Da Al-Qaida allo Stato Islamico (IS): le ragioni dietro la trasformazione di Boko Haram in Nigeria

Possibile che Francia e Usa valutino l'ipotesi di un intervento militare come in Mali, cavalcando l'onda della lotta al terrorismo

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Da Al-Qaida allo Stato Islamico (IS): le ragioni dietro la trasformazione di Boko Haram in Nigeria

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di Augusto Rubei

Due bambine imbottite di esplosivo e mandate al martirio, a Maiduguri e Pitskum. Avevano circa 10 anni. Boko Haram le ha fatte saltare in aria in due affollatissimi mercati del paese. Così, nel nord della Nigeria, è calato definitivamente il buio dopo che nei giorni scorsi il gruppo aveva portato a termine un'altra violenta offensiva, nelle stesse ore dei fatti di Parigi, che potrebbe esser costata la vita a duemila persone.
 
Gli attacchi sono solo gli ultimi di una lunga serie e mirano ad allargare geograficamente i confini del califfato proclamato lo scorso agosto dal leader di Boko Haram, Abubakar Shekau. Almeno a lui non è mai piaciuto andarsene in giro con una Mercedes Benz da decine di migliaia di dollari, com'era invece consueto fare il suo predecessore, Mohammed Yusuf.
 
Proprio al suo attuale leader Boko Haram deve la scalata mediatica nel palcoscenico internazionale. È Shekau, per primo, che inizia a modellare la dottrina ideologica e militare dell'organizzazione: avvia una campagna di reclutamento di jihadisti nel Ciad (oggi il gruppo conta almeno 10 mila combattenti), stringe legami con i cugini di Ansaru in Camerun, lo scorso 24 agosto trasferisce il quartier generale da un piccolo villaggio lungo il confine con il Niger a Gwoza, nello Stato di Borno, dove cementifica il potere del gruppo. Quindi apre alla costruzione di un'entità statale vera e propria, intenzionata più a un'occupazione stabile del territorio che al saccheggio e alla diffusione del terrore. Lo fa rivedendo anche il sistema infrastrutturale della regione: butta giù strade e ponti, piazza mine intorno al perimetro di Borno, chiude qualsiasi accesso esterno al califfato. Insomma, si costruisce un'isola su terra, una fortezza impenetrabile.
 
La scelta geografica di Borno non è casuale. Ci sono due fattori chiave che rievocano un certo fascino: innanzitutto Borno è uno Stato povero, con la qualità della vita più bassa di tutta la Nigeria; poi è un'area dove era già in vigore la sharia e l'ideologia takfirista è ben radicata.
 
[Carta di Laura Canali]
 
Nel bel mezzo della guerra di brand che ha coinvolto l'universo jihadista, Shekau dev'essersi trovato di fronte a un bivio: scegliere tra al Zawahiri e al Baghdadi, tra al Qaida e lo Stato Islamico (Is), tra il vecchio e il nuovo. Lui decide di guardare avanti e proiettare Boko Haram in una nuova dimensione, non più locale e votata alla lotta contro i valori occidentali e il cristianesimo (Boko Haram significa letteralmente "l'educazione occidentale è peccato"), ma globale. Comprende fin da subito che, per diventare grande, il gruppo deve concorrere all'espansionismo dell'Is senza rivaleggiare con quest'ultimo.
 
Coordinarsi diventa indispensabile per stringere rapporti che svincolino la milizia anche dai finanziamenti (mai dichiarati) provenienti da Aqmi, vale a dire al Qaida nel Maghreb Islamico. Ecco, forse, il perché delle bambine-kamikaze e dell'ultimo massacro, mentre la Francia è ancora in lacrime. Per ricordare al mondo che la formazione è viva e vuole continuare a crescere.
 
Boko Haram ha preso molto in prestito dallo Stato Islamico. Dopo averlo pubblicamente sostenuto, ha iniziato a emularlo, a partire dal logo. Il tradizionale vessillo del gruppo (due kalashnikov incrociati e il Corano al centro) viene sostituito dalla "rayat al-`uqab" (bandiera dell'aquila), soprannominata la bandiera nera del jihad dagli osservatori occidentali e già sventolata in tempi non troppo lontani da al Qaida, al Shabaab, dall'Unione delle Corti Islamiche e, appunto, dallo Stato Islamico.
 
Boko Haram la mostra per la prima volta il 1° novembre in un video diffuso su YouTube. Le immagini ritraggono una decina di miliziani schierati e quattro Suv militari. Sono di una qualità migliore rispetto ai filmati precedenti, perché a produrle è un'agenzia di comunicazione nata nel 2013 e specializzata nella promozione dei gruppi terroristici sui social, la "Ghuraba' Media Foundation". Il ricorso a esperti per il montaggio video significa che l'organizzazione inizia a stanziare maggiori fondi per migliorare la qualità della sua comunicazione. Significa che le decapitazioni dell'Is, le tuniche arancioni indosso ai prigionieri e le recite montate ad arte con l’ausilio di ostaggi-giornalisti hanno una chiara influenza su Shekau.
 
A metà novembre l’emiro si presenta al pubblico in un nuovo filmato. Questa volta in una moschea, vestito da imam, mentre recita un sermone ai suoi seguaci. Non era mai accaduto prima che Shekau si mostrasse in un luogo di culto. Le riprese ricordano maldestramente il video di al Baghdadi con cui fu annunciata la nascita del califfato in Iraq e Siria, anche se il tentativo di imitazione risulta goffo. I primi piani del volto di Shekau sembrano essere stati studiati nei dettagli e avere uno scopo preciso: dimostrare l'autenticità del personaggio dopo le numerose indiscrezioni sulla sua morte.
 
Boko Haram e altri gruppi jihadisti si sono avvicinati all'Is con tanto entusiasmo essenzialmente per un motivo: i soldi. In ogni forma di criminalità il denaro ha sempre un peso e lo Stato Islamico, oggi tra le organizzazioni terroristiche più facoltose in termini economici, stanzia da diversi mesi finanziamenti puntuali a coloro che manifestano volontà di affiliazione al califfato. Lo scopo è creare network e aumentare progressivamente la propria legittimità nel mondo arabo, sfruttando il vuoto lasciato dai qaedisti e in particolare da Ayman al Zawahiri, che negli ultimi anni ha apparentemente trascurato i gruppi jihadisti provenienti dalle aree periferiche del mondo musulmano, tra cui Boko Haram.
 
Osama bin Laden era solito sostenere la nascita di nuove milizie. Le considerava delle "start-up" dal grosso potenziale commerciale. Così era accaduto con gli indonesiani di Jemaah Islamiah (oggi evoluti nel Mujahideen Timor Indonesia), autori dei bombardamenti di Bali nel 2002. O con i separatisti islamici delle Filippine, Abu Sayyaf. Ayman al Zawahiri, invece, fa un compromesso al ribasso, in vista di un nuovo piano che agli analisti risulta tuttora poco chiaro.
 
Boko Haram ha sicuramente potenziato la sua forza militare e logistica dal 2009, dimostrando una chiara capacità di evolvere la propria ideologia seguendo le principali tendenze. Nel 2015 il gruppo è destinato a mantenere questa traiettoria.
 
Con le elezioni presidenziali di febbraio e la rinascita di movimenti reazionari nella regione del Delta del Niger, ricca di petrolio, non è da escludere che Francia e Stati Uniti valutino l'ipotesi di un intervento militare come in Mali, cavalcando l'onda della lotta al terrorismo.
 
Per Abubakar Shekau sarebbe l'occasione per dimostrare finalmente la forza di un’organizzazione che sta diventando a immagine e somiglianza dello Stato Islamico.

Articolo già pubblicato su Limes

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