Brasile: la svolta di Lula sulla riduzione dell'orario contro la proposta neoliberista di Bolsonaro
Il presidente sfida il regime 6x1 per restituire tempo alla vita delle persone, mentre la destra al Senato tenta di svuotare la riforma con la falsa retorica della "libertà di scelta"
La riduzione dell'orario di lavoro sta diventando il crocevia delle prossime presidenziali brasiliane, ma al di là della propaganda elettorale si consuma uno scontro epocale tra due visioni del mondo. Da una parte il presidente Lula, che definisce il regime 6x1 una "fabbrica di sfruttamento" e vuole restituire tempo alla vita delle persone. Dall'altra il candidato del PL, il fascio-liberista Flávio Bolsonaro, che sotto le mentite spoglie di una sedicente "libertà di scelta" cerca di imporre l'agenda del neoliberismo più spietato: più ore di lavoro, meno diritti, salari che restano al palo e una flessibilità che di fatto significa solo maggiore ricatto per i dipendenti.
Il progetto sostenuto da Lula, già approvato dalla Camera tre mesi fa e ora in esame al Senato, prevede il passaggio graduale da 44 a 40 ore settimanali, con due giorni di riposo retribuiti e nessun taglio allo stipendio. Un cambiamento che, nelle intenzioni del presidente, non è solo un atto di giustizia sociale ma un'evoluzione necessaria per un Paese che vuole crescere: la produttività generata dalla tecnologia deve tradursi in tempo libero, non in maggiori profitti per pochi padroni. Lula richiama la sua esperienza di operaio e sindacalista per ricordare che il lavoro non è una merce e che i lavoratori, specialmente le donne, schiacciate tra doppie e triple giornate, hanno diritto a respirare, a stare con i figli, a curarsi, a vivere.
Tem gente que joga contra os interesses dos trabalhadores e trabalhadoras do Brasil, mas o nosso governo está mobilizado para a aprovação do fim da escala 6x1, sem redução do salário. O povo trabalhador que movimenta este país merece ter mais tempo para o lazer, para cuidar da…
— Lula (@LulaOficial) August 24, 2026
Di fronte a questa prospettiva di basilare civiltà, il fronte neoliberista guidato da Flávio Bolsonaro non oppone un progetto alternativo, ma una cortina fumogena fatta di parole vuote: "Libertà del lavoratore", "flessibilità", "possibilità di guadagnare di più". Una retorica che nasconde la cruda realtà di un neoliberismo senza freni, dove l'orario di lavoro viene allungato a dismisura, i salari orari restano invariati e il potere contrattuale del dipendente si riduce a zero. Quando Bolsonaro dichiara che "se si sceglie di aumentare l'orario, si ha l'opportunità di guadagnare di più", sta deliberatamente ignorando che in un mercato del lavoro deregolamentato non esiste alcuna scelta: si lavora di più solo per sopravvivere, perché il salario base non basta più.
La manovra dell'opposizione in Senato è già in atto, con il senatore Hermes Klan che propone emendamenti per allungare la transizione fino a quattro anni e per consentire il mantenimento di regimi fino a 44 ore attraverso accordi collettivi. Un tentativo chiaro di svuotare il progetto governativo dal suo significato più profondo, trasformando una conquista sociale in una mera concessione formale senza effetti reali. Dietro a queste manovre si intravede il disegno di chi vuole consegnare il Brasile non solo agli interessi del grande capitale, ma a una logica in cui il lavoro perde ogni dignità e diventa puro strumento di accumulazione.
Lula ha messo in guardia: c'è chi gioca contro gli interessi dei lavoratori. E le mosse di Flavio Bolsonaro lo confermano giorno dopo giorno. La riduzione dell'orario non è un favore che si fa ai dipendenti, ma il riconoscimento di un diritto inalienabile. Difendere il 6x1, o peggio proporre di allungarlo, non è una posizione solamente liberista: è una presa di posizione reazionaria che difende lo sfruttamento e cerca di farlo passare per libertà. In questa partita, il popolo brasiliano, quello che "muove questo Paese", come dice Lula, è chiamato a scegliere tra due scenari: uno in cui il tempo è restituito alla vita, e uno in cui la vita è interamente divorata dal tempo del lavoro.
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LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:
Hong a Fuoco di Laura Ruggeri

In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella città asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come "rivoluzioni colorate" eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa così uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.


