Consulta-Violante: "Un Parlamento di ineleggibili non può che eleggere altri ineleggibili". Paolo Becchi
1962
Dopo la diciassettesima fumata nera in Parlamento per il rinnovo dei giudici della Corte Costituzionale, fallisce anche la presunta intesa per uno “scambio” di voti sulla coppia Violante-Caramazza. Nonostante questo, come scrive Paolo Becchi sul Fatto, il Pd si ostina a presentare Luciano Violante, che non possiederebbe i requisiti previsti dalla Costituzione per ricoprire la carica alla Consulta, quando le soluzioni per uscire dall'impasse si chiamano al momento solo Rodotà e, soprattutto, Imposimato.
L’art. 135 della Costituzione, infatti, prevede che i giudici della Corte siano scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio. Nel caso di Violante, egli è stato sì professore ordinario, ma fino al 2009, anno in cui è andato in pensione.
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Cosa accade in una democrazia quando nessuno custodisce i custodi, quando membri ineleggibili di diritto possono comunque essere di fatto eletti? Il caso di Violante dimostra che ormai la “casta” è talmente chiusa in se stessa da non riuscire neppure a trovare un singolo candidato “pulito”. Un Parlamento composto da ineleggibili non può che eleggere altri ineleggibili. Il dato politico essenziale resta, però, che la forza politica che ha ottenuto il 25,55% dei voti alla Camera, che rappresenta in Parlamento 1/3 degli italiani, che costituisce l’unica opposizione reale nel Paese, è stata esclusa – attraverso il patto tra Renzi e Berlusconi – da ogni possibilità di far valere i diritti che le spettano in quanto minoranza all’interno delle istituzioni. Dopo la Presidenza della Camera e quella del Senato, i due partiti di governo – Pd e Forza Italia – si stanno spartendo anche il Csm e la Corte Costituzionale. Anche a costo di accordarsi su candidati ineleggibili, anche a costo di “forzare”, ancora una volta, il testo costituzionale e sperare nella protezione della Consulta.
Che fare? Il MoVimento deve continuare ad opporsi. Deve continuare a denunciare questo cancro che divora la nostra democrazia, fino a costringere Pd e Forza Italia a proporre, finalmente, nomi e candidati che offrano reali garanzie di imparzialità. Perché allora non portare alla Corte Costituzionale Stefano Rodotà, professore emerito di Diritto Civile, o Ferdinando Imposimato, Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione? I partiti quanto pensano di poter tirare la corda, di poter andare avanti, a forza di fumate nere e candidati ineleggibili?


