Claudio Marano, una vita per le sofferenze del Burundi e poi calunnie infami

Una storia maledetta, che odora di menzogna per "colpire un Centro che ha 44.450 inscritti, giovani da 16 a 30 anni, abituati a vivere insieme, in pace e in fraternità"

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Claudio Marano, una vita per le sofferenze del Burundi e poi calunnie infami

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di Augusto Rubei

In queste giorni alcuni organi di stampa - citando i media africani - hanno riportato pesanti accuse nei confronti di Claudio Marano, un missionario saveriano che ha dedicato la sua vita alle difficoltà del Burundi.
 
Io ho avuto la fortuna di conoscerlo un paio di anni fa, in occasione di un’intervista che pubblicai su La Repubblica, nella quale descrivevo la sua opera a Bujumbura, vale a dire il Centro Giovani Kamenge: uno dei più grandi spazi di ritrovo messo in piedi nei quartieri nord della capitale dall'anno precedente al colpo di Stato che rovesciò il primo governo democraticamente eletto di Melchior Ndadaye.
 
Oggi il centro riunisce 44.450 inscritti. E’ una città di pace, in una regione dov’è stato seminato odio per decenni. Marano ne è il coordinatore da 25 anni: lo ha pensato e realizzato lui, insieme a giovani e adulti, donne e bambini, che ogni giorno provano a dimenticare. Una guerra durata 13 anni e costata la vita a 300 mila persone.
 
In un Paese come il Burundi, però, dove ancora oggi l'80% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno, il buio non scompare mai. Ed ecco che Claudio Marano, un uomo coraggioso e senza peli sulla lingua, un padre nel vero senso della parola spinto nel 2013 a scrivere una lettera a Papa Bergoglio per chiedergli aiuto e sostegno a nome del Centro Giovani Kamenge, viene tirato in ballo sull'uccisione delle tre suore italiane a Bujumbura, notizia finita a settembre su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali.
 
A chiamarlo in causa sarebbe stato Juvent Nduwimana, un agente dei servizi segreti del Burundi che all'emittente privata Radio Publique Africaine ha detto di aver fatto parte di un commando responsabile degli omicidi assoldato dal generale Adolphe Nshimirimana. Secondo Nduwimana, Marano “è stato visto in un locale pubblico (un bar, ndr) a parlare con persone che successivamente hanno decretato la condanna a morte delle tre religiose”.
 
Una storia maledetta, che odora di menzogna, di calunnia. Per una serie di motivi. Il primo perché questo tale 007 ha deciso di raccontare la sua testimonianza a una emittente radiofonica invece che a un magistrato. Il secondo perché, guarda caso, la sua testimonianza giunge alla vigilia del voto presidenziale. Il terzo perché colpire coloro che lavorano per la pace è il modo migliore per screditare la speranza di un futuro democratico e continuare a portare avanti i propri loschi affari.
 
Padre Marano dev’essere profondamente turbato, tant’è che in queste ore mi è giunta una sua smentita. Contiene parole sincere: “ E’ il classico trovarsi in un posto sbagliato in un momento sbagliato - scrive -. Io sono andato una sera nel ristorante dell’allora padrone della polizia segreta del Burundi per incontrare un mio operaio. Lui era là a bere una birra con sua moglie. Volevo parlare con lui di lavoro e mi ha invitato a restare. Sono stato 5 minuti e poi sono ripartito. Da li tutto è partito per dire che io ho partecipato all’incontro dell’uccisione delle suore”.
 
Il missionario spiega che si è voluto “colpire un Centro che ha 44.450 inscritti, giovani da 16 a 30 anni, abituati a vivere insieme, in pace e in fraternità. Ora, per esempio stiamo raccogliendo le firme con l’ONU perché i giovani si impegnino a non usare la violenza prima, durante e dopo le elezioni. Veramente, è stato un colpo magico. Ma è stato pagato caro. Il tipo che mi ha accusato è già in prigione, cinque giornalisti della radio si sono dimessi. Questo è tutto nel gioco delle elezioni. La radio è in mano all’opposizione. Hanno voluto colpire la Chiesa e il Centro, soprattutto. Così impariamo a parlare di pace”.
 
Io non so quale siano le fonti che abbiano mosso la giornalista de Il Fatto Quotidiano Giusy Baioni a pubblicare un articolo talmente diffamante contro padre Marano (posso immaginare sia caduta vittima delle falsità dei servizi segreti burundesi). Proprio lei, che si definisce sul suo blog “innamorata d'Africa e diritti umani” avrebbe potuto fare una chiamata al Centro Giovani Kamenge (il numero di telefono si trova sul sito web ufficiale) e chiedere un chiarimento, una posizione, una smentita. Non lo ha fatto. E’ stata una sua scelta, che non condivido, nonostante nemmeno io abbia la verità in tasca. In tasca infatti ho solo il ricordo di un uomo che mi mandò a quel paese dopo due minuti di conversazione dicendomi “il Centro è la mia vita, se ti mando dei documenti, anche se sono 100 pagine, mi fai il piacere di leggerle”.
 
Aveva ragione. Perché Claudio Marano, 64 anni, ha una storia da raccontare.  Nei 13 anni di guerra civile il suo Centro ha vissuto momenti di terrore e disperazione. I quartieri sono diventati luoghi di esibizione. L'area si trasformò in una gigante trincea dove Hutu e Tutsi combattevano la loro appartenenza. Gli puntarono addosso una mitragliatrice, lo sequestrarono deridendolo. Oggi combatte per un Paese dimenticato dal mondo. Solo per questo, merita rispetto.
 
Fonte: MicroMega

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