Cairo: Piazza Tahrir torna a riempirsi di manifestanti. Questa volta da partiti in conflitto

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Cairo: Piazza Tahrir torna a riempirsi di manifestanti. Questa volta da partiti in conflitto

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Piazza Tahrir, il simbolo della rivolta che un anno fa portò alla destituzione di Mubarak, si è nuovamente riempita venerdì. A manifestare contro le ultime decisioni della giunta militare vi erano tutti i gruppi politici parlamentari: liberali, islamisti e le forze progressiste. Le elezioni presidenziali si terranno il 22 e 23 maggio ed i risultati saranno annunciati il 21 giugno. Per quella data i militari hanno promesso di lasciare all'autorità civile il potere, ma la giunta ha già fatto trapelare che potrebbe tenere il potere per un periodo di transizione successivo fino all'entrata in vigore della nuova costituzione. Il processo per la sua approvazione, con la sentenza di un tribunale amministrativo che ha di fatto sciolto il panel incaricato a stilare il testo a causa della mancata rappresentanza di tutte le sue forze politiche e sociali, potrebbe richiedere mesi. 
I partiti islamisti hanno partecipato alla manifestazione anche per denunciare l'esclusione di Khairat al-Shater, il principale candidato del partito Libertà e Giustizia espressione di Fratellanza Musulmana per la condanna subita dal regime di Mubarak, e del predicatore salafita Hazem Abu Ismail per il passaporto statunitense della madre. La base dei due partiti ha accusato i militari di tradire i valori della rivoluzione. Anche ad Omar Suleiman, ex capo dell'intelligence di Mubarak, la cui candidatura aveva sollevato molte obiezioni, è stato impedito di proseguire nella campagna elettorale presidenziale.
Ma la folla di Tahrir, al contrario dell'inizio delle ribellioni, è ora profondamente divisa tra gruppi politici con obiettivi diversi e spesso in conflitto. Fratellanza Musulamana, in particolare, protesta contro il tentativo dei militari di esautorare di ogni potere il Parlamento, dove ha assunto la stragrande maggioranza dei seggi dopo le elezioni di febbraio, oltre alla decisione della commissione elettorale di togliere dalla corsa il suo principale candidato. E per questo il movimento ha invocato l'inizio di “una seconda rivoluzione”. I liberali ed i giovani che avevano condotto la rivolta di un anno fa sono, comunque scettici e accusano il partito islamista di aver abbandonato i principi originari della primavera araba per ottenere il potere. Mustafa el-Naggar, uno dei leader della primavera araba egiziana e co-fondatore del partito liberale El-Adl Party, ha deciso di boicottare la manifestazione. "Non entrerò a Piazza Tahrir oggi perchè non mi rappresenta" ha dichiarato.

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