Che fantasia! In Iraq gli americani si rigiocano il jolly delle armi chimiche

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Che fantasia! In Iraq gli americani si rigiocano il jolly delle armi chimiche

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Si torna a parlare dell’esistenza di armi chimiche abbandonate in Iraq dopo la pubblicazione di una lunga inchiesta del giornalista americano, Premio Pulitzer 2009, C. J. Chivers sul New York Times
 
Il fine di Chivers “non è confermare i fondamenti alla base dell’invasione dell’Iraq” - l’accusa a Saddam Hussein di avere un programma attivo per lo sviluppo di armi chimiche - ma denunciare le omissioni da parte del Pentagono sulle avvenute contaminazioni di soldati americani. E gli elementi sono numerosi.
 
Dal 2004 al 2011, documenta il premio Pulitzer 2009, molti soldati americani hanno ritrovato circa 5.000 tra testate missilistiche, proiettili di artiglieria o bombe per aerei con capacità chimiche che appartenevano all'arsenale chimico del regime di Saddam Hussein e, dal 2003, 17 militari Usa e sette ufficiali di polizia iracheni hanno riportato ferite dopo essere stati esposti agli agenti chimici. I soldati non sarebbero stati curati adeguatamente e avrebbero ottenuto anche pochi riconoscimenti dopo che l’Esercito ha intimato loro di non raccontare come erano rimasti feriti.  
 
Dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2011, l'allora presidente americano George W. Bush accusò il leader iracheno Saddam Hussein di portare avanti un programma di sviluppo di armi di distruzione di massa, sebbene gli ispettori delle Nazioni Unite non avessero mai trovato conferme a tale accusa.
 
L’inchiesta del giornalista del Nyt rivela che Hussein disponeva sì di munizioni chimiche, ma non le armi di distruzione di massa che avevano giustificato la guerra di George Bush e, pertanto, il ritrovamento di queste armi è sempre stato tenuto nascosto.
 
Le armi ritrovate erano state fabbricate tutte prima della guerra del 1991 e, qui l’aspetto più imbarazzante, le bombe erano state progettate e assemblate in Occidente e riempite di agenti chimici da compagnie occidentali in Iraq.
 
Chivers prosegue spiegando che “l'analisi di queste testate ribadisce i fallimenti dell'intelligence. In primo luogo, il governo americano non ha trovato ciò che stava cercando al fine di giustificare la guerra, e poi non è riuscito a preparare le sue truppe e il personale medico per le armi scoperte successivamente”.
 
Le armi trovate dai soldati americani in Iraq risalivano tutte agli anni Ottanta, quando l’Iraq di Saddam Hussein combatté una guerra contro l’Iran che, dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, aveva abbandonato il campo occidentale.
 
Considerato un necessario bilanciamento contro l'influenza iraniana nel Golfo, baluardo contro il khomeinismo, l’Iraq di Hussein fu sostenuto e armato dai governi occidentali e sviluppò un programma segreto – conosciuto come “Progetto 922” – per la produzione di centinaia di tonnellate di gas nervino.
 
Ora, e qui forse la parte più interessante e dai possibili risvolti, scrive allarmato Chivers, il timore è che la parte di quell'arsenale non distrutto dagli americani né dopo la Prima guerra del Golfo né dopo il 2003 e la cui eliminazione sarebbe toccata all’Esercito iracheno dopo il ritiro americano nel 2011 possa essere finito nelle mani dell'Isis.

Molti dei ritrovamenti e degli incidenti con armi chimiche, sottolinea il Nyt, sono avvenuti nei pressi dell'impianto di Muthanna, il principale centro del programma della guerra chimica di Saddam vicino a Samarra. Lo scorso giugno il governo iracheno ha denunciato all’Onu che l'impianto, che non è mai stato ripulito, è controllato dai miliziani dell'Is.
 
“Mentre l'Iraq è nuovamente preda della violenza”, si legge sul Nyt, ”e i precedenti guadagni in termini di sicurezza sono crollati in mezzo al conflitto sunnita-sciita e la nascita dello Stato islamico, questa rivelazione illumina sui rischi persistenti provenienti dalle armi chimiche abbandonate del paese”.
 
Il governo degli Stati Uniti dice che le armi abbandonate non rappresentano più una minaccia”, scrive ancora Chivers che poi puntualizza come quasi un decennio di esperienza di guerra abbia dimostrato che le vecchie munizioni chimiche irachene spesso sono pericolose proprio quando vengono riutilizzate per gli attacchi locali in bombe improvvisate, come i ribelli hanno fatto a partire dal 2004”.
 
Ricapitolando: 
 
le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non esistevano ma l’Iraq fu ugualmente invaso in maniera ingiustificata e illegale;
 
ora siamo invece più che certi dell’esistenza di armi chimiche in possesso dei miliziani dello Stato Islamico dal momento che siamo stai “noi occidente” a fornire quelle stesse armi a Saddam Hussein negli anni Ottanta. 
 
Con il piano del presidente Obama di "degradare e distruggere" lo Stato islamico che non ha ancora raggiunto i risultati sperati, cosa dobbiamo aspettarci? Un “intervento umanitario” per impedire che queste armi occidentali siano utilizzate?
 
 

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