ma all'inizio di questo mese la Corte Suprema ha respinto il suo appello, una decisione che consente ai pubblici ministeri di costringere il giornalista del Nyt a testimoniare. Se Risen si rifiuta potrebbe andare in prigione. Su consiglio del suo avvocato, Risen, 59 anni, ha rifiutato di fare commenti ma durante un discorso tenuto a febbraio a Boston ha detto di avere due scelte: "rinunciare a tutto quello in cui credo o andare in galera. Il Times aveva considerato di pubblicare un articolo sulla vicenda nel 2003, quando Risen fu informato dalla sua fonte, ma il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente George W. Bush, Condoleezza Rice, ne bloccó la pubblicazione per motivi di sicurezza nazionale." Nel frattempo, Erik Prince, fondatore della Blackwater, si è spostato verso altri affari. L'obiettivo? Costruire un esercito mercenario per la Cina per colonizzare l'Africa.


