Il non papello del Ministro della Difesa è solo la punta dell'iceberg, la realtà invece, ben più complessa, è uscita durante la question time alla Camera nel novembre scorso, con cui Crosetto ha presentato il piano complessivo della strategia nazionale cyber che acquista un ruolo nevralgico per la difesa italiana.
Un mondo decisamente complesso tra algoritmi, calcoli quantistici, tecnologie avanzatissime che coinvolgono direttamente matematici, fisici,ingegneri, informatici, la militarizzazione dello spazio informatico è già realtà.
E si capisce la ragione per la quale fondazioni legate a imprese di Armi, multinazionali e piccole aziende impiegate nel settore bellico siano alla ricerca di studenti, ricercatori da includere nei progetti di ricerca.
L'università pubblica non potrà competere con privati disposti a versare ingenti risorse, prima gli atenei sono depotenziati, poi lasciati senza fondi indispensabili, si disinveste nelle politiche del personale, perfino negli strumenti di lavoro e alla fine, in condizioni di assoluta debolezza, la struttura pubblica non sarà più competitiva ed attrattiva finendo con il richiedere essa stessa aiuti al privato.
Abbiamo spiegato in poche parole quanto sta accadendo nella ricerca e nel mondo universitario, le responsabilità sono di lungo corso e includono l'attuale esecutivo di destra ma anche governi tecnici e di centro sinistra.
In attesa del ripristino della leva, e di nuove norme che rivedano il sistema delle regole in materia di difesa, cambierà anche la struttura normativa di riferimento: il Ministro Crosetto, nel settembre 2025, ha annunciato un Decreto di legge che tarda ad arrivare per la guerra in Iran. Molti si chiedono quale sia l'effettivo peso dell'Italia in Europa e negli scenari mondiali, dal tenore delle comunicazioni e dei documenti ufficiali risultiamo tra i paesi allineati con i voleri statunitensi senza nutrire alcun dubbio perfino in materia di diritto internazionale, In questi giorni, un inserto del quotidiano Il Foglio, ricordava che i primi ad avere violato quanto resta del diritto internazionale sono stati Iran e Russia, eppure prima di scatenare un conflitto il presidente Trump avrebbe dovuto effettuare un passaggio al Congresso.
Se dovessimo obiettare alle tesi del giornale diretto da Claudio Cerasa potremmo ricordare che al posto del diritto internazionale vige solo lo strapotere del più forte che decide senza regola alcuna. Se oggi è sempre più difficile discernere tra tecnologie civili e militari la dimostrazione è data dalle Forze armate chiamate a intervenire direttamente nel cyber spazio anche in tempo di pace, al di fuori di scenari di guerra, con attacchi informatici mirati e riconoscendo alla difesa e all'intelligence dei diritti tanto vasti da stridere in prospettiva futura con la stessa idea di democrazia alla quale eravamo abituati.
Sarà sufficiente il ricorso alla segretezza e alla sicurezza nazionale ed internazionale per accrescere l'autonomia operativa e decisionale, un obiettivo mai sconfessato nel corso del tempo. Lo Stato deve potere rispondere con le stesse armi alle minacce non convenzionali, siamo certi che una frase siffatta potremmo trovarla in rete e attribuibile a politici di lungo corso, per questo si è parlato di impunità per agenti e militari nello svolgimento del loro lavoro come anche del ricorso ad hacker di stato.
Se cresce la minaccia e la conflittualità ibrida in Europa, ogni mezzo diventerà lecito per salvaguardare la tenuta economica e la coesione del paese? Da qui ad ipotizzare una strategia internazionale che rimuova parte delle regole nazionali il passo è breve, giusto a ricordarlo a quanti sul sovranismo hanno costruito carriere politiche e successi elettorali. Potremmo dire che l'Italia arriva in ritardo rispetto ad altri paesi, ad esempio Usa, Francia e GB ma anche alcuni stati dell'est europeo, tuttavia se sta già lavorando per colmare i ritardi.
La sicurezza informatica, la deterrenza cyber è un ambito complesso dove le tradizionali differenze tra civile e militari vengono meno, tanta attenzione riservata a questi aspetti è dettata dall'apporto delle competenze d’intelligence e operative proprie delle forze armate, da unire alle conoscenze specialistiche del mondo accademico, industriale. La prossima tappa è la trasformazione degli ordini giuridici, una riorganizzazione delle forze armate e l'avvento delle tecnologie duali. Si tratta di capire come approcciarci a questi cambiamenti epocali, prima di essere travolti muoviamoci almeno a difesa di quanto resta della democrazia
Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.
Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.
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