Crisi in Siria: monito della Lega Araba ad Assad ma niente misure incisive
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Sul caso siriano, la diplomazia internazionale non riesce ad andare oltre mere dichiarazioni formali. I leader della Lega Araba riuniti a Baghdad hanno intimato giovedì al presidente Assad di attuare il piano di pace in sei punti proposto dall'inviato congiunto con le Nazioni Unite Kofi Annan. “Immediatamente e completamente”, questi i termini utilizzati dai leader arabi. Il piano dell'ex Segretario delle Nazioni Unite prevede il rilascio dei prigionieri, un cessate il fuoco nelle zone più colpite, l'ingresso degli aiuti umanitari, il libero movimento garantito ai giornalisti e l'inizio di un serio dialogo politico. La risoluzione approvata dalla Lega Araba chiede inoltre alle opposizioni di unirsi in unico gruppo politico.
Il leader siriano, che martedì aveva dichiarato di essere pronto ad accettare il processo di pace proposto da Annan, ha inviato una lettera ai leader del Brics riunitesi a Nuova Delhi, in cui ha precisato i termini della sua possibilità di negoziare. Secondo quanto riporta l'agenzia di stato Sana, infatti, Assad ha scritto “sulla necessità di interrompere l'invio di armi ed il finanziamento dei movimenti terroristi", come premessa al dialogo. Nel frattempo ad Istanbul, i rappresentanti delle opposizioni siriane si sono incontrate per cercare di appianare le dispute interne prima dell'arrivo dei ministri degli esteri occidentali per la seconda conferenza di "Friends of Syria".
Il vertice della Lega Araba è stato anche il tentativo dell'Iraq di tornare ad essere una potenza regionale dopo la partenza delle truppe americaned. Nel suo discorso, il premier iracheno Nuri al-Maliki, ha scoraggiato la possibilità di armare i ribelli. "In base alla nostra esperienza in Iraq, tale opzione aprirebbe un conflitto regionale e forse internazionale”. Al summit ha partecipato lo sceicco Sabah al-Ahmed al-Jaber al-Sabah, nella prima visita di un leader del paese dall'invasione di Saddam nel 1990. Resta alto comunque lo scetticismo verso il premier iracheno, sciita in una regione dominata dai sunniti.


