Continua la strage di civili in Siria. Molti bambini fra le vittime secondo i ribelli.
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Nonostante gli sviluppi diplomatici e la dichiarazione di Assad di essere pronto ad accettare il piano di Kofi Annan, la violenza nel paese non si placa. Secondo la Commissione di locale di coordinamento, il principale organo di monitoraggio dei ribelli, nella giornata di giovedì i morti sarebbero stati almeno 60, tra cui 6 bambini, 4 donne e 6 persone morte dopo aver subito torture. Particolarmente colpita soprattutto la provincia nord-orientale di Idlib, sotto assedio dall'inizio del mese, dove cinque civili (tra cui una donna ed un bambino) sarebbero rimaste uccisi in un raid dell'esercito governativo vicino al villaggio di Maaret al-Numan; oltre alla provincia di Hama, il quartiere di Tblisa a Homs e quello di Zabadani nella periferia di Damasco.
Secondo stime delle Nazioni Unite, almeno 9 mila persone sarebbero morte dall'inizio della rivolta. Per gli attivisti si tratterebbe di oltre 10 mila. Eduardo del Buey, portavoce di Valerie Amos, sottosegretario alle questioni umanitarie delle Nazioni Unite, ha affermato che circa un milione di siriani necessitano di assistenza immediata.
Nonostante il bollettino di morti non possa essere verificato in modo indipendente per l'assenza di giornalisti nelle aree più colpite, le violenze in corso dimostrano come i passi intrapresi dalla diplomazia siano inefficaci e nella migliore delle ipotesi tardivi.


