"Con il Blitz di ieri, Draghi potrebbe aver perso la Germania". Ambrose Evans-Pritchard
Da Afd a Die Linke, tutta la Germania è in rivolta contro le decisioni della Bce
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Mario Draghi ha ottenuto uno spettacolare trionfo. Lo scrive Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, scrivendo come il suo programma di acquisto da 60 miliardi di euro al mese di misure di Quantitative Easing sconfigge la resistenza della Bundesbank tedesca, vale a dire il principale creditore della zona euro. E' grande abbastanza per fare la differenza economica, ma, prosegue il Columnist del Telegraph, l'azione shock-and-awe da parte della Banca centrale Europa (BCE) è avvenuta tre anni dopo del necessario e in un momento storico in cui si è permesso alla zona euro di entrare in deflazione e sul baratro della recessione triple-dip.
Il fatto che la Bce, al sesto anno dopo che il mondo aveva iniziato la ripresa post-Lehman, sia stata costretta ad una misura di tale portata è un'ammissione esplicita che la politica scelta fino ad oggi è stata completamente sbagliata. La decisione, sottolinea Evans-Pritchard, avviene sei anni dopo che si è permesso la creazione di una disoccupazione di massa che ha sconvolto l'Europa del sud, ha fatto uscire dal mondo del lavoro una generazione intera, creato paure di isteresi, e abbassato la traiettoria di crescita e produttività a quasi 25 anni fa. Il Pil della zona euro sta ancora marcendo ben al di sotto del picco pre-Lehman, con la produzione industriale che è scesa di 24 punti in Italia, tornando ai livelli del 1980.
Adam Posen, a capo del Washington's Peterson Institute, ha dichiarato che il blitz del QE è grande, ma non così come si possa credere. "Farà un po' di differenza. Ma non sarà sufficiente per sconfiggere le forze deflattive. Ma per il grado di azione di Draghi è stata una buona cosa”, ha dichiarato. “Alla fine, 1,1 trilioni di euro per i prossimi 18 mesi nella zona euro è un terzo di quello che la Bank of England o la Federal Reserve hanno fatto in circostanze similari”, ha dichiarato.
I limiti di queste azioni così tardive, prosegue Evans-Pritchard, sono note: i tassi d'interesse sui titoli di stato sono già al livello più basso dal 1300 ad oggi: la Bce non può forzare a scendere ulterioremnte, anche se Draghi ha dichiarato trionfalmente che comprerebbe debito con tassi negativi, sollevando allarmi da parte di giornalisti tedeschi. La decisione è una chiara sfida al Consiglio decisionale della Bce – definibile come un cartello dei paesi latini – e apre la via ad un nuovo capitolo della storia della zona euro. Questa “rivolta latina” viola il contratto sacro della zona euro, vale a dire che la Germania offriva la stabilità del marco e la credibilità della Bundesbank ad una condizione: la Germania non sarebbe mai stata contrariata su una posizione monetaria di particolare importanza.
Ora l'irritazione non è solo in Germania. "I contribuenti olandesi non dovrebbero essere responsabili del debito italiano", ha dichiarato in una nota il partito liberale VVD. Non c'è dubbio che ci sarà da monitorare nei prossimi giorni per capire come si svilupperà la protesta dei falchi e con quale veemenza.
Draghi ha anche detto che la decisione di condividere il 20% del rischio attraverso acquisti collettivi è stato presa in "consenso", termine eufemistico per dire disaccordo. E' abbastanza, sottolinea Evans-Pritchard, per irritare coloro che negli stati creditori si oppongono ad ogni “trasferimento monetario” attraverso la mutualizzazione del debito. Ma allo stesso tempo, significa che l'80% dei titoli saranno comprati dalle banche centrali nazionali a loro rischio e pericolo sovrano, radicando quella sorta di "ciclo di feedback negativo" che i leader europei avevano promesso di porre fine nel 2012. Si tratta di un chiaro passo indietro verso la frammentazione.
La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato a Davos che l'indipendenza della Bce deve essere rispettata, ma anche lanciato un monito preciso quando ha precisato che le sue azioni debbano avvenire nel rispetto della legge europea.
Draghi per questo ieri ha precisato come primo punto che il QE è “uno strumento di politica monetaria legale” per l'Europa. La battaglia vera si giocherà all'interno della Corte costituzionale tedesca, dove Peter Gauweiler ha già promesso di adire la principale corte del paese per una sentenza di legalità della scelta di Drghi. Sentenze precedenti della Corte hanno messo in chiaro che le questioni di scala sono rilevanti: maggiore è, maggiori sono le perdite nella politica fiscale e la violazione delle prerogative di bilancio del Parlamento tedesco. E' una questione delicata: la Corte ha stabilito che nessun organo sovranazionale può usurpare i poteri di bilancio del Bundestag, senza colpire al cuore la democrazia del paese. Questa battaglia legale si trascinerà a lungo.
Nel'immediato, sottolinea il Columnist del Telegraph, il blocco latino all'interno della Bce, dopo l'entrata in deflazione e la contrazione del Pil nominale con traiettorie del debito ormai fuori controllo, ha fatto quello che avrebbe dovuto fare tre anni prima.
Quello che è in gioco oggi è il consenso politico della Germania per il progetto europeo. Bernd Lucke, leader del partito anti-euro AfD, ha definito la decIsione di Draghi: “un atto di disperazione e l'introduzione degli eurobond dalla porta di servizio” da parte della Bce. I cristiani sociali della Bavieria sono furiosi. “Con questa decisione, la Bce ha oltrepassato il Rubicone", ha dichiarato il leader parlamentare Angelika Niebler. Il ministro delle finanze bavarese Markus Soder ha poi dichiarato: “acquisti illimitati ai bond sovrani minacciano di buttare giù l'intero sistema”. A sinistra, anche Die Linke ha criticato la sentenza, definita un regalo agli “insiders”: sottrae, infatti, i risparmi delle classe più povere per permettere ai “ricchi di divenire sempre più ricchi” falsando i prezzi delle azioni.
Draghi potrebbe aver salvato l'Italia dalla trappola debito-deflazione, questo sarà il tempo a dirlo. Potrebbe aver anche garantito un altro anno o due per l'Europa del sud di tranquillità prima che l'ascesa dei partiti radicali e critici spazzino via le elites statali dalla scena politica. Ma, così facendo, la Bce, conclude il Columnist del Telegraph, rischia di perdere la Germania.


