Brasile nel mirino degli Usa, la mossa su PCC e CV è solo l'inizio

Washington designa le due principali gang brasiliane come organizzazioni terroristiche. Per gli esperti, il rischio è un intervento segreto come già accaduto in Messico

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Brasile nel mirino degli Usa, la mossa su PCC e CV è solo l'inizio

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A meno di ventiquattr’ore dall’annuncio di Washington, il nervosismo cresce in quel di Brasilia. Gli Stati Uniti hanno deciso che il Comando Vermelho e il Primo Comando Capitale, le due più potenti organizzazioni criminali brasiliane, saranno ufficialmente designate come gruppi terroristici a partire dal 5 luglio. La motivazione, firmata dal segretario di Stato Marco Rubio, è che queste bande avrebbero ormai una influenza che si estende “ben oltre i confini del Brasile”. Così CV e PCC entrano nel club ristretto che già annovera il Cartello di Sinaloa, la Mara Salvatrucha e il Clan del Golfo.

Ma c’è chi in Brasile vede in questa mossa molto più che una semplice dichiarazione di principio. L’obiettivo è ben diverso evidentemente. Lincoln Gakiya, un pubblico ministero che di crimine organizzato se ne intende, non usa giri di parole: “Non ho alcun dubbio, questo causerà problemi di ogni tipo al Brasile. E non vedo alcun beneficio pratico. Il rischio è che gli USA vogliano compiere azioni militari segrete qui, come hanno già fatto in Messico e in Venezuela”. Il timore, spiega Gakiya, è che una volta etichettate come terroristiche, le bande escano dalla sfera della cooperazione di polizia per finire nel mirino della CIA e dei militari nordamericani. E in quel momento, spiega il magistrato, tutto diventa classificato, segreto o addirittura ultrasegreto. Il che significa meno informazioni condivise, meno controllo, e più margine per operazioni che il governo brasiliano potrebbe non volere.

C’è anche un aspetto finanziario non secondario. Banche, fintech, fondi d’investimento: chiunque in Brasile dovesse trovarsi a gestire risorse riconducibili a queste organizzazioni rischia sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti. Un sistema di pressione capillare che ricorda molto da vicino quello già sperimentato in altri paesi latinoamericani.

La tempistica poi è tutto fuorché casuale. Il rapporto tra l’amministrazione Trump e il governo Lula è già teso dopo l’espulsione reciproca di funzionari militari. L’addetto brasiliano a Washington è stato cacciato perché accusato di aver manipolato dati per favorire la cattura di Alexandre Ramagem, ex capo dell’intelligence di Bolsonaro. Un episodio che ha gelato i rapporti. Ed è in questo clima che Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente e suo potenziale erede politico, si è seduto al tavolo con Marco Rubio (anche se alcuni parlano di un fugace incontro per una semplice foto opportunità) pochi giorni prima dell’annuncio. Un incontro che la stampa brasiliana interpreta come un chiaro segnale: Washington sta giocando la sua partita anche sulle alleanze locali.

Intanto il Messico offre un esempio piuttosto eloquente di come queste dinamiche si possano tradurre in realtà sul terreno. Poco tempo fa due funzionari della CIA sono morti in un incidente automobilistico nello stato di Chihuahua, insieme a due agenti messicani, mentre rientravano da un’operazione antidroga. La presidente Claudia Sheinbaum ha scoperto dai giornali che agenti statunitensi operavano sul suo territorio senza autorizzazione federale. “Non eravamo a conoscenza di alcuna collaborazione diretta tra lo Stato di Chihuahua e il personale dell’ambasciata”, ha detto, annunciando un’indagine. La realtà è che, come osserva Duncan Wood del Wilson Center, la presenza di operatori USA in Messico non è una novità. Ma la scoperta pubblica, in un momento di tensione, costringe Sheinbaum a fare un delicato esercizio di equilibrio: mostrare fermezza per ragioni di politica interna e al tempo stesso non rompere del tutto i rapporti già tesi con Washington.

Secondo Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution, la presidente messicana potrebbe anche trasformare questo scandalo in una carta da giocare nella prossima revisione dell’accordo commerciale USMCA, prevista per luglio 2026. Ma resta il fatto che il Messico, come il Brasile, si trova a fare i conti con quella che molti definiscono senza giri di parole Dottrina Monroe 2.0. Il concetto è semplice: gli Stati Uniti considerano l’emisfero occidentale come proprio cortile, e intendono garantirsene il dominio commerciale e militare. L’operazione contro Maduro in Venezuela, una possibile invasione di Cuba, le minacce di intervento diretto in Messico sotto il pretesto della lotta ai narcos, e ora la designazione delle bande brasiliane come terroristiche, sarebbero tutte tessere dello stesso mosaico. Il problema per Lula e per Sheinbaum è che più Washington alza la posta, più diventa difficile distinguere tra cooperazione legittima e ingerenza. Anche se sappiamo bene come concepiscono in realtà la cooperazione dalle parti di Washington.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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