Continua la mattanza in Ucraina: sette politici filorussi morti in due mesi

E dov'è ora l'Occidente che solo due mesi fa condannava con forza l'omicidio di Boris Nemtsov?

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Continua la mattanza in Ucraina: sette politici filorussi morti in due mesi

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di Eugenio Cipolla

Chissà in quanti ricordano cosa successe quasi due mesi fa, quando a Mosca, praticamente sotto il Cremlino, Boris Nemtsov, politico d’opposizione caduto ormai in disgrazia, venne freddato da un killer con diversi colpi di pistola. Allora l’Occidente si mosse con tutti i mezzi a propria disposizione per denunciare “l’ennesimo” omicidio di un esponente dell’opposizione russa, incolpando chiaramente Vladimir Putin, nonostante le molte incongruenze del caso che L’Antiplomatico vi ha già raccontato.
 
Ma se con alcuni l’Occidente è così “premuroso”, con altri è piuttosto permissivo, tanto da coprire, o ridimensionare, episodi abbastanza inquietanti. Ieri sera a Kiev, per esempio, è stato assassinato Oleg Kalashnikov, 52 anni, ex deputato del Partito delle Regioni di Viktor Yanukovych, l’ex presidente ucraino deposto durante la rivolta di Maidan. L’uomo è stato ucciso da diversi colpi di arma da fuoco sul pianerottolo di casa sua, esplosi, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, da due persone al momento non ancora identificate.
 
Kalashnikov è stato uno tra i più attivi nel coordinamento e nella gestione del movimento Anti-Maidan, nato al Mariyinsky Park di Kiev in risposta all’ondata di proteste scoppiate nel febbraio 2014 contro Viktor Yanukovych, dopo che l’Ucraina aveva rifiutato di firmare l’accordo di associazione con l’Ue.
 
Al momento gli inquirenti stanno seguendo diverse piste, ma si dà ormai per certo che la sua uccisione sia legata a motivi politici. Nelle ultime settimane, in concomitanza con la cerimonia per il 70esimo anniversario della vittoria sovietica sui nazisti, Kalashnikov aveva ricevuto diverse minacce: «Ricevo continuamente minacce di morte per il mio appello a festeggia il 70esimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Queste minacce e questi sporchi insulti sono diventati una norma nell'Ucraina di oggi occupata dai nazisti».
 
La morte di Kalashnikov non è una morte qualunque. E’ il settimo politico filorusso ucciso in meno di due mesi in Ucraina. Prima di lui era toccato ad Oleksandr Peklushenko, ucciso con un colpo di pistola alla gola, Stanislav Melnyk, ritrovato morto nel bagno di casa con ferite d’arma da fuoco, Mykhaylo Chechetov, ex vice presidente del Partito delle Regioni suicidatosi misteriosamente dal diciassettesimo piano di un palazzo, Sergei Valter, impiccatosi in condizioni ancora tutte da chiarire, Oleksandr Bordyuh, trovato morto in casa sua e Oleksiy Kolesnik, ex capo del governo regionale di Kharkiv anch’egli impiccatosi.
 
Non è finita qui. Oggi, sempre a Kiev, attorno alle 13 (le 12 in Italia), è stato ucciso il giornalista Oles Buzhina. Noto per le sue posizioni filorusse, Buzhina è stato assassinato, proprio come Kalashnikov, da diversi colpi d’arma da fuoco sulla porta di casa. Si era da poco dimesso da direttore del quotidiano Segodnya, di proprietà dell’oligarca Rinat Akhmetov. Nel 2012 aveva corso per un posto in Parlamento nelle file del partito filorusso. «E’ un assassinio di matrice politica e non è la prima volta che accade in Ucraina», ha detto Vladimir Putin, a margine della “Linea diretta”, l’annuale conferenza stampa che lo vede impegnato a rispondere alle domande dei cittadini russi. 

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