Charlie Hebdo, la satira che genera terrore e le colpe del governo francese

Dove finisce la libertà di espressione?

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Charlie Hebdo, la satira che genera terrore e le colpe del governo francese

Maria Murone


Charlie Hebdo continua ad essere motivo di discussione, soprattutto all’indomani della sua prima pubblicazione dopo l’attentato con una nuova vignetta sul profeta dell’Islam e con una tiratura di 3 milioni (contro le precedenti 60 mila copie) in 16 lingue. L’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico ha originato diverse ipotesi e prese di posizioni al riguardo.

Alcuni analisti hanno attribuito la paternità di quest’azione sanguinosa ad Israele, altri agli Stati Uniti, alcuni hanno preso le difese di Charlie Hebdo, altri l’hanno aspramente condannato.

Sinceramente, preferirei una satira che attacca i potenti, più che le religioni, magari proprio quei capi di Stato che hanno sfilato tra le strade di Parigi, noncuranti delle loro mille contraddizioni e veri generatori di terrore. Mi basta pensare alla dichiarazione glaciale del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, che dimenticando i bambini uccisi sulle spiagge di Gaza, ha asserito la volontà di Israele di rispondere con forza agli attentati. Un messaggio di natura guerrafondaia, più che di pace.  E poi la presenza inquietante di Poroshenko, presidente dell’Ucraina, uno Stato la cui parte orientale è imbrattata di sangue innocente.

Mi hanno molto colpito in questi giorni le parole dell’antropologa Amalia Signorelli, la quale si è soffermata sulla vignetta di Charlie Hebdo che recita: “Il Corano è merda. Non ferma neppure le pallottole”. Proviamo a scrivere: “Il Vangelo è merda” . Non credo che un occidentale, neppure un ateo convinto come me, non avrebbe un sussulto nel leggere questa frase. Quell’ateo convinto avrebbe probabilmente un altro sussulto se vedesse un musulmano, che, con un maiale al guinzaglio, dichiara che intende entrare in S.Pietro, perché quello è il posto giusto per i maiali (V. dichiarazioni di intenti rese a suo tempo dall’on. Calderoli). Io sì, ho sussultato. Sono atea; ma non sono un’atea fanatica integralista e cerco di capire che cos’è la religione, anzi che cosa sono le religioni, per coloro che ci credono”.

Secondo Amalia Signorelli “si può, si deve poter, criticare le religioni e le loro caste sacerdotali. E farne oggetto di satira. Sia nelle loro forme estreme, fanatiche, sia anche nelle loro forme quotidiane, non aggressive. Si può lavorare per creare un mondo ateo, se si crede, come è il mio caso, che ne valga la pena.

Ma utilizzare il dileggio, l’insulto rozzo e pesante, il vocabolario escrementizio o postribolare per parlare di religioni, è un’altra cosa. La nostra conclamata libertà di stampa consente di far uso di questi linguaggi per parlare della religione altrui (mai della nostra): ma non ci si dovrebbe stupire troppo se i credenti di quella religione, chiamati in causa, reagiscono. E, quali che siano gli interessi e le pressioni a scala internazionale, quali che siano le strumentalizzazioni politiche e propagandistiche che le loro reazioni subiscono da parte di poteri forti e poco visibili, resta comunque alla base dei comportamenti di coloro che reagiscono, l’offesa subita, l’insulto alla loro dignità e alla loro identità: e di conseguenza il desiderio di vendetta”.

“Non si contrasta il reclutamento dei foreign fighters- aggiunge ancora - scrivendo che il Corano è merda….Non si sdrammatizza, non si sgonfia la rabbia dei fanatici sostenendo che quello dei redattori di Charlie Hebdo è un vigliacco assassinio, mentre le centinaia, migliaia ormai di civili morti sotto i bombardamenti occidentali, sono solo dei side effects della benemerita politica di esportazione della democrazia”.

Tuttavia per Rasul Gudarzi è molto superficiale non speculare sul ruolo del governo francese e sulle sue azioni in questo senso: “Tutto è iniziato con gli atti provocatori del settimanale satirico Charlie Hebdo che ha pubblicato una vignetta con una caricatura del leader dell’IS Abu Bakr al-Baghdadi e che in precedenza si era già contraddistinta per altre illustrazioni simili. In questo contesto, sorge una domanda sulle prestazioni del governo francese che era a conoscenza della situazione delicata e ha permesso di pubblicare nuovamente tali immagini, un chiaro esempio di profanazione di santità religiose. Così, invece di dare la colpa di tutto ai fattori esterni, c’è da cercare la ragione della crisi in Francia, all'interno dello stesso paese, come si evince dalle parole dell'ex primo ministro, Dominique de Villepin, che ha detto: «Lo Stato Islamico è il figlio deformato delle politiche egemoniche e irresponsabili dell’Occidente»; per poi aggiungere che, per lui, queste politiche contraddittorie sono responsabili della proliferazione di attacchi terroristici in tutto il mondo”. 

“Nel frattempo, - continua - l'attore francese e comico, Dieudonné M'bala M'bala, per le sue azioni e i suoi programmi antisraeliani è stato condannato più volte a pagare multe, al punto che rischia di non poter mantenere il posto di lavoro. Non si può dire che il governo francese abbia agito allo stesso modo nei confronti di 'Charlie Hebdo' per far rispettare la libertà di espressione, un diritto che non significa insultare la santità degli altri, come afferma l'articolo 13 della Convenzione americana dei Diritti umani: «Deve essere vietato dalla legge qualsiasi propaganda in favore della guerra e qualsiasi apologia all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla violenza o qualsiasi altra azione simile contro qualsiasi persona o gruppo di persone per qualsiasi motivo, compresi quelli di razza, colore, religione o origine nazionale»". 

L’atteggiamento del governo francese avrebbe creato un clima di terrore e orrore tra gli stessi francesi, e nella comunità musulmana di questo paese. Dopo gli attacchi degli ultimi giorni si sono intensificati aggressioni e atti di violenza contro i luoghi di culto musulmani e contro le persone, sia attraverso l'aggressione fisica o con insulti verbali, scritte sui muri o atti di chiaro carattere islamofobo.

Dal giorno degli attacchi, il Ministero dell'Interno ha contato almeno 54 atti, anche se molti non sono segnalati e quindi non si può fare un statistica precisa. Tutto ciò avverrebbe in un momento in cui il popolo francese mette in discussione l'operato del governo di François Hollande. A tal proposito la marcia di massa che ha coinvolto decine capi di Stato, sarebbe una strategia per distogliere l'attenzione da parte dell’opinione pubblica.

Insomma si potrebbe affermare che questo atteggiamento della Francia nei confronti del radicalismo e del terrorismo si è rivoltato contro la Francia stessa.  

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