Chavez e alti funzionari del governo venezuelano manipolerebbero la giustizia per interessi privati

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Chavez e alti funzionari del governo venezuelano manipolerebbero la giustizia per interessi privati

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L'ex magistrato Luis Velazquez Alvaray ha dichiarato che alti funzionari del governo di Hugo Chavez utilizzano i tribunali per i loro interessi privati, accusando l'ex vicepresidente José Vicente Rangal e il cancelliere Nicolas Maduro di manipolare la giustizia e di essere i mandanti di alcuni assassini.
Velazquez, il quale vive esiliato in Costa Rica, ha affermato che il narcotraffico si è servito del sistema giudiziario e che Rangel, Maduro e altri funzionari hanno ordinato la morte e incarcerato ingiustamente persone ritenute nemiche del regime bolivariano.
Velazquez ha dichiarato, che in più di un'occasione chi ha manipolato la giustizia a proprio piacimento è stato lo stesso Chavez, che avrebbe ordinato a Rangel di far incarcerare la sua rivale Zulia Manuel Rosales, nelle elezioni del 2006. Velazquez stesso afferma di essersi trovato sul punto di morire: "il direttore della DISIP - Direzione Nazionale dei Servizi d'intelligence e Prevenzione, il generale Rangel mi informò che Nicolas Maduro aveva orchestrato un piano nel giorno in cui dovevo andare a difendermi [dalle accuse di corruzione] in Parlamento e che mi avrebbero dovuto prendere in quel momento. La DISIP mi avrebbe dovuto arrestare e il giorno seguente mi avrebbero fatto apparire suicida nelle loro prigioni".
Secondo l'ex magistrato decisioni come queste vengono prese in riunioni in cui partecipano alti funzionari del governo e dove si decide con regolarità sopra la vita, la morte e la libertà di centinaia di venezuelani.
Lo stesso Velazquez afferma di aver parecipato a una di quelle riunioni, prima di essere dichiarato nemico del chavismo e essere convertito nel traditore della rivoluzione. Le parole dell'ex giuidice Alvaray Velazquez non possono che rimandare alle affermazioni simili nei toni e nei contenuti di un altro ex-magistrato venezuelano Eladio Aponte, attualmente in esilio negli USA e fonte preziosa per la DEA americana. 

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