Caschi bianchi contro le cariche: lo scudo di Mélenchon per gli studenti in lotta
Il fallimento dell'austerità esplode nelle piazze. Oltre 5.000 fermi, molti minorenni. Macron sceglie la linea dura, la sinistra si schiera con gli studenti
In Francia l’aria è decisamente irrespirabile. Ma non solo a causa dei cassonetti dati alle fiamme dagli studenti o dei vecchi mobili bruciati per le strade. È l'aria putrida di un paese al collasso a causa del neoliberismo selvaggio. Mentre a Madrid i giovani scendono in piazza perché non possono più permettersi una casa, a Parigi e in tutta la Francia i ragazzi saltano le lezioni per un motivo altrettanto disperato: le loro scuole cadono a pezzi, mancano i professori e nelle mense ci sono i topi.
Non è la solita ribelione adolescenziale. È il capolinea di un modello economico fallimentare. Quando trova applicazione il neoliberismo con la sua conseguente politica di austerità, il risultato è inevitabilmente lo stesso: tagli lineari, servizi pubblici affamati, qualità della vita ridotta al lumicino. I ragazzi lo vedono bene, forse più chiaramente di chi li governa. «La salute mentale, gli edifici fatiscenti, il caldo insopportabile d'estate», spiega Farah, 16 anni, in picchetto a Saint-Denis.
La risposta delle istituzioni, manco a dirlo, è la solita. Da una parte c'è chi vorrebbe mandare il conto dei danni - stimati in una trentina di milioni di euro - direttamente ai genitori. Dall'altra c'è una macchina repressiva che ha già fermato oltre cinquemila persone, in stragrande maggioranza minorenni. Solo a Parigi e dintorni, più di ottocento fermi in pochi giorni. Numeri che in altri paesi, non graditi all’occidente collettivo, avrebbero immediatamente fatto gridare allo scandalo per la brutale repressione dei manifestanti. Ma siamo nella ‘democratica’ Francia, e tutto è concesso a un burattino della finanza internazionale come Macron.
Addirittura un’organizzazione sempre accomodante con le ‘democrazie occidentali’ come Amnesty International ha denunciato l'azione sproporzionata delle forze dell'ordine, chiedendo lo stop immediato agli spari di pallini di gomma contro i ragazzini e invocando il dialogo al posto della repressione. E la sinistra, con Jean-Luc Mélenchon in testa, prova a fare da scudo agli studenti in lotta. Il leader della France Insoumise ha invitato i genitori a indossare caschi o bracciali bianchi per proteggere i figli dalle cariche, chiedendo al contempo ai giovani di mantenere la protesta su binari non violenti. «Non è accettabile che l'unica risposta dello Stato sia un'esplosione di violenza poliziesca», ha tuonato Mélenchon, ricordando che il dovere della politica è ascoltare, non reprimere.
Notre devoir est d'aider et de protéger nos jeunes.
— Jean-Luc Mélenchon (@JLMelenchon) October 3, 2026
J'invite chacun à porter un brassard blanc autour et dans les manifestations du 6 octobre.
Après la mort de Malik Oussekine en 1986, des « Casques Blancs » s'interposaient face à la police pour protéger les étudiants.
Le… pic.twitter.com/PUQn271H5B
Il quadro, del resto, non è solo francese. Spostandoci oltre i Pirenei, la fotografia è identica, cambia solo il tema che ha causato l’eslosione incontrollabile della rabbia. In Spagna la crisi della casa sta generando una rabbia sorda e diffusa, un'impetuosa protesta contro un mercato immobiliare che ha trasformato il diritto all'abitare in un lusso per pochi. Che si tratti di un tetto sulla testa o di un banco di scuola, il denominatore comune è lo stesso: le politiche degli ultimi decenni hanno svenduto il futuro delle nuove generazioni con il pretesto di salvare i bilanci di oggi. Quando in realtà siffatte politicheli hanno addirittura peggiorati.
I sindacati francesi escono dall'ennesimo incontro con il governo a mani quasi vuote. Qualche promessa sugli orari, nulla di concreto sugli investimenti strutturali. E allora i blocchi continuano, si estendono a centinaia di licei e università, alimentati da una rabbia che non accenna a spegnersi. Una professoressa, Camille, davanti al liceo Voltaire lo dice chiaramente: «I ragazzi hanno ragione. Tutto questo è nato da uno sciopero dei docenti, loro hanno solo raccolto il nostro testimone».
Il problema non sono le barricate. Il problema è che il sistema, così com'è, non ha più nulla da offrire loro.


