Cina e Russia firmano un contratto di currency-swap del valore di 150 mld di yuan

La collusione tra Usa, Europa e ora Arabia Saudita si limiterà a spingere Mosca verso Pechino

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Cina e Russia firmano un contratto di currency-swap del valore di 150 mld di yuan

Se è ormai acclarato che le sanzioni che avrebbero dovuto fare del male solo Putin hanno avuto un impatto negativo soprattutto sull’economia europea, la verità è che anche il Cremlino è in sofferenza, non tanto a causa dell'embargo europeo, ma soprattutto a causa del crollo del prezzo del petrolio, guidato dall’Arabia Saudita, come parte del suo più recente patto segreto con gli Stati Uniti per arrivare alla rimozione di Assad.
 
Un posto dove la Russia è stata colpita più duramente a causa della diminuzione dei prezzi del petrolio, è la valuta, con il Rublo che ha toccato nuovi minimi storici rispetto all'USD su base giornaliera. Negli ultimi dieci giorni, la Banca di Russia è stata costretta ad intervenire sul mercato per oltre 6 miliardi, senza che il rublo ne abbia beneficiato.
 
“Il principale driver per il mercato valutario è adesso per Mosca il prezzo del petrolio”, ha spiegato Dmitry Polevoy, capo economista per la Russia all’ING Group. Il calo del greggio ha "totalmente eclissato" la "notizia rassicurante" che la Russia ha annunciato il ritiro delle truppe dai confini dell'Ucraina.
 
Inutile dire che l'Arabia Saudita è estremamente soddisfatta del risultato, anche se ci si chiede, in che modo l'ex spia del KGB si vendicherà dei principi sauditi. Perché lo farà.
 
Nel frattempo, però, Putin ha altri problemi, il principale dei quali è una diretta conseguenza della crisi valutaria, vale a dire l'inflazione alle stelle, e la fin troppo possibile realtà dei prossimi controlli sui prezzi su prodotti “socialmente rilevanti”.
 
La lettura di queste brutte notizie dovrebbe essere preoccupante per l'economia di tutti gli altri paesi che fanno affidamento sul petrodollari. D'altra parte, però, un’altra lettura suggerisce che la collusione tra Stati Uniti, Europa e ora Arabia Saudita si limiterà a costringere la Russia ad accelerare i suoi legami bilaterali con la Cina, in tutto, dal commercio ai flussi di capitale.  E, in effetti, questo è precisamente ciò che sta accadendo. Come RIA ha riportato durante il fine settimana, “la Cina è pronta ad esportare in Russia prodotti competitivi, come quelli agricoli e le attrezzature per il petrolio e gas, ed è pronta ad importare prodotti di ingegneria russi", come confermato dal vice premier Wang Yang. Prodotti, per i quali la Russia potrebbero pagare sia in rubli o in Renminbi, accelerando così il processo della de-dollarizzazione delle relazioni commerciali bilaterali.
 
“Il fatturato del commercio tra la Russia e la Cina è in aumento ogni anno. Rispetto allo stesso periodo del 2013 è già cresciuto del 6,7 e l’obiettivo è portare il fatturato a 100 miliardi di dollari entro il 2015”.
 
Bloomberg aggiunge che il premier cinese Li Keqiang ha stipulato 38 accordi con l'omologo russo Dimitry Medvedev, in materia bancaria, energetica e tecnologica. E, ciliegina sulla torta, un contratto di currency-swap del valore di 150 mld di yuan (pari a 19 miliardi di euro), siglato dalle banche centrali delle due potenze. La linea di swap, firmata per tre anni ma prorogabili, mira a rendere il commercio bilaterale e gli investimenti diretti più convenienti e promuovere lo sviluppo economico delle due nazioni.
 
Alcuni, come Bloomberg, sostengono che il pivot to China senza precedenti della Russia finirà con il danneggiare il Cremlino. Altri, invece, scommettono su chi rimarrà in piedi: un’Europa in deficit cronico di energia e dipendente dalla Russia, un paese traboccante di risorse naturali, o la Russia, la cui economia sta attualmente vivendo un cambiamento drammatico e doloroso, che cerca di sganciarsi dai Petrodollari e stringe un accordo energetico senza precedenti con la Cina?

Vale la pena riprendere l’argomento fra qualche mesi, conclude ZH, dopo che la situazione economica europea sarà resa più chiara da quello che di sicuro sarà un lungo e freddo inverno.

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