Caitlin Johnstone - Dal caso Assange alla censura sui campus: come l'Impero occidentale reprime il dissenso interno

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Caitlin Johnstone - Dal caso Assange alla censura sui campus: come l'Impero occidentale reprime il dissenso interno

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Caitlin Johnstone*

Il Regno Unito ha condannato quattro attivisti contro il genocidio a diversi anni di carcere con l'accusa di terrorismo, mentre negli Stati Uniti si sta lavorando all'espulsione di un noto analista di politica estera per aver criticato la guerra in Iran.

Venerdì scorso, quattro membri del gruppo Palestine Action sono stati condannati a un totale di 25 anni di reclusione. La loro colpa? Aver fatto irruzione, nel 2024, in una fabbrica di armi nel Regno Unito di proprietà della società israeliana Elbit Systems, danneggiando parte dei macchinari utilizzati a Gaza. Durante il processo, il giudice si è rifiutato di permettere agli attivisti di spiegare alla giuria le ragioni profonde del loro gesto, vietando persino di informare i giurati che gli imputati avrebbero rischiato accuse legate al terrorismo.

I media britannici hanno sottolineato come questa sia la prima volta nella storia del Paese in cui qualcuno riceve una condanna per terrorismo per il reato di danneggiamento di proprietà. Amnesty International ha duramente criticato la sentenza, definendola "completamente sproporzionata" e accusando i pubblici ministeri di aver voluto scientemente "fare di loro un esempio".

Il Regno Unito aveva già fatto discutere per l'assurda classificazione di Palestine Action come organizzazione terroristica, una mossa che ha portato ad arresti di massa persino tra i semplici cittadini che esponevano cartelli con la scritta "Sostengo Palestine Action".

Gli Stati Uniti di Trump e la caccia all'analista geopolitico

Nel frattempo, oltreoceano, l'amministrazione Trump ha preso di mira Trita Parsi, noto analista di politica estera, a causa delle sue aperte critiche alla guerra israelo-americana contro l'Iran.

Secondo quanto rivelato dalla testata The Free Press, il Dipartimento di Stato americano ha avviato un'indagine formale per valutare la revoca della carta verde a Parsi, cittadino svedese nato in Iran. Un funzionario del Dipartimento di Stato, rimasto anonimo, ha commentato la vicenda con parole emblematiche:

"Chiunque cerchi di minare gli Stati Uniti sarà oggetto di un'attenta indagine, incluse le persone che sostengono i nostri avversari, il cui operato promuove i loro obiettivi e mina la nostra sicurezza".

Si tratta di un'espansione significativa e preoccupante degli sforzi dell'amministrazione Trump per soffocare il dissenso interno in materia di politica estera. Se in precedenza il Dipartimento di Stato si limitava a espellere studenti universitari poco noti per la loro opposizione ai massacri di Gaza, con Parsi il tiro si alza: parliamo di un commentatore professionista che appare regolarmente sulla CNN.

È un'escalation che ricalca fedelmente la strategia del Regno Unito, che ha recentemente vietato i visti d'ingresso a opinionisti di spicco del panorama americano per aver espresso dure critiche nei confronti delle politiche di Israele.

La guerra globale contro la coscienza umana

Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro la coscienza umana. Condannano gli attivisti per la pace come terroristi. Cercano di deportare autorevoli esperti di geopolitica solo perché criticano i conflitti americani. Di fatto, l'Occidente sta punendo le persone perché si rifiutano di comportarsi come sociopatici.

È la stessa identica guerra di coscienza che ha visto questo impero perseguitare Julian Assange, reprimere militarmente le manifestazioni pro-Palestina nei campus universitari, indagare sugli attivisti pacifisti e intensificare la censura sulla libertà di parola per silenziare ogni critica a Israele.

In una società sana e moralmente integra, una persona di coscienza prospererebbe, mentre un sociopatico verrebbe evitato ed emarginato. Nella società occidentale odierna accade esattamente il contrario: le persone di coscienza vengono gettate in prigione, mentre i sociopatici scalano le vette del potere.

Questo è l'inevitabile risultato del vivere sotto un impero fondato e guidato da valori sociopatici. L'obiettivo di dominare e controllare l'intera popolazione umana è intrinsecamente malvagio, perché può essere perseguito solo attraverso guerre incessanti, militarismo, propaganda di massa, inganni e tirannia.

Ecco perché, nel nostro mondo capovolto, chi dice la verità viene etichettato come traditore, chi manifesta contro un genocidio come antisemita, e chi si batte per la pace come terrorista. Viviamo in una distopia in cui i giusti vengono oppressi e i malvagi governano la Terra.

________________

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

*Giornalista e saggista australiana. Pubblica tutti i suoi articoli nella newsletter personale: https://www.caitlinjohnst.one/

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