Corsi e ricorsi della storia. Le disuguaglianze sociali e salariali
di Federico Giusti
Ogni qual volta si parla dell'Italia pensiamo che l'attrattività del paese sia dovuta al clima ameno, al buon cibo, alle bellezze naturali e paesaggistiche, a una qualità della vita decisamente migliore di altri paesi, a servizi socio sanitari funzionanti.
Sarà il caso di rivedere questo giudizio fin troppo benevolo che potremmo ormai considerare uno stereotipo alla stessa stregua di pizza e mandolino ogni qual volta ci riferiamo all'area napoletana.
Se molti giovani scappano all'estero qualche segnale di malessere avrebbe dovuto essere percepito: dai bassi salari all'ascensore sociale fermo, dal mancato riconoscimento delle professionalità, con ridotte prospettive di carriera alle croniche carenze di asili nido pubblici senza dimenticare il numero chiuso negli atenei e la debacle della ricerca universitaria.
I dati OCSE palesano la erosione del potere di acquisto salariale, hanno confrontato le retribuzioni italiane (costo del lavoro per occupato dipendente a tempo pieno) con quelle di altri Ue evidenziando un grande divario, acuitosi da 30 anni a questa parte. E una buona parte dei nuovi lavori presenta contratti part time con cui non si arriva in fondo al mese.
Un recente rapporto CNEL si è soffermato sul raffronto tra i salari italiani e quelli di nazioni attrattive verso le quali maggiori sono i flussi migratori , ebbene la dinamica salariale resta tra le principali causa della disaffezione dei giovani al loro paese
Cosa spinge le imprese a retribuire poco i loro dipendenti? La certezza che lo Stato si sostituirà loro nel compito di accrescere il potere di acquisto dei salari (in maniera comunque inadeguata e insufficiente) attraverso interventi fiscali atti a ridurre le tassazioni, peccato che rispetto al passato proprio il fisco non sia più equo e progressivo.
Rischiamo di ripetere sempre gli stessi concetti ma davanti alla riduzione delle aliquote fiscali, agli sgravi e alle detassazioni dovremmo chiederci chi pagherà un giorno i servizi sociali in assenza di risorse donate nel frattempo alle imprese (rinunciando a sicuri introiti da investire nel welfare)
Negli ultimi anni è stata la contrattazione collettiva causa della austerità o moderazione salariale quando invece rappresentava la garanzia per arrestare la erosione del potere di acquisto, i livelli retributivi nel settore privato evidenziano discreti e crescenti andamenti retributivi nelle aziende di medie e grande dimensioni, nelle piccole il divario salariale va invece crescendo,
La perdita salariale è vistosa invece in tutta la PA. Parlando a Radio Grad con Giacomo Gabbuti, ricercatore di Storia economica e curatore del bel libro edito da Laterza Non è giusta L'Italia delle disuguaglianze, esce fuori una realtà composita, le disuguaglianze sono molteplici, per dirne una in Italia si pagano ben poche tasse per le eredità con l'accumulazione delle ricchezze in poche mani e senza che nel frattempo l'ascensore sociale abbia ripreso a muoversi, fermo da lustri si porta dietro l'ereditarietà stessa delle condizioni sociali .
Chi oggi beneficia di un buon tenore di vita è assai probabile abbia ereditato dai genitori questa condizione sociale e possa a sua volta trasmetterlo ai propri figli.
Chi oggi frequenta un liceo e non un istituto tecnico, nella maggioranza dei casi almeno, avrà genitori provenienti dalle stesse scuola, esistono le eccezioni ma questa è la regola in un paese sostanzialmente fermo. Tra i luoghi comuni ritroviamo l'idea che il ventennio fascista sia stato benevolo per le classi lavoratrici, ebbene i salari impiegarono 15 anni per ritornare ai livelli antecedenti la marcia Roma giusto a confutare l'ennesima semplificazione su quel periodo storico, la grande depressione del 1929 si abbattè sui redditi italiani un po' come accaduto nel 2008 con la crisi dei mutui.
Il riferimento al fascismo è voluto perchè in quei 20 anni non solo venne soppressa la democrazia nel paese ma l'opera repressiva iniziò proprio dai luoghi di lavoro bruciando prima le sedi sindacali e poi mettendo fuori legge i sindacati stessi. L'accanimento di esponenti dell'attuale Governo ricorda quell'atavico odio del passato contro le classi lavoratrici, un odio tipicamente reazionario che oggi si manifesta in forme diverse (non crediamo che la Meloni voglia mettere fuori legge il sindacato per capirci) ma sempre funzionali all'indebolimento della conflittualità del lavoro, e dei lavoratori, contro il capitale e la speculazione finanziaria.
E quando le istanze della classe lavoratrice sono deboli si registra la erosione del potere di acquisto e di contrattazione, le istanze sociali arretrano. la democrazia langue e le disuguaglianze riprendono a crescere.
Ripetiamo il concetto per non essere travisati: non equipariamo Meloni a Mussolini limitandoci solo a spiegare la stretta connessione tra austerità salariale e aumento delle disuguaglianze sociali, l'acuirsi delle speculazioni finanziarie in tempo di crisi economica e il ricorso all'economia di guerra come elemento salvifico che poi , in caso di sconfitta militare, si presenta nella veste della catastrofe.
https://www.cnel.it/Portals/0/CNEL/Comunicazione/CnelRapportoGiovani.pdf?ver=2025-12-01-142759-597
https://eticaeconomia.it/le-disuguaglianze-economiche-in-italia-durante-il-regime-fascista/
https://eticaeconomia.it/non-e-giusta-litalia-delle-disuguaglianze/
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Fulvio Grimaldi, da Figlio della Lupa a rivoluzionario del ’68 a decano degli inviati di guerra in attività, ci racconta il secolo più controverso dei tempi moderni e forse di tutti i tempi. È la testimonianza di un osservatore, professionista dell’informazione, inviato di tutte le guerre, che siano conflitti con le armi, rivoluzioni colorate o meno, o lotte di classe. È lo sguardo di un attivista della ragione che distingue tra vero e falso, realtà e propaganda, tra quelli che ci fanno e quelli che ci sono. Uno sguardo dal fronte, appunto, inesorabilmente dalla parte dei “dannati della Terra”.

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