Cooperazione navale e deterrenza: cosa rivela l'ultima missione congiunta di Cina e Russia
Dall'attraversamento degli stretti strategici alle esercitazioni congiunte, la missione evidenzia l'evoluzione dell'asse militare sino-russo e il suo impatto sugli equilibri dell'Indo-Pacifico
Si è concluso con l'arrivo a Vladivostok il pattugliamento marittimo congiunto realizzato dalle marine militari di Cina e Russia, un'operazione durata diciassette giorni che conferma il crescente livello di integrazione tra le forze navali dei due Paesi e la volontà di rafforzare la propria presenza nelle principali rotte del Pacifico nord-occidentale, come evidenzia il quotidiano cinese Global Times.
La task force era salpata il 13 luglio da Qingdao, nella provincia cinese dello Shandong, attraversando una serie di stretti di grande rilevanza strategica, tra cui Miyako, Vries (o Etorofu) e Soya, prima di raggiungere il porto russo sul Pacifico. Nel corso della missione le unità hanno operato nel Pacifico occidentale, nel Mare di Ochotsk e nel Mar del Giappone.
Il gruppo navale era composto dai cacciatorpediniere lanciamissili cinesi Kaifeng e Anshan, dalla nave da rifornimento Kekexilihu e dalla corvetta russa Rezky. Durante la navigazione sono state svolte esercitazioni che hanno incluso atterraggi incrociati di elicotteri sulle rispettive unità, operazioni antiterrorismo, simulazioni di soccorso umanitario, ispezioni e abbordaggi in mare, oltre a scenari di combattimento costruiti sulla base della situazione tattica rilevata in tempo reale.
Secondo il Ministero della Difesa cinese, il pattugliamento rientra nel programma annuale di cooperazione militare tra Pechino e Mosca e ha l'obiettivo di migliorare le capacità operative congiunte e la risposta alle minacce alla sicurezza marittima. Le autorità cinesi hanno inoltre precisato che l'attività non è collegata agli sviluppi dell'attuale situazione internazionale o regionale.
L'edizione di quest'anno presenta però alcune novità significative. Per la prima volta è stato reso pubblico il passaggio attraverso lo stretto di Vries, tra le isole di Iturup e Urup, un corridoio marittimo che collega il Mare di Ochotsk con il Pacifico nord-occidentale. Secondo analisti militari cinesi, la rotta scelta amplia sensibilmente il raggio operativo rispetto alle precedenti missioni e, qualora le unità rientrassero attraverso lo stretto di Tsushima, completerebbero un'intera circumnavigazione dell'arcipelago giapponese.
Proprio il percorso della pattuglia viene interpretato in Cina come una dimostrazione delle crescenti capacità navali di Pechino e Mosca. Diversi esperti sostengono infatti che il transito attraverso questi passaggi strategici dimostri come la cosiddetta "prima catena di isole", il sistema di contenimento promosso dagli Stati Uniti insieme ai propri alleati nel Pacifico, non rappresenti più un ostacolo insormontabile per le due marine.
Secondo questa lettura, la possibilità di operare regolarmente attraverso gli stretti che collegano il Pacifico ai mari circostanti costituisce un elemento essenziale per garantire la libertà di accesso alle principali linee di comunicazione marittima e rafforza le capacità strategiche di Cina e Russia ben oltre le rispettive acque costiere.
Pechino sottolinea inoltre che tutti i transiti sono avvenuti nel pieno rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), evidenziando che gli stretti di Miyako, Soya e Tsushima sono vie di navigazione internazionale.
La missione ha suscitato proteste da parte del Giappone, che ha contestato un'esercitazione a fuoco effettuata da una nave cinese in quella che Tokyo considera la propria zona economica esclusiva attorno all'atollo di Okinotori. Il Ministero degli Esteri cinese ha respinto le accuse, sostenendo che Okinotori debba essere classificato come uno scoglio e non come un'isola ai sensi dell'UNCLOS e che, di conseguenza, non possa generare una zona economica esclusiva.
Gli esperti militari cinesi ritengono che i pattugliamenti strategici congiunti non rappresentino più eventi eccezionali ma un appuntamento stabile della cooperazione tra Pechino e Mosca. La prospettiva indicata è quella di un ulteriore incremento delle esercitazioni congiunte, non soltanto in mare ma anche nello spazio aereo, con operazioni integrate sempre più frequenti.
Sul piano operativo, la missione ha visto l'impiego di alcune delle più moderne unità della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione, tra cui un cacciatorpediniere Type 055, un Type 052D e una nave logistica Type 903A. Secondo gli analisti cinesi, questa formazione è in grado di garantire difesa aerea e navale, capacità di attacco di precisione, autonomia logistica e operazioni a lungo raggio.
Le simulazioni di combattimento svolte durante il pattugliamento vengono infine presentate come un segnale di deterrenza verso eventuali attività di sorveglianza ravvicinata condotte da unità straniere. Secondo gli esperti cinesi, gli scenari addestrativi hanno dimostrato la capacità della task force di reagire rapidamente a provocazioni, interferenze e situazioni di crisi, consolidando ulteriormente la cooperazione militare tra Pechino e Mosca in una regione sempre più centrale negli equilibri strategici globali.


