Crisi euro-zona: Merkel ribadisce che "non ci sarà solidarietà senza controlli"

Ribadita la posizione tedesca su rigore e politiche d'austerità, mentre la speculazione internazionale concentra la sua attenzione sull'Italia

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Crisi euro-zona: Merkel ribadisce che "non ci sarà solidarietà senza controlli"

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Non cambia la posizione della Germania sul rigore e le politiche di austerità che i paesi europei devono continuare a conservare per usufruire degli aiuti europei. In un'intervista alla Zdf, il cancelliere Angela Merkel ha infatti sostenuto che non ci sarà solidarietà in Europa, senza controlli. “Se si ha una moneta comune, questo significa, naturalmente, che oltre ai vantaggi ci sono degli obblighi e che le decisioni politiche di ogni singolo membro hanno effetto sugli altri Paesi. Dobbiamo avere un'Europa più impegnata sul rigore e si deve dare alle istituzioni europee più potere di agire contro chi non rispetta le regole. Un controllo che sia vincolante e che non permetta di violare facilmente le regole che ci siamo imposte”. Fugando qualsiasi dubbio interpretativo la Cancelliera dopo aver riconosciuto che “si è sulla buona strada” per uscire dalla crisi, ha subito ribadito: “Qualunque tentativo di dire che siamo solidali ma senza controllare nulla, senza alcuna contropartita, non avrà alcuna possibilità con me o con la Germania”. Merkel ha infine ricordato come “le forze della Germania non sono infinite e noi come l'Europa affrontiamo una competizione mondiale che dobbiamo vincere per mantenere il nostro benessere. Questo é ciò che mi guida e per questo, si debbono cambiare alcune cose, anche con durezza, in Europa”.
Dopo che anche la Spagna si è piegata a chiedere gli aiuti europei per il salvataggio delle banche nazionali, tutta l'attenzione della speculazione internazionale è ora spostata sull'Italia. In un'intervista al giornale tedesco Spiegel, il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, ha spiegato che nessuno dei leader dell'Eurotower "si aspetta che l’Italia possa aver bisogno di aiuti"dal momento che "se richiedesse un salvataggio dovrebbe sottoporsi alle regole di supervisione esistenti". Fino alla ratifica dello Esm da 500 miliardi di euro, l'Unione europea dovrà fare affidamento soltanto su quanto resta dello Efsf: dei 440 miliardi di euro stanziati inizialmente, 130 sono già stati impegnati per il salvataggio della Grecia, 85 per quello dell’Irlanda, 80 per quello del Portogallo e fino a 100 per il sostegno delle banche spagnole. Di fatto l'avvio operativo del fondo "salva Stati" permanente è già slittato al primo di agosto, pur restando ancora legato alle ratifiche parlamentari. A Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Mario Monti ha chiesto il via libera prima della pausa estiva dei lavori. Più complessa la situazione in Germania dove, prima che il trattato possa essere portato davanti al Bundestag, la Merkel dovrà aspettare che la Corte Costituzionale di Karlsruhe si esprima su migliaia di ricorsi che ne mettono in dubbio la costituzionalità. L'Alta Corte tedesca non cede alle pressioni del governo e annuncia che ci vorranno quasi due mesi prima di un verdetto sulla compatibilità del fondo con la Carta fondamentale del Paese: la pronuncia avverrà il 12 settembre. Si tratta di un passo indietro per il Meccanismo di stabilità, che avrebbe già dovuto vedere la luce questo mese. 

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