Cina. Nel 2030 il paese avrà bisogno di 130 milioni di lavoratori
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Le riforme lanciate dal neo presidente Xi Jinping a termine del Terzo Plenum, sono per la Cina la proposta di riforma più radicale degli ultimi trent'anni. Con l'alleggerimento di una serie di controlli sociali e, riducendo le leggi medioevali hukuo sulla mobilità dalle campagne, Pechino, sostiene Ambrose Evans-Pritchard oggi sul Telegraph, ha dato il via all'affermazione definitiva di un'economia di consumo di libero mercato.
Il Partito comunista ha promesso di rompere il monopolio delle aziende di stato, eliminare il controllo delle corti da parte dei governi locali, alleggerire i controlli sui prezzi e permettere la convertibilità dello yuan nel nome di un'”economia mista di proprietà”. Inoltre, verrà ridotta la legge del figlio unico vigente dagli anni '70 ed aboliti i capi “rieducativi” di prigionia. Si tratta di tutte promesse di riforma importanti, ma ora, come sostiene anche Wang Tao di UBS, il test reale per il Partito comunista risiede nell'attuazione pratica, per non ripetere “il decennio perso” dal lato dei cambiamenti dell'era Hu.
Il presidente Xi ha promesso di dare alla Cina un nuovo modello di sviluppo in tempo per evitare “la trappola della classe media”. Secondo diversi critici, tuttavia, la contraddizione di un'ulteriore spinta di libero mercato e la decisione di mantenere la struttura politica leninista del partito non è gestibile nel lungo periodo ed a breve la leadership dovrà compiere una scelta.
L'elemento che più preoccupa Pritchard è la crisi demografica in atto in Cina: la forza lavoro è diminuita di 3 milioni lo scorso anno ed il Fmi ha dichiarato che nei prossimi anni vi sarà un vero e proprio crollo e nel 2030 il paese avrà bisogno di 130 milioni di lavoratori. In questo contesto, l'alleggerimento della legge del figlio unico potrà dare i suoi primi risultati solo tra 20 anni.


