Burkina Faso, il capitano Traoré: “Siamo la fiamma che deve illuminare l’Africa”

Ordine, disciplina e investimenti nell’istruzione superiore: così Ouagadougou prova a costruire un modello di sviluppo endogeno. Con un obiettivo dichiarato: ispirare l’intero continente

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Burkina Faso, il capitano Traoré: “Siamo la fiamma che deve illuminare l’Africa”

A un anno esatto dalla proclamazione della Rivoluzione progressista e popolare, il capitano Ibrahim Traoré, Presidente del Faso, ha scelto di non limitarsi a celebrare l’anniversario. Lo ha fatto lanciando un messaggio tanto severo quanto ambizioso, che unisce l’ordine interno alla costruzione di un futuro sovrano, passando per un unico strumento ritenuto non negoziabile: la conoscenza.

Il primo aprile, di fronte al Paese, Traoré ha tratteggiato il profilo del “rivoluzionario” secondo il suo governo, definendolo attraverso tre pilastri: l’amore per la patria, la resistenza all’oppressione imperialista e, in modo particolare, la ricerca costante del sapere scientifico e storico. “Un ignorante non può essere rivoluzionario”, ha scandito il leader, ribadendo un concetto che da mesi guida le scelte strategiche dell’esecutivo antimperialista di Ouagadougou. Parole che risuonano come un monito, ma anche come la sintesi di un’idea di nazione in cui il superamento dei vecchi modelli - definiti dallo stesso Traoré “democrazie importate” - passa inevitabilmente attraverso la formazione di una nuova élite intellettuale.

Se il discorso del presidente ha fornito la cornice ideologica, i fatti raccontano di un cantiere già in piena attività. A distanza di un anno dalla svolta del 2025, il settore in cui la “rivoluzione” si sta facendo più tangibile è quello dell’università. L’Iniziativa presidenziale per un’istruzione di qualità per tutti (IPEQ) sta ridisegnando la geografia dell’istruzione superiore nel Paese. L’obiettivo dichiarato è duplice: risolvere la cronica saturazione delle aule e formare finalmente sul posto quella massa critica di scienziati e tecnici necessaria a garantire quella sovranità tanto invocata.

I numeri parlano chiaro. Il governo ha avviato un piano quinquennale (2025-2029) che prevede la costruzione di quaranta anfiteatri - quindici da mille posti e venticinque da cinquecento - distribuiti sull’intero territorio nazionale. Non si tratta solo di poltrone e lavagne. Il progetto prevede infrastrutture complesse: laboratori moderni, edifici didattici e otto nuove città universitarie per mille studenti, senza dimenticare quarantaquattro complessi scolastici e dieci istituti tecnici e professionali.

Ma il fiore all’occhiello di questa strategia è un’altra, forse ancora più ambiziosa: l’Academie Technologique du Faso (ATF). Sorta su un’area di sessanta ettari nella comune rurale di Pabré, con un investimento iniziale di oltre 37 miliardi di franchi CFA, l’istituzione è pensata per colmare un vuoto storico. Le sue aule formeranno ingegneri in settori strategici come la metallurgia, l’energia nucleare, l’aeronautica e la cybersecurity. “Se porti un’arma, devi a tutti i costi cercare di fabbricarla qui”, ha affermato il capitano Traoré nel suo intervento, indicando in modo inequivocabile la direzione: un paese che non produce tecnologia è destinato a rimanere dipendente.

Il messaggio del presidente è stato chiaro anche sul fronte della sicurezza e della coesione sociale. “L’ordine e la disciplina restano il fondamento e la forza di una rivoluzione”, ha avvertito, lanciando al contempo un monito: “Fuggire dal Burkina Faso o morire. Nessuna foresta sarà un nascondiglio per i nemici della Nazione”. Parole dure che accompagnano la rivendicazione di una difesa sempre più autonoma, affidata alle forze combattenti locali nella riconquista del territorio.

Tuttavia, il vero cambio di passo, secondo la visione del presidente, non potrà che essere culturale. La critica a modelli - cosiddetti democratici - importati, si accompagna all’invito a una lettura critica della storia e a un’azione concreta per l’indipendenza economica, a partire dalla “battaglia del piatto” per il consumo dei prodotti locali. “Se continui a fare ciò che abbiamo fatto per decenni e ti aspetti un risultato nuovo, sei pazzo”, ha affermato Traoré, con una frase che è diventata subito il manifesto del suo approccio.

A un anno dalla proclamazione della RPP, il capitano disegna così il ritratto del “rivoluzionario” burkinabè: non un guerriero astratto, ma uno studente che riempie le nuove aule, un ingegnere che impara a costruire armi e infrastrutture nel proprio paese, un cittadino che rifiuta di essere “schiavo nella testa”. L’obiettivo dichiarato è diventare “la fiamma che deve illuminare le menti degli altri africani per intraprendere il cammino della rivoluzione”. Per ora, il cantiere più importante è quello delle università, dove si gioca la partita decisiva per la sovranità di domani.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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