Cina. Il riarmo è uno stimolo keynesiano per il mondo, ma i rischi sono troppi

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Cina. Il riarmo è uno stimolo keynesiano per il mondo, ma i rischi sono troppi

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L'escalation tra la Cina ed i paesi limitrofi ha raggiunto una soglia critica e tutte le questioni economiche a questo punto sembrano secondarie. Con la minaccia di Pechino di abbattere ogni velivolo che non rispetterà la sua nuova zona di controllo aereo sul Mar cinese meridionale, Ambrose Evans Pritchard scrive come siamo di fronte ad un momento epocale della storia. Il ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida ha accusato Pechino di “atti profondamente pericolosi e che cambiano unilateralmente lo status quo”, mentre il Segretario alla Difesa Chuck Hagel - che ha ribadito la piena fedeltà all'alleanza con il Giappone - lo ha definito un “tentativo destabilizzante per alterare lo status quo nella regione” ed ha avvisato che gli Usa sfideranno questa nuova scelta. Il Pentagono ha, infatti, dichiarato che i piloti americani difenderanno se attaccati. 
 
Non è chiaro, prosegue il Columnist del Telegraph, se la Cina andrà fino in fondo con questa sua scelta. La controversia sulle isole Senkaku offre un'opportunità perfetta per Pechino per testare la concreta volontà di forzare un conflitto in Asia dell'Amministrazione Obama e la sempre più debole strategia del “Pivot to Asia”. Pechino ha, del resto, potuto osservare che gli Usa hanno recentemente accantonato la decennale alleanza con l'Arabia Saudita per arrivare ad un accordo con l'Iran e potrebbero essere tentati di forzare la mano. In una fase di possibile nuova Guerra fredda, gli effetti collaterali potrebbero essere incontrollabili. Il riarmo ha tirato fuori l'economia mondiale dalla depressione degli anni '30, funzionando come una sorte di stimolo Keynesiano. Potrebbe essere ripetuto.
 
Un riarmo asiatico, prosegue Ambrose Evans-Pritchard, risolverebbe alcuni dei malesseri cronici in occidente, costringendo i paesi orientali a spingere la domanda interna e la Cina sarebbe costretta a ridurre i suoi surplus commerciali. Si tratterebbe di una risposta possibile a quella “stagnazione secolare” che l'ex Segretario del Tesoro Larry Summers ha paventato nei giorni scorsi o alla “trappola di liquidità”. Ma bisogna sempre stare attenti a quello che si desidera: si rischia una collisione di poteri di proporzioni epocali. 
 
La corsa agli armamenti in Asia è iniziata da poco, ma è chiaramente a buon punto: la Cina ha lanciato il suo primo velivolo drone, conosciuto come Sharp Sword; sta sviluppando portaerei sofisticate e la sua “Two-Ocean-Strategy” implica una flotta di cinque sei batterie di nave per ogni porzione di mare. Anche il Giappone si sta riarmando ed ha già, nonostante le limitazioni costituzionali, una forza marina de facto. Gli ufficiali nipponici sono pronti a combattere se necessario ed a difendere la sovranità delle isole contese con la Cina nel mar cinese meridionale. 
 
Evans-Pritchard utilizza poi la crisi di Agadir del 1911, lo stallo tra la Germania imperiale e l'entente franco-inglese negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, per sottolineare i pericoli che il mondo sta attraversando. Il Kaiser Guglielmo inviò la sua flotta in Marocco per impedire la conquista da parte di Parigi e con l'obiettivo di provare a Londra di essere disposta ad arrivare fino in fondo. La crisi fu una sconfitta diplomatica per la Germania, ma gli eventi successivi furono una catena catastrofica fino al 1914. Agadir ha generato un profondo senso di rabbia in Germania e la consapevolezza che il Regno Unito fosse da allora un nemico. 
 
L'America è oggi più o meno nella stessa posizione dell'impero inglese dell'epoca. Una mossa falsa nel mar cinese meridionale potrebbe cambiare il mondo per sempre. “Se non sei ancora preoccupato, dovresti”, conclude così il Columnist del Telegraph.

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