“Censurata" dai media mainstream italiani il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi che dice: "Non lanciamo bombe contro i terroristi, ma libri".

Passa in sordina anche l’esperto di Anti-terrorismo Peter Knoope, secondo cui le radici del terrorismo continuano a essere ignorate. Il dialogo è necessario

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“Censurata" dai media mainstream italiani il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi che dice: "Non lanciamo bombe contro i terroristi, ma libri".

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di Francesca Morandi
 
“Per sconfiggere i terroristi dell’Isis, lanciamo libri e non bombe”, perché contro il fondamentalismo “si deve eliminare prima di tutto l’ignoranza e in secondo luogo l’ingiustizia sociale. Un’ideologia non si sconfigge con le armi”. Lo ha affermato Shirin Ebadi, che ha partecipato al 14° summit mondiale dei Premi Nobel per la Pace tenutosi lo scorso week-end a Roma. Un incontro di cui si è ampiamente parlato sui media mainstream italiani, dal Corriere della Sera a Repubblica, che si sono però concentrati sulle polemiche relative al Dalai Lama, “ospite scomodo” del convegno, dimenticando, quasi “censurando”, il discorso di Ebadi. 
 
“Per combattere questo gruppo fondamentalista è stata creata una coalizione guidata dagli Stati Uniti che bombarda i terroristi, ma dobbiamo capire che l’Isis non è solo terrorismo. E’ anche un’ideologia sbagliata e non è possibile combattere un’ideologia con le bombe – ha detto la più nota attivista iraniana per i diritti umani e vincitrice dell’ambito riconoscimento nel 2003 -. Servono altre soluzioni, dobbiamo andare alla radice del fondamentalismo: invece di spendere denaro nella guerra, usiamolo per costruire scuole, per diffondere istruzione, perché le persone non si facciano ingannare più dai fondamentalisti”.
 
“Guardiamo a tutti questi anni e tutti questi soldi che sono stati spesi per combattere i talebani. Li abbiamo sradicati? Sfortunatamente no”, ha spiegato Ebadi in un’intervista all’agenzia France Press -. L’Isis è una sorta di ramificazione dei talebani. Non è solo un gruppo terroristico, è anche un’ideologia le cui radici sono l’analfabetismo e l’assenza di giustizia sociale, che vanno sradicate”.  
 
Creare condizioni di sicurezza significa anche tagliare ai terroristi il sostegno da parte delle popolazioni, locali e straniere, che oggi vedono nell’Isis un movimento rivoluzionario, un’ideologia attraente. Come è accaduto in Iraq, dove numerose tribù sunnite sono state determinanti nell’avanzata militare e nel radicamento territoriale del Califfato islamico, che hanno fiancheggiato perché deluse dal governo iracheno dell’ex premier Nuri Al Maliki, accusato di condurre politiche a favore degli sciiti, discriminando i sunniti. 
 
Intervistato dal principale quotidiano egiziano Ahram online, uno dei massimi esperti di terrorismo in Europa,  il diplomatico olandese Peter Knoope, direttore del Centro Internazionale per il Contrasto al Terrorismo (ICCT) presso la Corte penale internazionale con sede a la Hague dallo scorso agosto, sostiene che la minaccia terroristica si combatte affrontando i problemi che colpiscono specifici gruppi religiosi, etnici e politici. Secondo Knoope  le attuali strategie anti-terrorismo sono inefficaci perché  “si focalizzano sul fenomeno piuttosto che sulle cause del problema”  e “tendono a spostare il problema in alcuni luoghi”  spingendo “le organizzazioni terroristiche a usare nuovi metodi”, come quelli mediatici e feroci usati dall’Isis. Estirpare alla radice il terrorismo significa favorire l’inclusione sociale di tutti i gruppi sociali, attraverso processi di riconciliazione politica, in un piano complessivo che metta al centro “la sicurezza umana, che è l’unico modo per combattere il terrorismo” e “solo quando la sicurezza di uno Stato e la sicurezza umana sono sinonimi si arriva, nel lungo periodo, a risultati (di pace)”. 
 
Secondo l’annuale ricerca pubblicata dall’Institute for Economics and Peace sul terrorismo globale (Global Terrorism Index) le vittime del terrorismo sono quintuplicate dagli attacchi dell’11 settembre 2001 ad oggi, nonostante la “guerra al terrore”  lanciata dagli Usa e i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in operazioni antiterrorismo in giro per il mondo. Nel 2000 le vittime del terrorismo sono state 3.361, mentre  lo scorso anno il numero è salito a 17.958.  Negli ultimi 45 anni l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato all’inclusione e alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristi. Appena il 7%  è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare. 

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