Bruxelles sta in parte vendendo a Erdogan il destino dei curdi. Alberto Negri

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Bruxelles sta in parte vendendo a Erdogan il destino dei curdi. Alberto Negri

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Nell'analizzare gli incontri di Istanbul tra Angela Merkel con il presidente turco Tayyip Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu e l'impegno del Cancelliere a sotenere il processo di adesione della Turchia all'Ue in cambio di un aiuto con i profughi, Alberto Negri sul 'Sole 24 Ore' sostiene che "non è infondato il sospetto che Bruxelles, pur continuando a sbandierare la questione dei diritti e delle libertà civili, stia in parte vendendo a Erdogan il destino dei curdi". 

"Ankara, che dal 2011 aveva assorbito senza battere ciglio due milioni di rifugiati siriani ha improvvisamente alzato le paratie per lasciarli partire verso l’Egeo facendo anche leva sui sentimenti di colpa dell’Occidente che ben poco ha fatto per fermare la guerra e le sue conseguenze. Tutto fa pensare che si sia trattato di una decisione politica, oltre tutto le nuove ondate di rifugiati appartengono alla borghesia istruita e ai curdi, ben poco inclini a mostrare simpatia per i jihadisti, gli islamici e lo stesso governo turco. Ma c’è anche l’ipotesi che la Turchia di Erdogan, manovrando i flussi dei profughi, abbia inviato all’Occidente un messaggio preciso: Ankara vuol dire la sua sul futuro di Assad, salvato per ora dall’intervento di Putin. La Turchia insiste soprattutto per insediare in Siria una zona cuscinetto destinata ai profughi. In realtà la “buffer zone” è mirata alla penetrazione delle forze armate non tanto per fare la lotta al Califfato ma per spezzare la continuità territoriale dei curdi siriani ai confini della Turchia. Non è infondato il sospetto che Bruxelles, pur continuando a sbandierare la questione dei diritti e delle libertà civili, stia in parte vendendo a Erdogan il destino dei curdi. Una cosa è certa: 
Ankara sa come negoziare con un'Europa presa alla gola. «La Turchia non è un lager, non possiamo accettare un accordo del tipo “noi vi diamo i soldi e loro restano in Turchia”», ha dichiarato Davutoglu dopo l’incontro con la Merkel. La Sublime Porta non si apre e si chiude a piacimento, come vorrebbero a Bruxelles e a Berlino"

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