Con il cuore con Tsipras. Nella speranza che non tradisca il suo elettorato (tutte le popolazioni dell'Europa del sud)
Syriza dovrà arrivare fino in fondo nel rispetto del suo programma. Il suo tradimento sancirebbe definitivamente la fine della democrazia in Europa
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“Se pensi che sia pericoloso per paura di quello che un partito di sinistra radicale potrebbe comportare al resto della zona euro, allora dovresti ripensare il livello della vostra informazione”. Lo scrive sul suo blog Simon Wren-Lewis, che sottolinea come il partito d'opposizione Syriza ha nel suo programma la riduzione del carico del debito fiscale del paese, una decisione che permetterebbe alla Grecia di ripartire e ai creditori del paese di evitare il rischio di perdere tutti i loro investimenti con un default.
Dopo che ha ottenuto un surplus di bilancio, prosegue l'economista, Atene è ora in una posizione negoziale più forte rispetto ai creditori ed è proprio il momento in cui solitamente si raggiungono accordi per la riduzione del debito. I creditori subiscono delle perdite, ma è sempre meglio di quello che accadrebbe con una cancellazione di tutti i debiti.
I creditori, prosegue Simon Wren-Lewis, si potrebbero giocare la carta di lasciare che la Grecia esca dalla zona euro, ma è una minaccia che non proviene da un eventuale governo Syriza, il quale non avrebbe nessuna intenzione di lasciare l'Euro. Se poi dovesse dichiarare il default sul debito per l'impossibilità di raggiungere un accordo, si potrebbe anche arrivare ad un'uscita. Ma, sottolinea l'economista, nessuno ha mai spiegato chiaramente come il resto della zona euro potrebbe costringere la Grecia ad uscire dall'euro senza compromettere l'indipendenza della Bce.
Ma, anche ammettendo che sia un'ipotesi concreta, a chi gioverebbe questa minaccia? L'espulsione della Grecia nel momento in cui vuole rinegoziare il suo debito sarebbe una “cosa stupida”. Innanzitutto i creditori, prosegue sempre Simon Wren-Lewis, perderebbero tutto, perché chiaramente il paese dichiarerebbe un default completo; inoltre, investitori e mercati potrebbero iniziare a temere un effetto domino sugli altri paesi della periferia. E quindi questa minaccia paventata di un Grexit in caso di vittoria di Syriza serve ad impedire che gli altri paesi della periferia possano seguire l'esempio della Grecia.
Ma, anche ammettendo che sia un'ipotesi concreta, a chi gioverebbe questa minaccia? L'espulsione della Grecia nel momento in cui vuole rinegoziare il suo debito sarebbe una “cosa stupida”. Innanzitutto i creditori, prosegue sempre Simon Wren-Lewis, perderebbero tutto, perché chiaramente il paese dichiarerebbe un default completo; inoltre, investitori e mercati potrebbero iniziare a temere un effetto domino sugli altri paesi della periferia. E quindi questa minaccia paventata di un Grexit in caso di vittoria di Syriza serve ad impedire che gli altri paesi della periferia possano seguire l'esempio della Grecia.
Anche se in Germania sono “stupidi e crudeli” a sufficienza da suggerire ora un'uscita dalla Grecia, non è concepibile per il resto della zona euro (o il FMI) permetterglielo. In realtà riducendo il debito fiscale della Grecia (e probabilmente degli altri paesi periferici) si farebbe un bene comune a tutta la zona euro. La Grecia sarebbe in grado di diminuire le politiche d'austerità che hanno avuto un impatto disastroso, con conseguenze economiche e sociali drammatiche. I paesi del centro e il Fmi potrebbero almeno riparare parzialmente agli errori fatti dal 2010 al 2012 nel primo default ritardato ed il fallimento di imporre un deafult completo è un errore che ora anche il FMI riconosce. I contribuenti tedeschi potrebbero essere incoraggiati a comprendere che dal 2010 il problema non è stata l'intransigenza greca, ma le azioni del loro governo nel tentativo di cercare di proteggere le loro banche e nell'imporre un'austerità irrealistica. Come anche detto da Thomas Piketty, conclude l'economista, Syriza “vuole costruire un'Europa democratica, che è proprio quello di cui abbiamo bisogno”.
Rispetto a quest'analisi di Simon Wren-Lewis sintetizzata qui sopra, due sembrano i punti deboli principali. In primo luogo, l'errore di considerare allo stato attuale del dibattito ancora un'ipotesi concreta la possibilità di un'uscita solidale, coordinata e negoziata, nel momento in cui la Germania ha chiarito in tutte le lingue dell'Ue (e le dichiarazioni recenti di Merkel, Schauble e Weidmann dimostrano che lo stesso varrà anche per il futuro) di voler tutelare solo gli interessi dei suoi istituti creditizi esposti nel sud, anche a costo di radere al suolo paesi e gettare nella povertà diffusa intere popolazioni. Se Syriza e Tspiras, cui va tutto il nostro sostegno e tutta la speranza di vittoria per le elezioni del prossimo 25 gennaio, dovessero tener fede al programma elettorale e all'impegno preso con l'elettorato, dovranno presto alzarsi da un tavolo negoziale che di fatto non esiste perché i diktat di Berlino, Bruxelles e Francoforte sono stati, sono e saranno (quelli si) irreversibili. A quel punto Tsipras dovrà prendere una via diversa che non potrà non essere quella del default e del ritorno ad una moneta nazionale. Ed in quel momento i paesi del sud dovranno offrirgli tutto il sostegno e la protezione necessaria per rendere la prima fase di transizione meno dolorosa possibile. In caso contrario - vale a dire l'ipotesi di tradimento verso il suo elettorato e una scelta servile come quella fatta in passato verso la Troika da Papandreou e soprattutto Samaras - Tsipras, come ha sottolineato molto bene Jacques Sapir recentemente, sarebbe responsabile di un tradimento non solo verso il suo elettorato, ma verso tutta l'Europa del sud distrutta dalla partecipazione alla zona euro.
Il tradimento di Tsipras e non il suo voler raggiungere compromessi irrealizzabili - e questo è il secondo punto di critica all'impianto teorico di Simon Wren Lewis - comprometterebbe forse irremediabilmente la democrazia in Europa. Se vuole costruire un'Europa democratica, infatti, un governo Syriza dovrà arrivare fino in fondo nel rispetto del suo programma. Un altro Papandreou o un altro Samaras al potere ad Atene sarebbe molto probabilmente fatale anche per la battaglia di libertà, civiltà e democrazia di tutti i partiti critici dell'attuale architettura istituzionale europea nel resto dell'Europa del sud. Parliamo solo di quei partiti, come il caso di Syriza, non delegittimati da anni di potere e di compromessi con le lobby corporativo-finanziarie. Chi ha partecipato a distruggere il continente ed ora per opportunità politica si dichiara un pentito di circostanza non può nutrire nessuna credibilità qualunque sia la sua posizione. Con il cuore con Tsipras, nella speranza che non tradisca il suo elettorato, vale a dire tutte le popolazioni dell'Europa del sud.


