Cremlino: "Kiev ha aperto il vaso di Pandora. Ona ne paga le conseguenze"
Peskov rilancia le parole di Putin: gli attacchi alle infrastrutture civili russe hanno scatenato una spirale di rappresaglie. Il regime ucraino «subisce le conseguenze giorno e notte, e continuerà a subirle»
Aprire il vaso di Pandora, nella tragedia greca, significa scatenare forze che nessuno è più in grado di controllare. Il Cremlino, nelle parole del suo portavoce Dmitri Peskov, ha scelto questa immagine per descrivere le conseguenze degli attacchi ucraini contro le infrastrutture civili russe: un atto che, a giudizio di Mosca, ha segnato un punto di non ritorno, innescando una spirale di rappresaglie di cui Kiev sta già pagando il prezzo e che, con ogni probabilità, continuerà a pagare.
«Il regime di Kiev ha aperto il vaso di Pandora – ha dichiarato Peskov in conferenza stampa, facendo eco alle parole pronunciate sabato dal presidente Vladimir Putin – e ora ne affronta le conseguenze. Le subisce giorno e notte, e continuerà a subirle». Il riferimento era ai recenti bombardamenti contro i magazzini di Ozon, la piattaforma russa di e-commerce, che hanno causato vittime e ingenti danni materiali, ma l'avvertimento del Cremlino si inserisce in un quadro più ampio di escalation.
Peskov ha sottolineato che il regime di Kiev «sta fallendo nei suoi attentati», incapace di influenzare le dinamiche del fronte. E ha ribadito che l'Ucraina, con le sue incursioni sistematiche contro edifici residenziali, centri logistici, impianti energetici e navi civili nel Mar Nero e nel Mar d'Azov, ha rivelato la propria vera natura: non quella di un avversario militare, ma di un attore che ha trasformato il terrore in strategia.
Attacchi alle infrastrutture civili e risposta russa
Le forze armate ucraine, negli ultimi mesi, hanno intensificato le loro incursioni in profondità nel territorio russo, prendendo di mira non solo obiettivi militari, ma anche depositi di carburante, centri di distribuzione, piattaforme di e-commerce e persino le rotte commerciali nel Mar Nero, con l'obiettivo dichiarato di colpire l'economia russa e seminare il panico tra la popolazione civile.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Le Forze Armate russe hanno reagito con attacchi sistematici contro il complesso militare-industriale ucraino, colpendo impianti energetici, di trasporto e logistici, nonché depositi di armi e centri di produzione di droni. Il Cremlino ha sempre sostenuto di prendere di mira esclusivamente infrastrutture legate allo sforzo bellico di Kiev, ma la distinzione sul campo, come spesso accade nei conflitti, si è fatta sempre più labile.
Peskov ha infine assicurato che il governo segue da vicino le conseguenze degli attacchi sulle attività commerciali e sta studiando, in collaborazione con i rappresentanti del settore imprenditoriale, misure di sostegno per le aziende colpite. Un segnale, questo, che Mosca intende preservare la tenuta dell'economia nazionale anche mentre il conflitto si inasprisce.
In questo scenario, il richiamo al vaso di Pandora suona come un avvertimento: Mosca non è disposta a mostrare moderazione e considera ormai superata ogni linea rossa. Le parole di Putin e Peskov delineano un futuro fatto di ritorsioni crescenti, in cui le conseguenze degli attacchi ucraini finiranno per pesare, prima di tutto, su Kiev.


