Brasile al voto. La Rousseff al ballottaggio con Neves

Sconfitta Marina Silva, contrariamente a tutti i pronostici della vigilia

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Brasile al voto. La Rousseff al ballottaggio con Neves

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di Ludovica Morselli

Dilma Rousseff, Presidente in carica e leader del Partito dei Lavoratori di centro sinistra, Marina Silva del Partito Socialista Brasiliano e Aécio Neves, leader del Partito Social Democratico,  sono stati  i tre candidati che si sono contesi le elezioni presidenziali in Brasile.

Mentre la Rousseff si è quasi sempre posizionata al primo posto nei sondaggi, anche se con pochissimo margine, il secondo e terzo posto hanno visto una costante alternanza tra Neves e Silva.  

Il voto del 5 ottobre non ha visto nessun candidato conquistare una maggioranza sufficiente per  essere eletto al primo turno, per cui si procederà al ballottaggio domenica 26 ottobre. La presidente uscente ha ottenuto il 42% e il candidato di centro Neves il 34%. Sconfitta invece Marina Silva, contrariamente a tutti i pronostici della vigilia.

Marina Silva, 56 anni è la tipica self-made woman. Figlia di coltivatori di gomma analfabeti dell’Amazzonia ha iniziato la carriera politica a fine anni ’80 e già nel 2010 si è candidata alle elezioni presidenziali conquistando un terzo posto; attualmente è Ministro dell’Ambiente. Evangelica di confessione, se avesse vinto sarebbe stato il primo presidente protestante a guidare un paese a maggioranza cattolica, ma non solo. Silva sarebbe stata anche il primo presidente nero del Brasile e molti elettori afro americani, che costituiscono la metà della popolazione brasiliana, si erano dichiarati entusiasti di poter vedere vincere la Silva, data soprattutto la storica sotto-rappresentanza della popolazione afro americana al governo.
La campagna elettorale di Silva è stata però molto diversa da quella, ad esempio, del Presidente Obama del 2008 che ha potuto contare su un vasto consenso e supporto da parte della comunità afro-americana. Quello che interessa ai brasiliani sono i fattori economici più che quelli razziali e non possono non tenere conto degli ottimi risultati che la presidente Rousseff ha conseguito nel ridurre la povertà.  Di fatto poi, la Silva si è tenuta alla larga dal fattore razziale non facendone assolutamente leva per guadagnarsi voti; questa sorta di omertà storica da sempre accompagna la tradizione sociale e politica del Brasile. Nelle parole di Silva: “Sono molto fiera della mia identità di donna di colore, ma non faccio uso politico della mia fede o del mio colore. Governerò per neri, bianchi, asiatici, credenti, non credenti a discapito del colore o delle condizioni sociali”.
Riconducibile all’ala centrista del panorama politico brasiliano, Marina Silva sarebbe stata il primo presidente ambientalista, come spesso ha ricordato al pubblico, e l’unica dei tre candidati che ha fatto leva sulla ricerca dei brasiliani di una politica nuova. Secondo i sondaggi infatti, Silva stava attirando i voti sia dei conservatori di Neves che del centro sinistra di Rousseff e in generale attirava tutti i voti dell’anti-politica poiché apertamente anti-establishment. In particolare il suo programma prevedeva un mix di misure economiche ortodosse. come riduzione del debito pubblico e controllo dei prezzi, ma anche la creazione di una banca centrale indipendente in stile americano e ovviamente grande attenzione ai temi ambientalisti.

Aécio Neves, 54 anni ha governato dal 2003 al 2010 il ricco stato di Minas Gerais, il secondo stato più popoloso del paese. E' entrato in politica a soli 21 anni al fianco del nonno che avrebbe dovuto essere il primo presidente dopo la dittatura, ma morì prima di ottenerne l’incarico.
Benestante ed emblema del business man, a luglio i sondaggi lo davano per favorito sulla Rousseff, ma il cambio di guardia dopo la morte del candidato del Partito Socialista a favore di Marina Silva, lo hanno penalizzato. Neves è ben visto tra le classi medio alte, anche per il suo background personale e per una campagna elettorale concentrata sui tagli al governo federale i cui costi ammontano al 36% del PIL nazionale. Proprio questo però lo allontana dall’elettorato medio-basso, timoroso che questo programma vada a colpire il welfare state che li sostiene. Tuttavia, parte del suo programma è anche l’aumento del salario minimo, la trasformazione del programma di incentivi statali alle famiglie a reddito più basso, Bolsa Familia, creato con successo dalla Rousseff, in una politica di Stato ma anche la diminuzione delle imposte sul reddito.

Ad ogni modo, durante tutta la campagna elettorale, i mercati finanziari si sono dimostrati più favorevoli a un candidato di opposizione piuttosto che alla presidente Rousseff: dal 2 settembre, quando la Presidente ha guadagnato terreno nei sondaggi, l’indice Ibovespa ha perso l’11% e il real ha perso significativamente valore rispetto al dollaro. Un chiaro segnale della scarsa fiducia verso la Presidente e della necessità, secondo i mercati di un nuovo leader capace di fare di più per il miglioramento, soprattutto economico, del paese ora ufficialmente in recessione. 

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