Cina e Russia iniziano a unire il nuovo mondo multipolare
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di Michele Blanco
Il 31 agosto a Tianjin è iniziato il 25° vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), mai come in questa edizione si è presentato come un grande crogiuolo geopolitico in cui relazioni, vecchie e nuove, alleanze, simboli e investimenti convergono unitariamente per disegnare le nuove possibilità del “nuovo ordine mondiale” che da anni comincia ad organizzarsi. Infatti l’organizzazione eurasiatica non aveva mai convocato così tanti leader, tra i quali spiccano indubbiamente Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi, che mirano ad un possibile mondo multipolare e che vogliono il completo superamento dell’egemonia occidentale.
Il presidente cinese ha avuto un ruolo centrale e si è mostrato molto attivo con un discorso che ha chiaramente osteggiato la “mentalità da guerra fredda”, il “bullismo geopolitico” e il dominio unilaterale, offrendo al contempo molte garanzie e aiuti concreti a tutti gli stati intervenuti, sia alla Russia e all’India che a tutti i rappresentanti del Sud Globale. Chiare offerte di prestiti economici convenienti, aiuti e la promessa di una banca di sviluppo SCO, con l’impegno a erogare prestiti per un totale di 1,4 miliardi di dollari nei prossimi tre anni a tutti Paesi membri.
Il presidente cinese Xi Jinping ha spiegato che «Abbiamo una missione importante: costruire un consenso tra tutte le parti», , invitando i partner dell’organizzazione a sostenere i sistemi commerciali multilaterali, con un riferimento chiaro e diretto contro la politica dei dazi avviata da Trump.
In questo contesto è chiaro che la Shanghai Cooperation Organisation (SCO), ambisce a diventare un nuovo snodo mondiale di governance multilaterale, uno strumento per la Cina per contrastare l’ordine mondiale a trazione statunitense. Questo proposito è stato da Putin sostenuto totalmente parlando di «multilateralismo vero» e, soprattutto, di un «nuovo sistema di stabilità e sicurezza in Eurasia». Molto evidente che tra Xi, Modi e Putin l’alleanza, accompagnata dalla celebre immagine dell’“elefante e del drago” al centro del palco, evoca chiaramente una convergenza strategica che, pur sospesa tra alcuni obiettivi divergenti, cerca una traiettoria condivisa.
Infatti le parole di Putin, nell’intervista rilasciata a Xinhua alla vigilia del summit, che si rivela la sua cornice ideale della contesa globale: il presidente russo è tornato a difendere l’Operazione Speciale, definendola una «conseguenza di un colpo di Stato» a Kiev, «provocato e sostenuto dall’Occidente» nel 2014 e ha condannato il costante tentativo «di attirare l’Ucraina nella NATO». Il presidente russo ha anche biasimato la «distorsione della verità storica» sulla Seconda guerra mondiale, la falsificazione dei fatti e la glorificazione dei nazisti, fatta dalla propaganda governativa in Ucraina dopo il 2014.
Inoltre bisogna ben mettere in evidenza la forte rottura tra il leader indiano Narendra Modi e Donald Trump, e l’effetto propulsore che questa separazione ha avuto sul riavvicinamento con Pechino, dopo anni contraddistinti da forti tensioni. Le tariffe dei dazi punitive decise unilateralmente dall’amministrazione Trump, prima un 25% “reciproco”, poi un supplemento fino al 50% come punizione per l’import di petrolio russo, che l’India importa per il suo basso prezzo cosa che in un sistema di mercato capitalistico è perfettamente ovvia, hanno rappresentato la mossa decisiva che ha frantumato anni di fiducia diplomatica tra i governi di India e Stati Uniti.
Ovviamente il governo cinese ha approfittato di questa situazione offrendo aiuto e alleanza all’India. Oggi per Nuova Delhi, Pechino si è presentata come un interlocutore stabile, serio, capace di offrire rinnovato spazio di manovra e forte cooperazione economica, specialmente sulle materie prime strategiche, come i metalli rari.
Questo vertice è anche la scena di una potente dimostrazione di forza e potere visto che a Pechino si terrà la grande parata militare del 3 settembre, in occasione dell’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale nel Pacifico. Quindi sarà una possibilità unica nella quale il governo cinese approfitterà per mostrare la sua forza anche militare, oltre che economica.
Un’occasione anche per Kim Jong-un per tornare alla ribalta dopo un periodo di relativo isolamento, con il suo ultimo viaggio all’estero in Russia nel settembre 2023.
Ricordiamo che la Shanghai Cooperation Organisation è nata nel 2001 con sei Paesi membri e oggi estesa a dieci, con l’aggiunta di India, Iran, Pakistan e Bielorussia, essa è diventata il più esteso blocco regionale al mondo, in termini di territorio, popolazione e crescita economica.
Oltre ai membri effettivi, la SCO comprende anche osservatori (tra cui Afghanistan e Mongolia) e diversi partner (ad esempio Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Cambogia, ecc.), che ne ampliano la portata geopolitica.
Evidente a tutti che il vertice di Tianjin è un chiaro guanto di sfida all’Occidente, con un intento assoluto rilanciare la globalizzazione alternativa, cimentandosi in un “gioco multipolare”.
Il vertice di Tianjin dimostra che la geografia del potere globale non è più bloccata come nel passato. La Shanghai Cooperation Organisation non è più un forum di cooperazione regionale, ma come un nuovo laboratorio politico e, soprattutto, economico, che si intreccia fortemente con la traiettoria geopolitica già intrapresa dai BRICS.
Se a Johannesburg, nel 2023, l’allargamento del gruppo BRICS aveva sancito l’ambizione molto realistica di creare un polo alternativo al G7, a Tianjin quella prospettiva si è arricchita di nuovi utili strumenti: una banca di sviluppo, pacchetti di aiuti mirati, una piattaforma diplomatica capace di attrarre gli Stati del Sud Globale. Chiaro a tutti è l’idea che SCO e BRICS compongono una forte alleanza strategica utile a formare un nuovo mondo multipolare destinata a ridefinire gli standard della cooperazione internazionale, non soltanto sul terreno militare della sicurezza, ma anche in campo tecnologico, energetico, economico e finanziario. Un nuovo mondo composto da Paesi non più subalterni e neanche semplici antagonisti dell’Occidente, ma forti soggetti che rivendicano un posto di rilievo al tavolo delle decisioni globali.
Tra questi Stati che compongono SCO e BRICS la sfida sarà mantenere la coesione interna, trasformando rivalità storiche in cooperazione pragmatica, se non addirittura strategica. Questa possibile convergenza tra SCO e BRICS potrà costituire l’inizio vero di un nuovo equilibrio planetario, in cui le nazioni dell’Asia e dell’intero Sud Globale non saranno dei comprimari utili ad essere sfruttati per le materie prime e la manodopera a basso costo, ma a pieno titolo, protagonisti del futuro del nostro pianeta.

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